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Finalmente la primavera, scoppiano i fiori in giallissime armonie, i pollini tappano i nasi dei più cagionevoli e le menti si abbandonano alla freschezza dei piscialletto. Il verde spopola, nei campi, nei giardini e nei boschetti felici delle campagne mugellane. È proprio un bel vedere. Ci voleva, dopotutto ce lo siamo meritato.

Ok, probabilmente ci saranno stati approfonditi studi percettivi che hanno portato alla catalogazione del verde come il colore della speranza, in effetti ci son molte cose del suddetto colore capaci di schiarire i futuri bui e disinibire le sicurezze. Penso ai prati, ai semafori verdi, alla marijuana, all’incredibile Hulk, all’insalata, ai piselli, al pistacchio e a quei costumi striminziti che spuntano solo con la bella stagione.

Qualcuno dirà, beh, se per questo ci son pure le lucertole e gli alieni. Vero, dico io, ma le prime non hanno il dono della parola e i secondi per adesso si mantengono alla larga dal pianeta. Chissà che anche loro in un futuro lontano non si rivelino come una piacevole sorpresa.

Tutto nella norma insomma, logico come la naturale reazione di fronte ad una pigmentazione. Sarà per questo che hanno scelto proprio quel colore, loro, che di rilassante non hanno neppure la voce. Un accozzaglia di rutti con disarmoniche sintassi. È da un po’ che va alla grande il contrasto, così quelli del carroccio ci hanno costruito la loro contorta filosofia.

Tanto contorta da spolverare il vecchio mito populista degli indiani, loro poverini si adattano a tutto, a comizi sull’ambiente, a quelli contro la discriminazione e a quelli a favore della discriminazione. Io non mi stupisco, rientra tutto nella favolosa logica umana, che prima cancella e poi eleva, che prima stermina e poi rimpiange. Chissà perché una cultura così esemplare sia stata cancellata, probabilmente per lo stesso motivo che ha regalato l’identica sorte a molti altri personaggi di questa geniale storia.

Una cosa è certa, se gli indiani avessero avuto leggi sull’immigrazione, sarebbero stati ugualmente spazzati via. Per favore, spiegate a Borghezio e compagni com’è andata la storia. Fategli capire che la differenza tra un’accetta e un fucile non sta nella costituzione, ma nell’efficacia nel raggiungere e spengere gli organi vitali.