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Foto di: Renato Proff Adenzato

A pochi giorni dal grande evento organizzato da Boomdraw Int’l in collaborazione con Gold, Hiphopkemp.it e Trix shop, Andrea “Kaino” Mazzoli, uno dei nostri amici di Salad Days Magazine ci lascia il report di questa stupenda serata:

“Era l’evento che tutti stavamo aspettando. Il ritorno in Italia – dopo oltre dieci anni – dell’ex Organized Konfusion, Pharoahe Monch. E chi se lo fosse perso a Vicenza, nella città dell’indimenticabile Zio Ciso (r.i.p) e nella nostra Firenze, quando cantava “Bring It On” con il compagno Prince Poe, non poteva mancare il 30 aprile, al TPO di Bologna.

Pharoahe Monch, non ha bisogno di presentazioni. È sicuramente uno degli artisti più apprezzati della scena mondiale. Con il suo viso sorridente e il suo rap eccentrico, c’ha fatto innamorare in “Lyricist Lounge”, “pogare” con “Internal Affairs”…ed  imprecare, perché dopo quel disco, non ha fatto altro che disseminare featuring qua e là, facendoci agognare un dannatissimo sequel. Che arrivò solo otto anni dopo, e con sonorità radicalmente differenti.

Eppure “Desire”, pubblicato nel 2007, ha colmato quel gap generazionale che per anni ha diviso sonorità e artisti americani. Almeno qui in Italia. Diventando un collante trasversale e permettendo a Pharoahe di essere apprezzato anche dagli ascoltatori più giovani.

Per rendere la serata del tutto imperdibile, l’apertura è stata affidata ai Colle Der Fomento, che hanno riscaldato il pubblico con la loro ormai collaudata e infallibile formula, ma, forse, con una chicca in più: l’intervento del simbolo dell’hardcore italiano per eccellenza, il pioniere del rap filosofico, mister Marco Fiorito aka Kaos One, trascinato sul palco per cantare “La Fenice”.

Un momento indimenticabile per ogni fan della “golden age” italiana. Che, ancora una volta, si dimostra ben più in forma delle giovani alternative.

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Poi, sul palco salì Showtime, la voce soul di “Desire”, che affianca il “faraone” nella sua tournée mondiale, e che ha sparpagliato ritornelli “Motown” in tutto il disco.

Qualche scratch a cura di Dj Boogie Blind (X-Ecutioners), altra graditissima sorpresa della serata, luci abbassate, e con la stessa energia dei dischi ma senza i classici capelli afro, si materializzò sul palco del TPO il faraone del Queens. Trasformando il centro sociale in un tempio, e il pubblico in una folla impazzita.

Niente acconciatura cespugliosa per lui, ma un taglio alla marines, forse lo stesso da cui prese spunto per scegliere il suo nome.

Da “Official” a “Right Here”, da “Let’s Go” a “Desire”, Pharoahe Monch snocciolò una hit dietro l’altra senza mollare un attimo, fermandosi solamente per ricordare, con un minuto di silenzio, la recente scomparsa di uno degli artisti rap più influenti di tutti i tempi, Keith Elam aka Guru.

Uno show breve, dovuto forse anche ai suoi problemi di asma, ma straordinario. Che ha trovato i suoi momenti più alti durante “We Must Be In Love”, il tributo a J Dilla, un altro grandissimo scomparso troppo presto, ed in “Simon Says”…

Forse era fin troppo prevedibile, ma queste sono certezze che non mi dispiacerebbe avere ancora!

Non c’era modo migliore di concludere la serata, se non riproponendo un classico di “Stress”, direttamente dal 1997, il singolo degli Organized Konfusion “Bring It On”, anche se questa volta non c’era Prince Poe con lui.

Un back in the days di qualità, fatto – forse – per ricordare a tutti, le sue radici. Un po’ come il funk e il soul di “Desire” ci ricordano da dove proviene l’ Hip Hop. Anche quello di MTV.”

Di seguito il video mentre Pharoahe esegue “Simon Says”..Presto l ‘intero report fotografico di Renato Proff Adenzato ed altre chicche per Gold.