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District 9



Film by Neill Blomkamp

Nel 1982 gli alieni arrivano sulla terra. Però questa volta, invece che atterrare nella più gettonata Manhattan (dove succede sempre di tutto) si sono fermati con un’astronave gigante sopra Johannesburg senza muoversi più. Dopo qualche mese di stazionamento sopra la metropoli sudafricana un convoglio terrestre è andato a vedere cosa conteneva quella nave apparentemente immobile per scoprire milioni di alieni denutriti, sporchi e in condizioni pessime. Da quel momento per 20 anni i visitatori sono stati stipati in una baraccopoli di Johannesburg creata per l’occasione: il distretto 9. Un luogo dove le creature da un altro pianeta sono trattate come animali, dove regnano caos e anarchia e dal quale ogni tanto scappano facendo incursioni in città che non portano altro che risentimento e xenofobia nella popolazione locale. Ora è arrivato il momento di spostarli da qualche altra parte, ma loro è a casa che vogliono tornare.

Questa produzione di Peter Jackson, diretta da un bravissimo Neill Blomkamp, riesce a fondere tutte le principali innovazioni portate nel linguaggio del cinema negli ultimi 10 anni e spingerle ancora un po’ più avanti in un film con un rigore politico e morale eccezionale.
District 9 si presenta con una metafora lineare: gli alieni come gli immigrati, le creature da un altro pianeta a Johannesburg sono come le creature da un altro paese nel resto del mondo. Ma si tratta di un inganno. Infatti andando avanti con il film ci rendiamo conto che noi (spettatori) non siamo gli umani del film ma gli alieni.
L’immedesimazione è tutta con le creature immigrate, i ruoli positivi esistono solo tra quei personaggi mentre gli uomini sono in tutto e per tutto “il nemico”. Ecco perché i gamberoni, le creature orrende e rivoltanti, solo ad un certo punto rivelano degli occhi grandi, umani e colmi di tristezza.

District 9 fonde un finto documentario, riprese con camera a mano e frenetici cambi di ritmo come si trattasse di un combat film, allinea sequenze che mischiano senza una logica inquadrature tradizionali con punti di vista di videocamere a circuito chiuso o amatoriali. Le videocamere amatoriali come quelle professionali, i telefonini come le videocamere di sicurezza, tutto già contribuisce al racconto della realtà moderna che il cinema se ne accorga o meno. In District 9 questo modo di vedere e far vedere le cose diventa stile.
Interessantissimo anche il marketing sviluppato per questo film.
Il sito ufficiale, D-9, è apparentemente gestito dalla Multi-National United, la stessa compagnia del film, la prima volta che vi si entra sia hanno due possibili scelte, umana o non umana. Inoltre è stato aperto un fittizio blog, in cui tramite un avvocato si cerca di dare pari diritti ai “Non Umani”, sostenendo che la Multi-National United opprime la loro razza.
Geniale!

DETTAGLI:
Durata: 112 min
Paese: USA/Nuova Zelanda
Lingua: Inglese, afrikaans
Formato: 35mm – 2.35 : 1
Colore: Colore
Audio: Sonoro

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