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FA QUEL CAZZO CHE GLI PARE
MUSIC

Federica Loredan



Eccomi di nuovo a presentarvi un altro personaggio femminile di grande spessore che da anni si muove a livello professionale in quello che è il mondo della danza, hip hop in particolare, ma trattasi di una ballerina, coerografa ed insegnate a 360°. Federica Loredan (provenienza Genova) non solo è una grande artista, ma anche una persona dalle incredibili doti comunicative.

Mi ci sono imbattuta non ricordo ormai quanti anni fa (sto invecchiando anche io) in una sua lezione nella quali rimasi assolutamente colpita dalla morbidezza dei suoi movimenti e dalla velocità con cui muoveva il bacino (incredibile…), dalla femminilità unita alla forza, dall’energia “stilosa”, ma anche dalla capacità di trasmettere e di insegnare (doti assolutamente non scontate in un ambiente in cui tutti si credono abili “insegnanti”).

Il suo percorso parte dal 91, agli albori dell’hip hop nel nostro Paese, e continua in un crescendo tutt’oggi. Chi ha partecipato alla Female Jam ha potuto vederla in azione sia durante le lezioni, sia con la performance del suo gruppo.

Per chi l’ha persa in quell’occasione, io ve la presento così…

M: Qualche parola per presentarti…

F: un artista che cerca attraverso il suo lavoro di far star bene gli altri

M: Danza: una passione e un lavoro. Quando è scoppiato questo amore e quando è diventato un lavoro?

Come tante bimbe da piccola non facevo che ballare per casa, quindi direi subito, prima ancora di concretizzare il tutto con studio e disciplina…penso che il vero colpo di fulmine ci sia stato quando mi sono accostata all’hiphop nel 91, quando la mia strada si è incrociata per caso con quella di due straordinari ballerini che hanno rappresentato l’Italia in tutto il mondo: Emilio e Movie.

È diventato un vero e proprio lavoro quando,terminati gli studi universitari, ho visto che quello che era un piccolo part time si stava già espandendo, cominciavo a dare stage in giro e mi son detta che era il caso di tentare…sarei sempre stata in tempo per tornare indietro non avesse funzionato.

M: All’inizio della tua carriera (ma anche adesso) eri parecchio conosciuta in giro soprattutto per la DANCEHALL. Com’è nato questo interesse ?

Mi fa sorridere questa cosa nel senso che non ho mai inserito una coreo di dancehall in nessuna delle mie coreografie per nessun gruppo con cui ho lavorato…quindi non so bene perchè la gente mi accosti a questo.

Io personalmente non ho seguito mai alcun corso specifico tipo raggajam, se non un paio di stage… rendendomi conto che soprattutto all’estero è più un ballo da club che non una vera disciplina… è qualcosa che non ha molta tecnica ma un grande feeling.

Io di mio quel che ho fatto è stato unire le mie conoscenze hip hop e afro, adattare i passi alla musica basandomi certo sui quei pochi passi base codificati che esistono nella dancehall.

Penso semplicemente che la gente mi accosti a questo perchè in italia sono in poche a ballarla e in pochissimi a ballarla come si deve

M: Adesso invece si può dire che sei una ballerina tutto tondo…raccontaci un po’…

F: Rido di nuovo perchè penso alle mie forme…ma anche al mio modo di muovermi…

scherzi a parte, detta cosi sembra che ho cominciato con la dancehall per poi passare ad altro, in realtà se parliamo del mio percorso hip hop come ti ho detto ho cominciato dal breakin e dall’ old school, allenandomi per strada coi bboy e seguendo jam e partecipando a battle, anche quando ancora erano eventi dedicati solo al breakin e senza molto spazio per chi ballava in piedi.

Se poi devo proprio cercare un’evoluzione, quando ho cominciato si ballava hype – e qui potete fare anche 2 rapidi calcoli sulla mia età – ma l’house che ora è una moda qui già la ballavo 10 anni fa… Grazie al fatto che mi sono sempre spostata molto all estero e che in quegli anni lavoravo con artstiti stranieri che hanno dato molto all’italia… Byron, David, Eric, Phil, Sponky etc…

in realtà poi non ho mai visto molto bene l’idea di focalizzarsi sulle etichette o solo sullo studio di certe discipline. Ora più che mai il limite tra le tecniche è sottilissimo… poppin e newstyle per esempio… Bisogna conoscere tutto, e inoltre, ciò che ha sempre reso particolare il mio lavoro credo sia il fatto che non mi sono fermata all’hip hop ma continuo tuttora a studiare tap e contemporaneo e questo porta delle influenze e dei valori aggiunti.

M: Hai studiato tantissimo all’estero, quali sono state le esperienze più significative?

F: Sicuramente Parigi, perchè è stata la prima, perchè c’è una vasta gamma di proposte di studio e occasioni d’allenamento e confronto, ma è stato anche uno shock perchè mi è parso di non avere mai ballato fino a quel momento… e parliamo di anni in cui non c’erano certi nomi qui a fare stage né internet per guardare su youtube cosa succedeva oltralpe.

Bruxelles non mi ha dato molto a livello tecnico ma mi ha permesso di avvicinare tutto un mondo a me lontano, seguendo le prove della compagnia Charleroi plan-k che è stata una grande ispirazione

Amsterdam ha avuto un senso diverso perchè li invece ho sentito di poter avere degli sbocchi professionali.

L’esperienza americana è arrivata come un approfondimento quando ormai avevo raggiunto un certo livello.

M: È importante per te uscire dal nostro Paese per chi vuole intraprendere questa carriera? Quali sono per te le tappe fondamentali?

F: Credo di si…a tutti i livelli direi.

Nel senso che per un principiante che forse si può scontrare con difficoltà oggettive in una lezione all’estero, sicuramente può essere interessante dal punto di vista umano o culturale capire la mentalità di chi danza altrove.

Per chi ha già conoscenze è un approfondimento necessario, anche se devo dire che ormai ogni settimana grandissimi professionisti stranieri tengono stage in tutta italia quindi è molto facile reperire informazioni anche qui.

Per chi già sente di voler seguire questa strada direi che è fondamentale, perchè dal punto di vista lavorativo l’estero offre decisamente di più, non solo nell’hip hop e non solo nell’offerta di ruoli ma anche in un sistema di retribuzione, previdenza sociale o semplicemente considerazione da parte di gente e Stato che essere ballerino è a tutti gli effetti un lavoro.

M: Quante opportunità ci sono in Italia per riuscire veramente in questo lavoro?

F: In parte ti ho già risposto, ma devo dire che le cose si stanno muovendo parecchio. Se parliamo di formazione, quindi della possibilità di diventare insegnanti, chiarisco sempre che è importante che non sia un ripiego perchè non puoi essere ballerino ma deve esserci la volontà di formare con generosità e competenza degli allievi.

Se parliamo di ballerini o coreografi le chances sono ancora poche, mal retribuite e saltuarie, ma anche tv e teatro pian piano stanno facendo spazio all’hiphop anche se con spazi ancora esigui, piccole produzioni, o canali tv privati o seconde serate… alcuni videoclip… ancora troppo poco, ma sempre molto più di quanto non ci fosse anni fa.

Quel che dev ‘essere chiaro è di non farsi illusioni, ogni giorno mi ripeto che ho un lavoro da privilegiata, viaggio e ballo, conosco gente e decido io per la maggiorparte che lavori accettare e quali rifiutare. Sono consapevole della mia fortuna e della precarietà della mia condizione, cerco di continuare a studiare per mantenere alto e attuale il mio livello e mi intristisco a vedere giovani che al primo successo si sentono arrivati. Il talento non basta, ci vuole la testa.

M: Insegnante, ballerina e coreografa…ma Fede cosa vorrebbe fare da grande?

F: Come ti ho già detto poter formare allievi capaci e vederli riuscire in quello che fanno, e andare anche più lontano di me per me è una ricompensa enorme.

Anche se dico sempre “questo è l’ultimo anno che ballo” poi continuo perchè è una gioia immensa… e chi mi conosce dice che da fuori arriva.

Ma direi che è il lavoro dietro le quinte quello che mi piace di più e attualmente sto lavorando con tantissimi gruppi direi anche di ottimo livello.

L’aspirazione sarebbe quella di una produzione teatrale, anche se difficile non si sa mai.

E poi da grande grande quasi vecchia direi che mi piacerebbe far confluire i miei vari studi, ho lavorato con sordi, balbuzienti, ragazzi a rischio e l’idea di laboratori e corsi non per ballerini ma con un fine terapeutico mi attira.

M: Un consiglio a tutte le giovani che vogliono intraprendere questo cammino?

F: Studiare e andare avanti con tanta umiltà.
Si può imparare sempre e da chiunque.

E non dimenticare di essere Donne con la D maiuscola.
Rappresenta una difficoltà in certi ambienti, ma non bisogna scendere a compromessi, parlo di condizioni lavorative ma anche di stile: una ragazza che balla con l’energia e l’aggressività di un maschio non deve dimenticare la sua femminilità sul palco, può essere davvero un punto di forza unire le due cose.

Un dietro le quinte, quello di Federica, che produce ottimi risultati…

Un altro talento (donna) italiano che merita attenzione!

In bocca al lupo per la tua carriera!

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