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Bar Argentina



È da un pò di anni che la mia vita ha preso una strana piega…

Weekend sempre più lunghi si vanno alternando a brevi serate di riposo; in pratica la partenza del consueto scialo fine settimanale è stata anticipata dal consueto giovedì/venerdì al mercoledì, con conseguenze disastrose sul mio fegato e sulle mie finanze.

Teatro di tale maratona del nonsense alcoolico è una barrettino situato sui viali all’angolo con Via della Mattonaia, l’Argentino, per gli amici L’Arge.

Spesso mi sono chiesto cosa cazzo facessi tutto sbronzo a un’angolo dei viali il Mercoledì sera, invece di fare come tutti i cristiani del mondo ovvero routine da ciabatta, divano, piumozzo e film pacco del block buster.

E spesso mi sono anche chiesto come cazzo hanno fatto due ragazzi X, di una città da defibrillatore come Firenze ha tirare su un punto di incontro fisso dove si riunisce la gente più variegata che come me si è già rotta le palle di stare in casa dopo il riposo del leone, ovvero il non weekend del lunedì e del martedì…

Le ragioni principali secondo me sono 3:

In primis la location, ovvero il bar in se per se. Il Bar Argentina non è nulla di più nella struttura di un barraccio come tanti. 6 metri per 6, bancone bello lungo per appoggiarci comodamente i gomiti, e posizione strategica sui viali che lo rendano un pit stop obbligatorio per imbenzinarsi duro prima di scorribande varie in centro.

In secondo i ragazzi che lo gestiscono, ovvero il comandante supremo Dario, posizionato strategicamente alla cassa, sempre pronto a cianare amichevolmente con tutti e che ti accoglie nel suo locale con un enfasi che ti fa sentire immediatamente a casa. Praticamente ti ricrea la situazione da divano, piumotto del cazzo e film marcio, tanto familiare a chiunque, solo che sei al bar, col piumino e ti stai scolando il 3° long island…
E poi cè IL barman, ovvero mr. Gianlu, che dopo anni di conoscenza sa già cosa vuole tal tizio a tal ora senza che nessuno debba chiederglielo. Telepatia? Conoscenza estrema della clientela? Non si sa. So solo che quando arrivo al banco dopo 1 negroni, 2 vodka lemon e una scarica infinita di tequile ringrazio dio di non aver bisogno di articolare verbo per continuare a bere, anche perchè molto spesso non nè uscirebbe che un biascichio incomprensibile!

Poi il resto vien da sè. La bolgia intorno al bancone verso le 23, le chiacchere da punto di ritrovo condiviso nella strada fuori dal locale, Gianlu che strabilia con le acrobazie da supaproevolutionacrobatic barman, la macchinetta del caffè che spara fischi e fumo quando la situa si scalda, il lampredotto del mercoledì e altre innumerevoli piccolezze che contribuiscono a rendere l’Arge un MUST della Firenze da bere di questi ultimi 3 anni.

Detto ciò, spedisco la mail con questo articolo a Omar, spengo i PC, guardo l’orologio e mi precipito in strada.
Cazzo è mercoledì e ho proprio voglia dei miei due cazzo di negroni per aprire il mio fine settimana!

Nanne (Tullo Soldjia)