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Donald D



Parlare di Local Hero quando si tratta di un personaggio come Donald D è onestamente riduttivo.

Ne convengo.

Emigrato dal Bronx fino a S. Donnino, Donald è un veterano del microfono che ha attraversato tutte le età dell’hip hop riuscendo a rimanere a galla reinventando sempre sé stesso.

La sua carriera principia con un gruppo, i B-Boys, con i quali incide un buon numero di singoli (“Girls” pt 1 e 2 e “Stick up kid”) di cui almeno un paio fondamentali (“Rock tha house” ed il ricercato “2-3 Break”).

Messosi in luce nella New York degli anni ’80, Donald si accasa presso una major (la Sony) ed entra a far parte della Rhyme Syndicate (con Coolio ed Everlast, tra gli altri) di Ice-t.

“Ho ricevuto un assegno da 500mila dollari dalla Sony. Per me era qualcosa di incredibile, ricordo che chiamai mia mamma a New York per darle la notizia. Ma le major non sono aziende… sono delle banche. I soldi che ti danno, in realtà sono un prestito: te ne danno un po’ perchè tu li faccia fruttare.”

Gli anni di collaborazione con Ice-T e la Sony segnano il momento di massima visibilità per la carriera di Donald D ma anche, per alcuni versi, la sua fine.
Nel giro di due anni pubblica due dischi “Notorious” del 1989 e “Let the horns blow” due anni dopo. Contemporaneamentete però le controversie nate col brano “Cop Killer” del ’92 ad opera dei Body Count di Ice T spinge l’industria musicale a mollare gli artisti.

“Fu un periodo difficile. Let the horns blow uscì prima in Europa dove andò molto bene ma ebbe incredibili difficoltà ad essere pubblicato negli States.
Prima il disco fu rimandato a causa di alcuni problemi legati ai samples che avevo utilizzato. Fummo scaricati dalla Sony e mi accasai presso la Warner Bros.
In seguito a L.A. scoppiarono i disordini legati al pestaggio di Rodney King da parte di alcuni agente del LAPD. In città c’era il caos e io non potevo uscire di casa per andare in studio a finire il disco. Ci fu la grana di “Cop Killer” e ricordo bene Charlton Heston che fece pressioni pubblicamente alla Time Warner per chiudere la loro sezione hip hop.”

Purtroppo lo fecero.

“Persi il mio contratto e assieme a me tanti altri grandi artisti come Big Daddy Kane o BizMarkie. Iniziai allora a comporre musiche per film e videogiochi e andai in Giappone dove collaborai con parecchi dj. Tra questi Krush, Yutaka e Honda. Poi il destino mi ha portato in Italia, a Firenze, dove vivo con mia moglie e mia figlia. Io sono spesso in giro per l’Europa e da qui mi è più facile muovermi rispetto agli States.”

Nel futuro di Donald D c’è un disco “This is hip hop” che uscirà verosimilmente tra febbraio e marzo dell’ anno prossimo su etichetta Slam Jamz (quella di Chuck D) ed un tour con KRS-One. “Sarà pieno di ospiti: ci saranno Chuck D, Ice-T, Bizmarkie, Sha Rock dei Funky Four +1, Akil dei Jurassic 5 e Sparky D. E potrebbero esserci anche altre sorprese..”

(Sadat X e Chip Fu, ma io non ve l’ho detto.)

Nel futuro prossimo di Donald D invece c’è il concerto al Ginger Zone di stasera.

Ore 22. Ingresso gratuito.

E a condire il tutto Long Bridge All Starz e Black M.

PS,

(Finto) Piccola postilla che invita alla riflessione.

Non cambierei nulla di quello che ho fatto. Questa vita mi ha permesso di non lavorare! (ride) Sono riuscito a viaggiare per il mondo, crearmi una vera e propria carriera e conoscere alcuni dei miei miti come Melle Mel o Grandmaster Caz. L’hip hop per me è sempre una cosa nuova, non importa che direzione prenderà. Non provo rancore verso il nuovo hip hop come fanno altri miei colleghi. Non mi aspetto che Lil’ Wayne faccia quello che ho fatto io: lui non è cresciuto guardando Kool Herc mixare nel parco. Piùttosto quello che contesto è il fatto che tutti suonino allo stesso modo.
L’hip hop, in fondo, è questione di stile.

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