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Solo – a (meh) Star Wars story, la recensione (più o meno SPOILER)



Ok, partiamo subito levandoci ‘sto peso dalla coscienza: a me Solo non è piaciuto affatto.

Ieri sera, uscendo dalla sala nella quale avevano appena proiettato il film di Ron Howard dedicato agli anni verdi del contrabbandiere spaziale più amato della storia del cinema, un pensiero sopra a tutti gli altri si è fatto strada nella mia testa: “devo scrivere una recensione negativa su un film dell’universo di Star Wars”.

Lo stesso pensiero nefasto che mi aveva aggredito dopo la visione del deludentissimo Black Panther (“diamine, devo parlare male di un film MCU”).

Ma, se per le avventure in solitaria di Re T’Challa la delusione fu una sorpresa, in questo caso i prodromi di un’inc**ata c’erano già tutti.

La travagliatissima storia produttiva della pellicola, fra litigi, gerarchie di potere ricordate a bastonate e licenziamenti, culminata -appunto- con l’allontanamento di Lord&Miller e l’arrivo in extremis di Howard alla regia, così come le voci sull’arrivo on set di un acting coach per la star Alden Herehehehrhehrhehrhnehenehch (zio…non potevi chiamarti, che ne so…Alden Colombo?) non lasciavano presagire granchè di buono ma ehi, è un film di Guerre Stellari, c’è il Falcon e Chewie, si va a vederlo lo stesso.

Quello che mi sono trovato di fronte per due ore e venti (altro difetto del film, troppo lungo) è stato un film diviso nettamente in due parti, al di là dell’usanza incivile di dividere le pellicole che ancora và di moda in questa provincia velenosa e visigota.

Una prima metà solo introduttiva e decisamente noiosa, in cui alcuni ottimi spunti vengono sprecati con noncuranza. Ad esempio avrei decisamente voluto passare qualche minuto in più su Corelia, dopo essermelo immaginato per 30 anni e più.

L’impatto visivo col pianeta cantiere su cui è nato Han è fantastico, molto più “urban” e vicino ad un immaginario non sci-fi di quanto mi aspettassi, pieno di anfratti e personaggi peculiari degni, secondo me, di un pochetto di spazio in più.

Buttata un po’ al gatto è anche la gestione dei passaggi stilistici del film, che nel giro di pochissimo passa dall’essere una sorta di Young Adult su giovani teppisti pezzenti al filmone di guerra in trincea, per poi culminare a schiaffi sui denti dello spettatore in un heist movie, ultima parte questa, trascinata innaturalmente a lungo e con scelte narrative risibili come l’assurda morte degli unici due nuovi personaggi coi quali stavo iniziando ad empatizzare (la Val della sempre immensa Thandie Newton e…il tizio con 4 braccia).

Unica nota lieta del primo tempo l’incontro fra Han e Chewbacca, ma con lo wookie di mezzo sbagliare è impossibile (LO SPECIALE DI NATALE NON ESISTE).

Momento WTF supremo della prima metà la “nascita” del cognome di Han, che si chiama Solo perché al momento di imbarcarsi su una nave è da…solo (ve lo giuro, non è una battuta! Fa anche una tirata strappalacrime sul fatto di non avere mai avuto una famiglia salvo parlare a lungo del padre un’ora dopo…mah).

Il secondo tempo procede leggermente più spedito, i nostri eroi devono recuperare un MacGuffin di cui non frega un cazz…coassio a nessuno in sala e lo fanno solo per non finire smembrati da Dryden Vos, il personaggio interpretato telefonando dalla roulotte da Paul Bettany, uno che quando si incazza signora mia lei non può capire che psoriasi e quanto collirio deve usare.

Arrivano anche Lando Calrissian con il Millennium Falcon (con il 30% di naso in più), in compagnia della sua droide L3-37*, il robot comunista che vorrebbe assaggiare il grosso pisMANTELLO di Lando** (doppio spunto che, sulla carta, sarebbe anche stra-interessante ma che è stato sviluppato con la profondità di una pozzanghera), si fa la Rotta di Kessel in meno di 12 parsec retconnando la faccenda dell’unità di misura spaziale e non temporale talmente in stampatello che mancava solo il sottotitolo “Regaz, Lucas non ci capiva un cazzo di astrofisica, accannate”.

C’è un po’ più di azione e coinvolgimento nel secondo tempo, Erhencoso sembra trovare in qualche scena la misura giusta per interpretare un Han decisamente meno saggio, cinico, disilluso e guascone di quello che ci ricordiamo tutti dal 1977 in poi, Emilia Clarke porta a casa la pagnotta con dignità e scollature che Dany Targaryen lévate e ci viene infine fatto un doppio regalo: vediamo la scintilla iniziale e assolutamente imberbe della Ribellione e fa la sua comparsa un personaggio dei prequel che ho sempre amato alla follia ma che non è, mia opinione scevra di serie tv animate, mai stato sufficientemente onorato.

Tutto questo però non basta a risollevare le sorti di un film deludente e che, al netto di Star Destroyer fatti e in the making, wookie e Falconi Millenari, non sembra quasi mai un film di Star Wars, nonostante alla fine ci venga ricordato a chiare lettere che Han è uno che spara sempre per primo (RIP Greedo).

Ron Howard svolge un compitino annoiato e stracarico di fanservice, gli attori -a parte Harrelson che è sempre un figo- non brillano mai di luce propria e la storia non decolla nemmeno quando è messa a calci sulla pista di lancio.

E pensare che i fan hardcore di SW rompono il LandoCalrissian da mesi con Gli Ultimi Jedi.

Mah, non capirò mai il fandom.

VOTO: 5

*Che il nome del droide sia un gioco di parole col termine “Leet”?
**Non è una battuta sporcacciona frutto della caciara in cui è piombata ‘sta recensione, il personaggio dell’Emiliona fa davvero una battuta sulle dimensioni intime di Lando…