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Turi



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“La porti un bacione a Firenze” cantava Odoardo Spadaro nell’omonimo brano dedicato alla nostra bellissima città, canzone divenuta simbolo di Firenze e di tutti i fiorentini emigrati all’estero. Oggi, a distanza di anni, anche Turi, richiama questi viaggi in chiave rap riferendosi alla sua terra, la Calabria, con il suo street album ” Lealtà e Rispetto” uscito a fine novembre 2009, per Macro Beats Records. Abbiamo incontrato così, non molto tempo fa, l’mc calabrese ed è nata questa lunga chiacchierata virtuale in amicizia, dove ci descrive questo viaggio musicale che parte dall’ Aspromonte fino ad arrivare a Broccolino, come chiamavano e chiamano tutt’ora Brooklyn i nostri emigrati in America. Ma all’interno dell’intervista troverete molto di più. Ne emergerà la solita umiltà, semplicità, genuinità che contraddistingue da sempre l’artista calabrese. Per i pochissimi che ancora non lo conoscessero, questo è Turi aka Calabro 9.

Paolo HHK: Ciao Turi, iniziamo a parlare di “L&R” dove usi un mix linguistico che come tu stesso dichiari in una precedente intervista, non è altro che la naturale scissione del tuo background musicale, ovvero l’hip hop americano e il tuo essere calabrese.Tu stesso affermi che l’uso di questo meltin’ pot linguistico è nato quasi per gioco, in quanto già con alcuni tuoi colleghi anche loro di origine calabrese usavate questo particolare slang per divertirvi. Però a giudicare dal titolo dell’album usi per l’appunto due parole molto importanti che richiamano principi e valori fondamentali che dovrebbero esistere nella vita di ogni uomo. Perché questo titolo quindi? È inoltre un album meno ironico, o comunque hai usato un tuo sarcasmo diciamo un po’ più cattivo, tagliente rispetto agli altri lavori che hai realizzato in passato?

Turi: Hai risposto tu, alla domanda in pratica! Eh eh… Sì, è nato tutto per scherzo, come hai letto nelle altre interviste. In pratica con gli amici miei in Calabria giochiamo spesso sul fatto che molte parole calabresi suonano molto simili a quelle americane. Poi tra l’altro, c’è un’altro aneddoto che ti posso raccontare : sto fatto del calabrese/americano, è una cosa che mi appartiene abbastanza perché due sorelle di mio padre stanno in America, quindi ogni estate le incontro nel mio paesello giù in Calabria e mi ammazzo dalle risate, perché loro non conoscendo più l’italiano, mischiano comunque il dialetto con parole americane. Quindi l’idea, lo spunto è nato pure da quello, proprio per fare un richiamo ai nostri vecchi emigranti in America. Per quanto riguarda il titolo “Lealtà e Rispetto” è riferito al fatto che in pratica nel business musicale, pochi sono leali, e pochi hanno rispetto. Di conseguenza, io, visto i miei passati, e avendo ascoltato entrambe le campane, sia le case discografiche indipendenti che le multinazionali, ti posso dire che comunque sia, se di base non c’è la lealtà e il rispetto in queste cose qui, va tutto a puttane, capito. Quindi, il senso era questo. E poi più che altro, perché comunque era un discorso per evadere un attimo dalle robe mie precedenti, era proprio un discorso di sfogo; “L&R” infatti è proprio un album di sfogo in generale, una cosa un po’ più sperimentale rispetto alle altre. Per quanto riguarda il discorso di meno ironia e sarcasmo rispetto ai lavori precedenti, ovviamente io non è che posso essere tutta la vita ironico e sarcastico e allegro, quindi posso dirti che la mia musica rispecchia la mia vita; di conseguenza nel periodo in cui ho fatto l’album avevo poco di ironico da raccontare, probabilmente perché nella mia vita di ironico purtroppo non era successo proprio un bel niente, anzi totalmente il contrario. Quindi come ti dicevo, ho usato “L&R” come valvola di sfogo musicale in generale. Poi non escludo comunque che sul prossimo disco ci sarà più ironia e compagnia bella, però per adesso il timbro è questo qui.

Paolo HHK: Sembra che il meltin’ pot linguistico nella musica ti piaccia molto. Mi ricordo che già nel brano “Roma 2000 International” dell’album “Comunque vada sarà un successo” del Piotta rappavi in russo, conoscendo la lingua, visto le origini di tua mamma. Pensi che sia utile anche per far conoscere la nostra scena all’estero questo mix che usi in “L&R”? Alla fine poi l’hip hop per musica e cultura si presta benissimo a questo tipo di cose..

Turi: Assolutamente sì! Ovviamente non è che l’ho fatto con l’intenzione di espandermi come Napoleone eh eh..Cioè, alla fine l’ho fatto perché comunque ti ripeto, si parte sempre da un discorso di istinto musicale. L’ho fatto perché mi è partito così, mi è venuto naturale, scrivere e sperimentare questa cosa qui. E poi ovviamente se piace all’estero, e sta piacendo all’estero, perché comunque su I-Tunes sta vendendo pure in Francia, in Germania, in Canada, in Australia, negli Stati Uniti soprattutto, vuol dire che molte persone, nipoti o figli di emigrati hanno capito il senso del disco, e quindi sta cosa è positiva, capito. Il fatto della barriera linguistica, sai, è sempre stato un limite nell’hip hop italiano, perché purtroppo l’artista americano può benissimo venire in Italia a suonare, ma noi italiani raramente ci spostiamo fuori dall’Italia, e quindi questa cosa magari in futuro può essere uno sbocco. Però ti ripeto, si parte sempre dall’inizio, non è una cosa programmata. Se succede ben venga, se non succede pazienza, non c’è problema, capito.

Paolo HHK: Parliamo un po’ dei featuring di “L&R”. In “Another Story” troviamo il grande Shaone. Ascoltando il brano mi ritornano in mente anche le tue rime ne “La Valigia”, il brano che hai fatto assieme al Piotta uscito parecchio tempo fa , dove trattavate già l’argomento dei nostri emigranti in cerca di fortuna all’estero. Anche la particolare cover dell’album creata da Mecna richiama questi viaggi. Pur non riuscendo a tradurre appieno quello che racconti nel testo di “A.S”, mi sembra di capire che descrivi due lati della stessa medaglia: ovvero quello di chi emigra e cerca veramente di migliorare le proprie condizioni di vita in maniera onesta, e chi invece prende un’altra strada legata alla criminalità. E’ così? O mi sbaglio ..

Turi: Fare un featuring con Shaone è stato un onore perché per me Shaone è un grande! Come del resto tutti i membri de La Famiglia in generale. E quindi già si parte da questo presupposto, da una gran presa bene, capito. Per quanto riguarda il testo in sé per sé, è partito in maniera naturale visto il campione molto malinconico, infatti come hai sentito, è l’unico pezzo che ha quel tipo di suono per l’appunto “malinconico”. In pratica il senso di “Another Story” è che comunque descrive la sofferenza degli emigrati fuori dall’Italia, in questo caso in America, e poi spiega il fatto che comunque sia, non necessariamente ce la puoi fare se esci da dove sei cresciuto; ma la cosa importante è che devi ricordarti sempre da dove vieni!!! E come hai detto tu, richiama molto i pezzi vecchi che ho fatto con Tommaso (Piotta) tipo “La Valigia”o altri pezzi simili. Quindi il senso, al di là della cosa che dicevi tu, del lato gangsteristico oppure no, più o meno è questo: ovvero che comunque sia, non è detto che emigrando dalla tua terra per forza ottieni successo.

Paolo HHK: Mentre in ” Don’t Talk” troviamo Gioman e Killacat con il loro reggae style ( e qui ringrazio particolarmente Noise e Compari per il grande aiuto nella traduzione del testo eh eh eh) dove sembra che descrivete chi, magari per gelosia, invidia, nella scena hip hop ma forse anche nella vita reale, continuamente parla alle spalle, parla, parla, parla… Ma poi alla fine contano i fatti, o no?

Turi: Per quanto riguarda il featuring con Gioman e Killacat, è una cosa conseguente, nel senso che loro sono comunque molto bravi nel circuito dancehall italiano e lo stesso produttore del disco mio, Macro Marco, è lo stesso produttore loro. Personalmente, ti dico la verità, la musica dancehall/reggae non la seguo tantissimo; però quando le persone ti riescono a trasmettere un minimo di emozioni, non mi importa che genere sia, e quindi è nata naturale questa roba qui. Il significato del pezzo è esattamente come dici tu; nel senso che comunque molte persone si fanno il fegato grosso per l’invidia, molte persone tendono a smerdare gli altri, solamente perché non riescono ad arrivare dove gli altri sono arrivati, tipo me o Gioman e Killacat e quindi molto spesso ci sono queste situazioni spiacevoli. Ora ti dico, al di là di questo, è pure lo spirito che abbiamo voluto dare al pezzo, abbastanza aggressivo; cioè, in realtà non è che io porto rancore nei confronti di qualcuno, non me ne può fregare di meno. Ti può piacere la mia musica come non ti può piacere, non mi interessa questa cosa qui. Però ti dico, in generale, l’impatto del pezzo mi piaceva proprio per quello…

Paolo HHK: Come collaborazione diciamo “estera” troviamo invece Michael Fazzolari. Come è nato il featuring con Michael e che sviluppi avrà? Visto che poi tempo fa , hai collaborato anche con un altro artista italo americano, ovvero Manifest nel brano S.O.S nel tuo album ” Salviamo il Salvabile”.

Turi: Per quanto riguarda Michael, in pratica è una cosa curiosa. Tempo fa sono sceso giù in Calabria nel mio paese che si chiama Oppido Mamertina, un paese di tremila anime proprio sotto l’Aspromonte. Questo ragazzo veniva da noi ogni anno, poi suo cugino per caso m’ha detto che faceva rap, io manco lo sapevo. L’ho ascoltato, poi lui è venuto ad un paio di miei live d’estate sempre in Calabria, gli è piaciuto quello facevo, e così misi in conto questo fatto qui; che prima o poi l’avrei chiamato, e tra l’altro non escludo che lo chiamerò pure per il prossimo album in italiano, mi piacerebbe fargli fare un altro featuring in americano. Su “L&R” ci stava a fagiuolo perché incarna proprio il figlio degli emigranti reali, gente che è andata via tipo cinquanta, sessanta anni fa dalla Calabria ed è ritornata comunque al paese d’origine. Poi, comunque avrei potuto avere nel mio disco un sacco di gente pure straniera, ma probabilmente non avrebbero capito il senso di questo disco. Michael invece l’ha capito appieno ed è nata questa collaborazione, che poi ovviamente è molto stilistica, come contenuti non c’è un granchè, è molto improntata più sullo stile. Per quanto riguarda gli sviluppi, Michael ha già spedito delle copie del cd negli Stati Uniti a riviste americane, e tra l’altro come ti dicevo prima, il disco è piaciuto un sacco e compagnia bella. Poi ti ripeto, Michael Fazzolari comunque non è che fa il rapper di professione; lui fa tutt’altro come lavoro, e come ben sai, in America l’hip hop è insito nelle persone, non è come da noi in Italia. Lì in America le persone possono fare gli avvocati, gli spazzini, qualsiasi mestiere; però il fatto dell’hip hop ce l’hanno dentro, gli viene in maniera naturale. Lui fin da ragazzino ha scritto roba, fa demo, album, partecipa a battles di freestyle e compagnia bella; gli è rimasta questa cosa qui e continua a scrivere, capito. Quindi non è che punto su di lui per qualche cosa riguardo svolte eventuali americane; semplicemente anche con Michael è nata una cosa molto spontanea, che ci sta a pennello su questo disco qui..

Paolo HHK: Mentre per la parte musicale hai fatto quasi tutto da solo, tranne che per l’appunto per “Don’t talk”che è stata prodotta da Macro Marco. Come hai lavorato alle produzioni? C’è stata da parte tua una grande ricerca dei suoni? So che tu stai sempre in genere molto attento a queste cose, cerchi sempre di evolverti musicalmente..

Turi: Per quanto concerne le produzioni musicali, è lo stesso discorso dei testi. Avevo sia basi musicali vecchie di cinque, sei anni fa, che volevo già inserire nel mio disco precedente “Colpa delle Donne”uscito per la Universal, ma che non ho potuto usare, perché “Cdd” alla fine aveva un taglio ed un sound molto più anni 80, rispetto a questo nuovo album. Quindi alla fine è venuta una cosa strana, perché sono venuti fuori sia pezzi con campionamenti ripresi dai dischi, come ben sapete io sono appassionato di questa cosa, quindi alla fine mi piace molto campionare e tagliuzzare suoni da altri dischi..Sia altri pezzi più moderni, come per esempio sul pezzo con Michael..Come si chiama il pezzo?!..Non mi ricordo manco io cazzo ahahhah..Vabbè, comunque il pezzo con Michael Fazzolari..Ah! “New Connections” si chiama il pezzo! Alla fine lì il sound è più moderno, più club moderno, capito. Non ho seguito una linea ben precisa proprio per questo motivo qui, perché si parte sempre dal presupposto che è comunque sempre uno sfogo, capito. Infatti il disco è bello grezzo, non mi sono messo a farmi le super seghe mentali come quando faccio i dischi ufficiali che magari sto lì tipo un mese e mezzo appresso una base a farla suonare in un certo modo. E’ partito tutto spontaneo; quindi trovi sia il pezzo dancehall con la produzione di Macro Marco, sia il pezzo con i campionamenti stile anni 90, come anche i pezzi club moderni come “New Connections” con Fazzolari, questo è il senso..

Paolo HHK: Sappiamo che nutri un grandissimo amore per la tua terra. Già in “Non Scordare” tratto da “Salviamo il Salvabile” annotavi l’importanza di ricordarsi sempre delle proprie origini e il valore dei propri costumi, della propria cultura, come tra l’altro hai ricordato poco fa parlando di “Another Story”. In “Lealtà e Rispetto” evidenzi anche i lati negativi della Calabria. In “What’s Up Pizon” per esempio, c’è un passaggio dove affermi che è difficile cambiare le cose legate alla criminalità, visto che ancora la gente si spara per due casse d’arance.Ultimamente poi purtroppo sappiamo che si sono aggiunti anche brutti episodi legati agli scontri tra immigrati e calabresi, come nel caso di Rosarno, richiamando così un po’ anche la situazione relativa a ciò che succedeva ai nostri antenati ai primi del 900 in America. Da Calabrese, amante della tua terra, come vedi queste situazioni? Cosa si deve fare per migliorare le cose secondo te? E se possono essere migliorate veramente ..

Turi: Si,è così. Nel senso che comunque, al di là delle soluzioni di cui tu parli e che mi hai chiesto, io purtroppo non ho soluzioni, ho poco in mano, per risolvere la situazione. Io nel mio piccolo, cerco comunque di descrivere quello che c’è, e quello che non c’è. Nel mio piccolo, con la mia musica cerco di dare la soluzione, poi sta agli altri trovare il bandolo della matassa. Non ho proprio il potere per farlo, per mettermi lì a risolvere le situazioni. Le rime che hai citato tu, guarda, devo dire che sei di orecchio fino perché comunque non tutti son riusciti a capire il senso che volevo dare..Ovviamente sono metafore e sono comunque ironiche ..Il discorso che dicevi tu, della rima riguardo le arance è per l’appunto una metafora, che sta a significare, che non sembra, ma comunque c’è povertà anche adesso. Pur adesso che siamo nel 2000 c’è povertà!! Non bisogna dare per scontato, perché tu stai bene, allora stiamo tutti bene, capito. Quindi il senso era quello, della serie: “Stai attento perché anche se siamo nel 2000, c’è gente che muore di fame e che comunque se spara, spara per un motivo, non è che va a sparare a caso” . E comunque il succo della questione è che è veramente una guerra tra poveri!! Alla fine purtroppo è così, non ci puoi fare niente. Come noi italiani nelle fabbriche in Germania, o in America o in Australia venivamo sottopagati, e magari ci ribellavamo in un certo modo, adesso questo succede anche in Italia. E comunque sia, a volte paradossalmente, per esempio come citavi tu nel caso di Rosarno, paradossalmente, ci sono situazioni, dove sì, il datore è stronzo; però d’altra parte ci sono anche situazioni dove il datore non ha proprio una lira da dare e purtroppo ha solo quello da offrire! Perché molto spesso le persone, capito, con questo fatto delle strumentalizzazioni delle notizie, si buttano tutti da un lato o tutti dall’altro, non hanno la mente lucida per analizzare e focalizzare appieno la situazione. Secondo me, bisognerebbe quindi vedere entrambi i lati. Quando succedono queste cose qui, non mi fido della televisione. Come dicevano i Public Enemy: “Don’t Believe the Hype”, ovvero non credere nelle pubblicità dei media, in queste cose qui; perché probabilmente quella roba lì è esplosa pure per una questione elettorale del cazzo, tutte ste menate qui insomma.

Paolo HHK: L’album è uscito per Macro Beats, l’etichetta del tuo amico Macro Marco. Al di là del discorso meglio Major/meglio Indipendente, trovo che sia una scelta azzeccata. Anche in relazione alla connessione che esiste tra Macro Beats e Blue-Nox o altre realtà simili come Unlimited Struggle, ovvero tutte realtà costituite da persone all’interno della scena. Queste connessioni mi ricordano un po’ i tempi di Robba Coatta, o Mixmen Connection, per citare alcune crew. Magari però, ora a distanza di anni, non essendo più pischelli e avendo acquisito la giusta esperienza in materia (musicale e manageriale) lavorare autonomamente potrebbe essere la soluzione migliore per dare alla scena hip hop italiana un certo livello di professionalità, e costruire realmente qualcosa di più continuativo. La pensi anche tu così? A tal proposito hai visto qualche miglioramento in Italia, o deve essere ancora salvato il salvabile? Te lo chiedo perché io ancora non ci ho capito na mazza di ciò che succede nella nostra scena ahahaah…

Turi: Guarda, non c’ho capito una mazza manco io ahaahha. Nel senso che comunque, al di là di tutto, una cosa ce l’ho ben chiara : ovvero che l’hip hop in Italia va spesso a periodi, periodi dove è bene in vista, e le major discografiche si interessano e di conseguenza anche le televisioni, le radio, e compagnia bella ecc.. E ci sono periodi dove invece c’è buio totale, come dopo il 98/99 dove era calato tutto; al contrario come ben ricordi, dai primi anni 90 fino al 97/98 circa c’era il boom e poi c’è stato il calo. Ti dico, per quanto riguarda il discorso major o indipendente, quelle sono scelte che uno fa innanzi tutto; poi secondo me, devi avere comunque un minimo di esperienza prima di arrivare ad una major, perché se no, vieni rigirato come un pedalino. Io l’ho vissuto sulla mia pelle, ho visto sulla mia pelle come lavorano loro e come lavora anche una indipendente, e posso dirti che comunque sia, il vantaggio della major è che ovviamente hanno una struttura maggiore, ma se all’interno ci sono persone che lavorano male, e persone che non conoscono la tua musica per un cazzo, è inutile puntare ad una major quindi. Infatti la cosa che non piace a me della generazione nuova, è che molti ragazzi dopo il fenomeno di Eminem son tutti in cerca del contratto, queste cazzate qui insomma. Io mi ricordo che quando avevo 16 anni non pensavo assolutamente a questo, lo spirito mio era: “Andare a Suonare!!”. Infatti essendo della vecchia guardia, io, se faccio i dischi, gli faccio per andare a suonare dal vivo, e grazie a Dio suono ancora dal vivo! E pure tanto! E riesco a mantenermi con questa roba qui, nonostante non ci sia più la major, capito. Quindi il consiglio che posso dare io ai ragazzi che iniziano adesso, è quello di fare musica per divertirsi prima di tutto, di comunicare prima di tutto, e poi alla fine se è, se vuoi camparci, se hai talento, poi la gente se ne accorge; eventualmente i tuoi dischi verranno venduti, verranno ascoltati a manetta su myspace, sui vari portali musicali, ecc.ecc. capito. Per quanto riguarda il discorso di Macro Marco e la Blue-Nox è un’iniziativa che hanno preso loro ed è bello come spirito, mi piace un sacco!! Infatti anche a me richiama tanto il discorso di me, Piotta & Squarta nel 90 tipo Roba Coatta, oppure di Mixmen con Esa. Purtroppo queste realtà non ci sono più, perché molte cose sono cambiate; nel senso che ricordo quando ero ragazzino io, che per comprare un demo, per trovare un disco che mi interessava, dovevo farmi in quattro. Adesso è molto più semplice e sta cosa qui è trasposta anche dal punto di vista degli input, dell’informazione. Che poi per l’amor di Dio, è pure positivo! Nel senso che adesso se voglio guardarmi un video non è che devo andare a chiedere la videocassetta registrata di Mtv a mio cugino americano che si guardava Mtv Rap nel 90. Adesso tu vai su Youtube e ti guardi qualsiasi video che vuoi senza problemi, ti ascolti qualsiasi gruppo che vuoi senza problemi; mentre una volta non era così, e quindi la cosa, lo spirito come dici tu, è cambiato, ma è cambiato per questo, perché comunque probabilmente c’è stata una evoluzione/involuzione, questo non lo so di preciso. Però è cambiato per questo, perché son cambiate le tecnologie; quindi noi, non è che possiamo stare come dei vecchi scorreggioni, a stare lì a pensare al passato, capito aahahah. Alla fine dobbiamo aggiornarci pure noi eheheh. Io nel mio piccolo, cerco di portare avanti lo spirito vecchio, però comunque con una chiave nuova. Questo il senso..Mio..dei miei dischi da qui al futuro.

Foto del live di Turi assieme a Blue-Nox/Macro Beats by: Adriana “Abbry” Abbrescia Adriana “Abbry” Abbrescia

Paolo HHK: Da quando è uscito l’album ovviamente hai già fatto alcune date, presentando quindi “L&R” Live. Come è stata la reazione del pubblico, che tipo di accoglienza hai avuto? Mi ricordo comunque, che già con “Listen Passenger” che proponesti all’Hip Hop Motel il pubblico era preso bene. Proprio in quella occasione tu dicesti “Non capirete un cazzo perché è inglese/calabrese,ma potrete captare il flow!!” Alla fine la cosa più importante, al di là del capire il testo, è proprio quello di fare buona musica, penso..

Turi: È esattamente come dici tu, lo stimolo iniziale è stato proprio all’Hip Hop Motel dove ho fatto “Listen Passenger” con la paura che la gente non capisse, invece è stato un successone e da lì è partito lo spirito, e comunque è come dici tu; per quanto riguarda l’hip hop non bisogna mai soffermarsi sul discorso del messaggio, e farsi mille pippe mentali. Alla fine la cosa figa che mi ha preso da bambino, dell’hip hop, magari sarei diventato pure punk non lo so, ma a me dell’hip hop mi ha preso bene il fatto che comunque è istintiva come musica; non devi imparare a suonare nessun strumento del cazzo, non devi fare il conservatorio, non devi fare niente, capito. Devi scrivere quello che ti passa per la testa, poi se gli altri si identificano ben venga, se gli altri non si identificano, pazienza. Non è quello un problema mio, infatti molto spesso le persone mi fermano e mi dicono: “Turi rappresenti !!”… Io non rappresento un cazzo!!! Io cioè, non è che sono un politico! Alla fine scrivo musica, se tu ti identifichi con i testi che faccio ben venga, sono contentissimo e lo apprezzo, però io non rappresento nessuno! Infatti questo fatto di rappresentare mi fa un po’ ridere in generale. Quindi il senso è quello che dici tu. Al di là di tutto, al di là del fatto che è calabrese/americano, il ragazzo di Cuneo, il ragazzo di Bergamo che è venuto ai live s’è divertito un sacco, perché comunque il discorso musicale c’è ed è bello sostanzioso.

Paolo HHK: Raccontaci un po’ della tua esperienza con il maestro Franco Micalizzi per “Gli Originali”, spettacolo curato dal grande Deemo. A giudicare poi dal report fatto dagli amici del Bg’s Team sei stato probabilmente il migliore tra gli artisti coinvolti (trovate il report a questo link)

Turi: Lavorare con Micalizzi è stato un viaggio allucinante!!! Io ascoltavo i suoi dischi, per me personaggi come lui sono come, se devo paragonarli a nomi hip hop, come Kaos o i Sangue Misto per dirti. Nel senso, c’è Micalizzi e c’è Morricone. Morricone lo conoscono tutti, Micalizzi lo conoscono in pochi, nonostante abbia fatto della grande musica, capito. Per me conoscerlo è stato un trip, infatti lo stressavo dalla mattina alla sera ahahah. Mi ricordo quando abbiamo fatto le prove per “Gli Originali” gli facevo le peggiooo domande, e comunque lui era disponibilissimo e vedeva che in noi c’era del grande entusiasmo. Costruire quello spettacolo è stato faticosissimo, visto che è stato il primo spettacolo fatto in Italia di quel tipo. In America ne avevano fatti altri, ma in Italia quelli che hanno azzardato a farlo siamo stati noi. Per me è stato un onore quindi esser stato chiamato a partecipare a questo grande progetto. Ringrazio i ragazzi del Bg’s Team per il report in cui dicono che sono stato il migliore, ma questo non lo so, questo non te lo so dire. Io ti dico soltanto che comunque ho cercato di esprimere al massimo quello che potevo dare, e ho cercato di far capire come meglio potevo al maestro Micalizzi che cos’era il concetto di hip hop mischiato con la sua musica, e la stessa cosa penso abbiano fatto gli altri, sia per quanto riguarda il discorso musicale, che quello visivo, delle coreografie, l’aspetto grafico curato da Deemo e compagnia bella.
Spero si ripeta, anche se come spirito, come cosa è irripetibile; nel senso che comunque è stata la scintilla iniziale quella che ha stupito tutti. Adesso non lo so se ci sono altri che lo stanno facendo, però per me in generale è stata una cosa che mi rimane. Tra l’altro, quell’esperienza lì, non so se lo sai, mi ha permesso di partecipare al disco di Franco Micalizzi; nel senso che comunque Franco ha fatto un disco due anni fa, e ha voluto un featuring mio perché gli è piaciuto moltissimo il modo di come rappo e le cose che dico mentre rappo, la mia ironia ed il fatto che richiamavo sempre ai suoi temi polizieschi, musicali ecc.. Sapeva che comunque non ero uno scemo qualsiasi, sapeva dove io potevo andare a parare e quindi ho collaborato pure nel suo disco che si chiama “Cult & Colt”, una rivisitazione di musica chiaramente anni 70.

Paolo HHK: Sempre nel progetto de “Gli Originali” compariva un altro grande come Kaos . Negli ultimi anni vi siete dati il cambio sui rispettivi album : Kaos col suo featuring sul tuo ” L’amico degli amici” per ” La Tempesta del Secolo” e tu sull’album “Karma” di Kaos in “Mu-sick”. In Mu-sick risalta la grande importanza e amore che date all’hip hop, come un monito di avvertimento verso chi invece “uccide questa musica”, mentre troviamo la rivalità tra “maestro” e “discepolo” ne “La tempesta del Secolo”, un po’ come in “Dont’ Talk” o “Radical Shit” su “L&R” , riferite se ho capito bene ai pischelli, alle nuove leve, che magari come dicevamo, spesso sanno solo parlare e basta.. Come è nata la vostra collaborazione, e cosa vi ha spinto a scrivere quei testi molto legati tra loro? Visto che Kaos in” Mu-sick”, per esempio, fa proprio riferimento a “La tempesta del secolo” dove dice” Ghiaccio nero come all’ultima tempesta “..

Turi: Il fatto dello scambio tra me e Kaos, innanzi tutto, è nato principalmente perché io sono un super fan di Kaos! Son proprio cresciuto con la sua musica, e lui lo sa! Per me gli idoli dell’epoca erano lui, i Sangue Misto e pochi altri nell’ hip hop italiano. Kaos era un idolo per me quindi, un super idolo! Poi che è successo, io avevo delle mie regole, ce l’ho tutt’ora e le avrò per sempre, perciò che concerne il discorso di fare musica. Cioè, io non ho mai bussato alla porta di nessuno, son stati gli altri che hanno capito che ero io bravo e mi hanno chiamato, cosa che i ragazzi giovani adesso non fanno. Quindi il discorso è stato questo: ci siamo beccati, ci siamo conosciuti e abbiamo visto che abbiamo un sacco di cose in comune al di là di un discorso musicale e dell’hip hop, capito.Ci siamo trovati bene, e poi il fatto del featuring è nato in maniera naturale perché comunque aver realizzato “Mu-sick” è stato proprio il modo più appropriato e spontaneo per dimostrare che abbiamo un sacco d’amore verso questa musica, e che comunque rispettiamo questa musica; infatti come hai visto lo specifichiamo nel disco di Marco(Kaos) . Per quanto riguarda “La Tempesta del Secolo”, quello era un trip molto particolare con lo spunto partito da Kaos, nel senso che Marco voleva fare tipo una descrizione sul fenomeno degli eventi della natura che cambiano totalmente, e ovviamente in maniera metaforica, il discorso si ripercuoteva allo stesso modo nella musica rovinata da alcuni personaggi dubbi dell’hip hop italiano, più o meno la metafora era questa, capito. Però sai, a me non piace descrivere molto le canzoni, perché faccio un sacco di fatica, nel senso che comunque ognuno le interpreta come meglio crede. Comunque il senso è questo qui, e quindi ritornando alla tua domanda, è proprio così; adesso poi si è perso pure un sacco di rispetto, ma non quello Yoooyoooyoo, quel rispetto stupido dell’hip hop americano, ma il rispetto vero!! Perché comunque sia, io, non mi sognerei mai o avrei mai sognato a sedici anni, da ragazzino, andare per esempio da Kaos e chiedergli di fare un featuring, quando adesso invece col fatto di myspace, di facebook e compagnia bella mi arrivano decine e decine di email di ragazzini che comunque senza un “Per Favore” senza niente, mi dicono “Guarda, devi fare sto featuring con me! ascolta il mio disco!!” e compagnia bella. Nel senso che comunque, prima di approcciarsi a personaggi che per te son punti di riferimento, riflettici un attimo e valuta un minimo se hai talento abbastanza per farlo.

Paolo HHK: Una decina di anni fa, hai girato insieme al nostro amico Fritz Da Cat il video di “Schiaffetto Correttivo”a NY. Ora con l’uscita di “L&R” un altro video in America ci starebbe proprio. Ci stai pensando a girarlo? Ai nostri emigrati a Little Italy secondo me gli piglierebbe bene eh eh eh. Magari potresti diventare il nuovo Micu u Pulici in versione rap! aahhaah..

Turi: Devo dire che sei informatissimo Paolo aahhah. Non so come fai a conoscere Micu’u Pulici ahhah. Comunque sì, c’è in programma di farci un girettino in America probabilmente quest’estate e di combinare qualcosa. Ovviamente di concreto non c’è un cazzo, perché comunque, arrivato dove sono arrivato, non mi piace fare moltissimo le cose a bestia, capito, preferisco fare le cose molto fatte per bene. Ci sono state occasioni dove già alcune persone mi hanno proposto di fare video negli States, ma sempre cose piccole; cioè, non è che ora voglio fare il video da 100.000 dollari, ma comunque una cosa discreta, di qualità. Conviene aspettare quindi e poi tirarla fuori . Comunque siamo in contatto con sti ragazzi, con Michael Fazzolari e con altra gente che sta a NY, e stiamo provando a cercare di creare qualcosa di carino. Certo, l’idea mia di base, te lo dico subito qual è : quella di girare un pezzo di video in Italia ed un pezzo di video negli Stati Uniti, però non so se è possibile; mo vediamo un attimo se l’Inps dell’Hip Hop mi paga i soldi del viaggio ed i soldi della produzione ahahahah. No, a parte gli scherzi, ancora non lo so, vediamo.

Paolo HHK: Sappiamo che hai tempi un po’ messicani nella realizzazione dei tuoi progetti eh eh….Mi fa molto ridere una tua affermazione in una precedente intervista dove dici “Nella mia vita, di programmato ci sono soltanto le batterie” ah ah.. Ma un accenno ad un tuo nuovo album completamente in italiano? O altri progetti futuri in corso ?

Turi: Beh hai ragione, sono un po’ lento in effetti rispetto ai miei colleghi. Però sai qual è il discorso? Che io, più son andato avanti con gli anni, e più ho capito che devo tenere la bocca chiusa. Piuttosto che dire cazzate, preferisco stare zitto, capito. Il discorso è stato questo qui : molti miei colleghi continuano imperterriti nei loro deliri di freestyle, musicali eccetera…Io invece non ce la faccio più, nel senso che comunque ne ho fatta talmente tanta di musica, che adesso, se devo tirare fuori un disco mi deve partire in maniera naturale, capito, in maniera spontanea, e comunque devo stare lì, concentrarmi e dire : “Cazzo, adesso ho 33 anni, non posso più dire cazzate!!” quindi di conseguenza, sento su di me il fardello della responsabilità nei confronti di quelli che sono arrivati dopo, per cui aspetto un attimo prima di fare cose. Per quanto riguarda i progetti futuri, sì, sto lavorando ad un album ufficiale in italiano ovviamente. Adesso sono in fase della scelta della musica, delle basi. Per ora ti dico la verità, ho però scritto un po’ poco. Però ti dico, in genere io vado a periodi; ci sono periodi che magari in due, tre mesi non combino un cazzo, e periodi che in quindici giorni registro tre pezzi. Adesso sono nella fase di composizione vera e propria, nel senso che sto scegliendo i campioni dei dischi, e tutta sta roba qui. Credo che se tutto va bene, salvo i miei tempi messicani ahahah come dici tu, il disco dovrebbe uscire probabilmente all’inizio dell’anno prossimo. Probabilmente uscirà sempre per Macro Beats e poi per quanto riguarda cose future, stiamo lavorando sempre con Blue-Nox e Macro Beats per provare a creare qualcosa di carino che richiami comunque gli anni 90. Per esempio, l’ultima volta che ci siam visti con Macro Marco, abbiamo pensato magari di creare un mixtape in freedownload ..Mo vediamo, magari mettiamo quindi un po’ di musica vecchia, gratis, da buttare giù su internet.

Paolo HHK: Ed ora la domanda più importante!! In pratica del resto in realtà non ci interessava poi molto… Scherzo ovviamente ahahahah…Te la rivolgiamo anche noi in anglocalabro ..Listen to us Turuzzo..Chi fini fici Fede (Lyricalz)??? Ahahhaha.. (Per capire meglio questa domanda leggetevi qui il blog myspace di Turi eh eh eh)

Turi: Ahahaha Che fine ha fatto Fede ahahah.. Paolo, spero che la tua domanda sia ironica ehehheh.. Perchè tu, so già che aspetti un tipo di risposta, so che risposta vuoi ahahah..Spero!!!..ahahah, perché se la domanda è seria ahahhah….Vi spiego qual è l’aneddoto: ogni volta che vado a suonare, i ragazzi che vengono da me, mi chiedono le domande peggioriii e più assurdeee su artisti con cui magari ho fatto pezzi insieme o che magari conosco. Ma sti personaggi devono capire, che noi dell’ hip hop, non è che abitiamo tutt’insieme in una villa e ci spompiniamo a vicenda aahahahh e sappiamo i cazzi degli altri, capito.”Che fine ha fatto Fede, che fine ha fatto Fabri Fibra, che fine ha fatto quell’altro???”..Non lo so ragazzi!!! Io vivo per i cazzi miei a Viterbo, ospito le mie amichette, mi diverto, sto bene, sto una pacchia, mi faccio i cazzi miei; non frequento locali, ultimamente perché comunque mi son rotto i coglioni di frequentare locali, tant’è che comunque di live buoni non ne fanno neanche ahahha..Quindi..Come faccio io a sapere che fine ha fatto Fede??? Ragionate un attimo!! Ma anche su myspace mi arrivano queste domande: “Ma che fine ha fatto Tizio, che fine ha fatto Caio??”..Ragazzi, non abitiamo tutti insieme! L’hip hop non è una comune dove tutti vivono insieme, ognuno vive per i cazzi suoi, ognuno ha la sua vita, quindi il discorso è questo qui. Poi, se volete spettegolare, conosco due o tre, che son diventati omosessuali ..Però, su questo, preferisco stare zitto ahahahhh, vista la virilità presunta che c’è nell’hip hop italiano ahahah..Dopo questa ti saluto, e ti ringrazio tantissimo Paolo e ci sentiamo presto!

Ps : Se poi siete proprio curiosoni e cagacazzi come questi personaggi che descrive Turi, fatevi un giro su Vice Magazine, lì ci trovate Fede eh eh eh.