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DOVE VANNO A FINIRE I TUBI?
MUSIC

Vacca – Pelleossa



Testo Davide Deiv Agazzi

Sono le 19 e 45 circa di un anonimo mercoledì di maggio.
Sono seduto sul sedile posteriore di una piccola utilitaria.
Parcheggiata nel retro dei Gigli, il centro commerciale di Campi Bisenzio (FI).
Con me ci sono Gnano, giovanissimo mc milanese e Federico Traversa, aka Sandman, autore del libro Pelleossa, biografia di Vacca scritta a quattro mani con lo stesso rapper sardo.

Fuori dalla macchina, Vacca, con le braghe calate, saltella come un pazzo mostrandoci il culo.
A questo proposito: sulla chiappa sinistra ha un asso di picche.

Che è successo?
Rewind.

Vacca è a Firenze per presentare Pelleossa, libro, con cd allegato, che racconta la sua vita e tira una immaginaria riga sulla prima parte della sua carriera. Il suo ufficio stampa mi chiama da Milano: hai voglia di intervistarlo?
Ok.

La presentazione del libro va alla grande: per esser l’anonimo mercoledì di maggio di cui sopra, ci sono oltre 150 ragazzi(ni) ad aspettare il rapper dai lunghi dread. Un successo, non c’è che dire. Moltissimi i giovani, tanto è vero che quando Vacca dice “i maggiorenni tirino su le mani”, beh, le braccia alzate saranno, forse, dieci.

Ma questo conta il giusto. I libri vanno via come il pane (è notizia di ieri il fatto che la prima edizione di Pelleossa, 3500 copie, sia già andata esaurita) i flash si sprecano, baci a abbracci per tutti.

Dopo il bagno di folla riesco finalmente a raggiungere Vacca che mi porta nel già citato parcheggio. Ci chiudiamo in macchina per l’intervista. L’atmosfera è informale, rilassata. L’odore di weed riempie presto la piccola macchina parcheggiata sul retro.

Deiv Vorrei cominciare da una parte dell’incipit del tuo libro. “Perché uno scrittore che ha passato abbondantemente la boa dei trenta dovrebbe perdere tempo con beat, flow, dissing, cappellini da baseball e pantaloni con il cavallo basso?
Sandman Il discorso è presto fatto. Io ascolto moltissima musica, e davvero ho avuto l’impressione che, a livello sociale, la musica italiana sia morta. Non ci sono più tematiche, non si dice più la verità, non si racconta più la quotidianità che vivono i ragazzi, i vecchi, tutta la società. Una volta lo facevano i cantautori. Adesso lo fanno solo i rapper. Con un valore aggiunto: che, mentre i cantautori sono tutti politicizzati, ma politicizzati in una maniera sbagliata, col cuore a sinistra ed il portafoglio a destra, i rapper non lo sono. Raccontano la loro realtà e lo fanno bene. In Italia in questo momento sono gli unici. Non c’è un’altra forma musicale che racconti i nostri giorni. Quindi io, da scrittore, affamato di musica, affamato di testi, affamato di messaggi, sono andato a prenderli nel rap italiano.

Deiv Come mai hai scelto Vacca?
Sandman Qui arriviamo al secondo step. Il primo step era: i rapper raccontano la realtà. Il seconod era trovare qualcuno non omologato, perchè secondo me, il grande limite del rap italiano, e lo dico da fruitore esterno, è il fatto che siano tutti omologati. Sono tutti identici.Ti raccontano quanto sono fichi a letto, quanto sono fichi a fare a botte, da quale posto marcio provengano. Lui era diverso. La prima volta che ho ascoltato Vacca ero in macchina e stavo andando a giocare a calcio. E, cazzo!, lui aveva un modo diverso di raccontare le cose. Non era il classico rapper che ti stava ad invadere il cervello coi suoi problemi o con la sua vita disgraziata quando poi magari la vita l’ha avuta realmente disgraziata più di tanti altri. Poi c’è il discorso di come si pone, delle sue influenze soul che mi piacciono tantissimo, e, quindi, ho ritenuto che fosse diverso, rispetto agli altri. I fatti mi hanno dato ragione. Lui, in Italia, è “qualcosa” che non c’è. Non so neanche se si possa definire rap 100%: cioè, lui sa far rap, viene da quell’ambiente, però secondo me si è evoluto su altre cose. Vacca è Vacca. Che è il massimo per un artista quando arrivi a dire una cosa del genere. Fa rap? Anche. Fa soul? Anche. Canta? Anche. Vacca è Vacca.

Deiv Beh, ti ha fatto un gran bel complimento, no?
Vacca Si, star con Fede ti eleva, ok? In termini proprio di glorificazione della persona. Quando sto con lui scopro qualità che neanche pensavo di avere. Anche perchè non mi sento chissà cosa. Quando è arrivata la richiesta di poter scrivere Pelleossa ho accettato cercando di non scrivere la biografia dell’artista con chissà cosa alle spalle. Assolutamente. Io ho cominciato nel 2003, la mia gavetta è iniziata nel 96. Un lungo perocrso pieno di sacrifici, di lotta, per riuscire a realizzare il mio sogno che era appunto quello di vivere della mia passione. Di poter far musica in qualsiasi momento della mia giornata senza esser legato ad orari di lavoro o di altre cose non legate ai miei interessi.

Deiv Come ha funzionato il processo di scittura del libro?
Vacca Beh è Federico che ha scritto il libro. Ci siamo incontrati più volte a casa mia, durante il tour di “Sporco”, lui aveva il registratore ed io parlavo, parlavo, parlavo. Lui è capace di tirar fuori ricordi quasi rimossi. Ho sempre parlato delle mie esperienze personali, pochissimo di quelle familiari. L’ho fatto la prima volta in questo libro. Avevo letto un libro, una raccolta di lettere di Nikki Sixx, dove nell’intro, da ex tossico, diceva “se bisogna scrivere una biografia e parlar di sé stessi bisogna anche avere il coraggio di non vergognarsi di quelle che sono state le nostre scelte personali.”
Sandman “The heroin diaries” è il titolo del libro, dove lui raccontava della sua dipendenza nel tour di promozione di “Girls, girls, girls”.
Vacca Dr. Pheelgood è uno dei miei dischi preferiti. Di sempre.
Sandman Lui era completamente fuori, aveva le allucinazioni, vedeva i nani messicani oppure si nascondeva nell’armadio armato di tutto punto.
Vacca Però ha avuto il coraggio di dirlo.
Sandman La gente, se dici cazzate, lo sente.

Deiv Dici? Guarda chi ci governa!
Sandman Si. Soprattutto i ragazzi giovani, lo sanno, lo sentono, hanno come il fiuto. Te lo ricordi Vanilla Ice? Quando uscì Vanilla Ice erano pazzi in America. C’erano lui ed Mc Hammer. Poi la gente si è resa conto che era un cazzone che diceva un sacco di cazzate e che veniva da una famiglia ricchissima, che il padre gli pagava i dischi e che non era neanche lui a rappare. Si è messo a fare crossover alla Korn, si è messo a fare musica melodica, si è messo a fare le corse in moto: la gente non gliel’ha perdonata. Hai detto cazzate, vai a casa.

Deiv Tu invece sei molto esplicito, anche quando parli dei vari personaggi della scena rap italiana che ricorrono nel tuo libro. In particolare, sulla scena italiana, dici: “buona cultura musicale, pubblico di merda, immobilismo totale, gelosie, invidie e zero voglia di sperimentare.”
Vacca Allora: per quanto riguarda la scena hip hop intendo anche il pubblico, che fa parte della scena. La frase era riferita a questo: quando tu vai a fare un concerto, a seconda di dove vai, ci sono i tuoi fan. Ma poi ci sono anche quelli, li vedi attaccati ai muri, che fan finta di non divertirsi ma vengono comunque al tuo concerto. Che son gli stessi che poi magari van su internet a scriver male di te. Qualcuno si è sbattuto per arrivare a fare questo, capito? Non sono solo calci nel culo con la gente che ti dice “vai pure sul palco tu che sei più bello degli altri.” Non è così. C’è dietro una gavetta lunga, c’è dietro un lavoro non indifferente, che è fatto esclusivamente per far arrivare alla gente la tua musica, il tuo pensiero. In Italia, qualsiasi genere tu faccia, ogni genere che si porta dietro una scena, una cultura giovanile, appena arrivi un tantino in alto nessuno ti supporta. Tutti cercano di infangare il tuo nome, per far in modo che nessuno riesca a prendere il volo in modo corretto. Quello era il senso. Il pubblico non è di merda. Il pubblico di merda è quello che fa parte della scena ma non fa nulla per contribuire a far sì che questa scena possa andare un po’ più in alto. C’è gelosia, c’è competizione, e non si parla di colleghi, si parla proprio di pubblico e artisti. Poi ci sono anche quelli che ti supportano anche perchè altrimenti io e te non saremmo qui a parlare. Che è poi la parte più genuina del pubblico, quella fatta da ragazzi che amano divertirsi e che trovano non ci sia nulla di male se un artista riesce a far qualcosa di più del solito percorso di un artista che non arriverà mai a far nulla, capito? Quando tu arrivi a non far un cazzo sei il loro artista. Quando sei uno sfigato, che non conosce nessuno e vendi tre dischi, allora sei un mostro. E qui non ti parlo di hip hop, parlo proprio di pubblico italiano. Qualsiasi genere tu faccia, tira via il pop di Vasco o Eros. Ma dove esistono forum, gli artisti vengono costantemente massacrati. Tu non leggi mai cose come “eh ma questo è arrivato su Mtv, finalmente passano la nostra musica..NO!” Quando arrivi a passare su Mtv diventi commerciale e questi che ti scrivono queste cose sono gli stessi che fanno i demo che vorrebbero vendere e che non riescono a vendere. Quindi una volta che tu vendi una cosa sei commerciale in QUEL senso, non esiste musica commerciale, ok? Esiste musica commerciabile, e musica che fa cagare, di cui i demo non son vendibili perchè fa cagare. Molto spesso queste sono le persone che vengono ai tuoi concerti per storcere il naso. Li vedi anche ridere, capito? Perchè son robe che loro.. magari salissero su quei palchi!

Deiv Ok. In un altro punto del libro tu scrivi “In Italia non ci volevo più rimanere.” Ed io ho pensato che fosse una cosa triste. Condivisibile, ma triste, perchè stavamo perdendo un artista nostro. Poi però, più avanti nel libro dici anche “Dall’Italia mi arriva il lavoro.” E allora ho pensato che, in fondo, il furbo eri tu.
Vacca Non è questione di esser furbi.

Deiv Sia chiaro, lo dico nel senso migliore del termine.
Vacca Certo. Tu vivi a Firenze giusto? Beh, Firenze è ancora una città vivibile. Se tu abitassi a Milano sentiresti l’esigenza di venir via, da persona libera quale sei o da persona che invece lavora dalla mattina alla sera. A Milano son stati tolti tutti gli spazi. Tu sai che a Milano ci saranno 3 o 4 centri sociali, prima erano 30. Io non è che vivessi nei centri sociali, però ogni tanto ci andavo per vedermi un concerto, per divertirmi, per stare tranquillo, in un posto con gente con cui mi piace passare il mio tempo. Siam stati privati di tutto. Allora ti dico: la prima volta che sono stato in Giamaica ho visto un posto povero, un mondo povero, ho visto la gente che muore, ho visto i bambini che vivono nelle macchine, ho visto la gente che non ha i soldi per comprarsi il pane e quindi mi dicevo “cazzo, in Italia stiam veramente bene.” Se io ti dico che in Italia non ci volevo più stare, e lo dico da persona che comunque vive bene in Italia perchè le date ti portano soldi, ok non vendi più tanti dischi perchè la gente ruba la musica, ruba il nostro lavoro legalmente su internet, quindi non è questione di sputare nel piatto dove si mangia. Io sono orgogliosissimo di esser nato in Sardegna, sono fiero del nostro paese, però non ci puoi più viver bene. Perchè ci han tolto tutti gli spazi. In Italia l’unica cosa che puoi fare è lavorare da mattina a sera, metter via i tuoi soldi perchè magari vuoi comprarti qualcosa ma che poi devi dare al governo per pagar le tasse. Il futuro qui non esiste, ed io ci credo molto meno di tanti giovani che han speranza nel futuro. La scelta qual era? Stare qui a lavorare come un cane per fare lo schiavo di gente che non fa un cazzo, ruba i soldi e si scopa le bambine? No, non ci voglio più stare qua.

Deiv Visto che hai tirato fuori l’argomento, come si sta in Giamaica? Un’altra isola era l’unica destinazione possibile per un sardo?
Vacca Dovevo scrivere “Sporco” e mi sentivo soffocato. Sentivo di aver ancora tanto da dire ma mi sentivo soffocato. Forse per gli spazi che eran venuti a mancare, forse perchè non riuscivo più a vivere come prima, forse per la storia con la mia ex che era finita.. insomma, avevo bisogno di riprendermi un po’ con la testa. Avevo un po’ di soldi da parte ed uno dei miei migliori amici, Cristiano, del Golden Bass Sound, uno dei sound storici di Milano, mi ha detto “vai in Giamaica.” Sono andato lì senza saper neanche dire “ciao” e poi mi sono innamorato di questo posto, di questa gente che ride sempre pur non avendo niente e ho riacquistato il senso della vita. Ho ri-imparato a godermi le piccole cose, anche solo guardare una foglia e pensare “nel momento in cui morirò anche questo mi mancherà.” O prendere un frutto da un albero. Cosa che a Milano..un frutto? Non esiste frutta a Milano. Per dire, una cazzata se vogliamo, però è tutta un’altra roba. Qui in Italia io cammino per strada e mi ferman tutti: per tanti sarebbe la meta. Sai avere la gente che ti fa sentire chissà chi..ho preferito tornare a come erano le cose dieci anni fa, quando non mi conosceva nessuno, ripartire da un altro posto e cercare nuove mete. Ho messo su famiglia, ho fatto una bambina, sono diventato papà e questo mi ha responsabilizzato un attimino. Non sono cambiato, la testa di cazzo rimane sempre, però la bambina ti fa pensare un po’ di più. Quando ci son da fare determinate cazzate la bambina ti ci fa pensare 3 o 4 volte, a differenza di prima che, nemmeno due secondi e le facevi. La Giamaica ti insegna tanto. Proprio perchè la gente è forte, non ha un cazzo, e si gode la vita. Va a ballare. L’unica cosa che hanno è la musica, la sera si va a ballare ed è festa per tutti. Poi la mattina dopo ti svegli e sei di nuovo nella merda vera. Non come qua, che c’hai la mamma, il papà, il cibo non manca mai, non abbiam motivo di andar in piazza a lamentarci come molti altri paesi stanno facendo da un po’ di tempo a questa parte. Noi non ne abbiamo motivo. Ci lamentiamo ma abbiamo tutto. Basta prendere un aereo per vedere gente che non ha un cazzo. Tutte le comodità a cui sei abituato qua.. dall’ascensore, al cesso.. mi son sentito un po’ piccolino quando mi mancavano determinate cose che non avevo e mia mamma si faceva il culo per me e la mia sorellina per tirarci su, da sola. Andava a pulir le chiese, le case dei ricchi e magari non sempre era rispettata da tutti, però ci dava da mangiare. Allora apprezzavo qualsiasi cosa, come un pezzo di pane con una sottiletta: adesso riesco a sentire le stesse cose. Mi sento più forte. Adesso vivo lì, perchè il mio paese ci ha tolto la libertà, e dico “ci” perchè non parlo per me stesso, parlo per i giovani. Io comunque vivo bene. Sono cresciuto nella merda ma ho tirato fuori la testa solo da pochi anni. Ma me lo ricordo bene di quando avevo la testa nella merda.

Deiv Cosa pensi del fatto che sei ascoltato principalmente da giovanissimi?
Vacca Loro sono il futuro. E’ il futuro che si spera un giorno si svegli e capisca come riprendere in mano la propria vita. Perchè qui si parla di vita. Siamo nel 2011, si parla di catastrofi nel prossimo anno ma non si dice come avvengono le catastrofi. Se vai su internet e ti informi un po’ vedi che ci sono tante cose che la gente non sa..haarp..illuminati..tante cose. Magari son loro che voglion farci credere ‘ste cose per incularci in altri modi. Io mi informo. Faccio il papà, passo il tempo in studio ma mi informo, perchè non mi tornano i conti. E Vacca in questo disco è cambiato in questo. Ho tentato di far capire ai ragazzi che c’è un modo per informarsi e c’è chi ci sta prendendo per il culo alla grande. Non vivo più alla giornata, così come continuo a non costruirmi un futuro, ma perchè so che il futuro adesso è incertissimo. Molto più di questo presente. Sto attento e quando vedo robe strane nel cielo.. e ne ho viste tante.. cerco di capire se son scemo io e mi faccio troppe canne, oppure se tutti si fanno troppe canne e siamo tutti scemi. Però certe cose ti aprono più la testa che chiudertela, e forse proprio per questo sono illegali. E questo non è un consiglio ad abusare di qualsiasi tipo di cosa, è proprio che tutto quello di sbagliato che ti sta dicendo la società non è così sbagliato. Ci stanno indrizzando da una parte, che è dove vorrebbero farci andare, ma c’è qualcuno che si sta svegliando e ci sta facendo capire che la via non è quella giusta. Si tratta di ritornare un po’ indietro a cominciare a far due calcoli, e cominciare a dire: questo non esiste, questo non è vero, questo non esiste, questo ce lo stan facendo credere. Ma ripeto: nel mio paese non vedo questa voglia di cambiare.

Deiv Ok, ultima cosa, anche se mi rendo conto che non ha molto senso. Sapevo che ti avrei dovuto intervistare e, parlando con la gente, in diversi mi han detto “no, ma quello è un nazi!”
Vacca E’ vero! Guardami! (ride)

Deiv Sei al corrente di questa voce su di te?
Vacca Ma si! Perchè c’è stato un dissing con Inoki e loro attraverso amici di amici a cui sto sul cazzo han detto che ho tatuate le svastiche.

Deiv E’ esattamente la voce che mi è arrivata.
Vacca Ne vedi svastiche? Se vuoi mi spoglio.

Deiv Guarda, non mi devi dimostrare niente.
Vacca Ti dico, nella mia infanzia, l’unica cosa che ho fatto è stata trascorrere cinque anni negli stadi d’Italia.

Deiv A seguire il Cagliari?
Vacca A seguire il Cagliari. Nelle curve d’Italia, come a Firenze, come in tutte le città d’Italia c’è la gente di destra e quella di sinistra. Io, ripeto, non ho mai fatto politica in vita mia, son solo andato allo stadio. Se uno la pensa in un modo o in un altro sono cazzi loro, io andavo a vedere il Cagliari, nessuno è mai stato un nazi skin come dicono, nessuno ha svastiche tatuate, la mia ragazza è di colore, mia figlia è mulatta, il marito di mia mamma è arrivato in casa mia che avevo 10 anni e pensa che arriva da Tunisi. Quindi un nazi col patrigno tunisino, la quasi moglie nera e la bambina mulatta diciamo che non rispecchia proprio le caratteristiche del nazi di destra o di qualche altro cazzone fascista o neo-nazista.

Deiv Quindi eri al corrente di questi voci?
Vacca Certo! Queste voci continuano a prendere fuoco perchè il look è proprio quello capito? Allora capisci bene che tu stavi parlando con degli imbecilli, perchè se tu mi guardi come fai a dire che sono un nazi? Ho una stella rossa tuatuata in pancia da vent’anni! Chi mi conosce mi ha sempre visto al Leoncavallo, al Conchetta, da quando avevo 13 anni. Può essere che fossi una nazi a 3 o 4 anni, neanche mi ricordo se avessi i baffetti tipo Hitler.. non dovete farmi questo tipo di domanda, perchè se fai queste domande capisci bene che stai dando retta a degli idioti. Era una cosa che io consideravo chiusa, perchè è evidente che non è così.

Deiv Va bene. Ma sai quando te lo senti dire da una persona, poi da una seconda, poi da una terza..
Vacca Ma sai come è nata questa cosa? Per via di quel dissing.. però è come se io ti vengo a dire “guarda, io con quello ci ho litigato, però l’altro ieri l’ho visto volare perchè ha i capelli lunghi che fanno da ali.” Ci arrivi da solo no? Il gruppo di cui io facevo parte, gli Azhilo Nitro, è un gruppo di ragazzi dei centri sociali proveniente appunto da Leoncavallo, Conchetta, Baraonda e Torchiera. Un gruppo di neonazisti dei centri sociali no? (ride) Quindi si, dopo tutto questo parlare ti dico si!, ero un nazi skin del Leoncavallo, col padre tunisino e che ha fatto una bambina di colore e tutto il resto. Si, ero un naziskin, ne ho tutte le caratteristiche. Sono coerentissimo col pensiero neonazista, ho fatto una bambina mulatta con una ragazza di colore, sono stato cresciuto da un tunisino, e mi danno del razzista. Basta.

Deiv Ok.

Riavvolgiamo veloci il nastro fino all’incipit della nostra storia.
E’ in questo momento che Vacca scende di macchina e, saltellando come un matto, pensa bene di mostrarmi il tatuaggio che ha sul culo.
Un culo secco, bianchiccio.
Un culo pelleossa.