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L’arte della gioia: Infantile, pneumautica, psichedelica



L’impatto è psichedelico. Gigantesche figure di plastica, gonfiabili, alte da tre a dodici metri, hanno preso possesso di fazzoletto di terra a Manhattan, fra i grattacieli che costeggiano l’Hudson River e le villette a schiera “brownstone” di Chelsea. Sono pupazzoni a strisce fluorescenti, enormi, come allegri galeotti rinchiusi tra le mura della metropoli, che ti fanno pensare a Super Mario Bros e a quei funghetti virtuali che ti rifornivano di poteri magici. Sospesi a mezz’aria, sopra la struttura sopraelevata di una ferrovia merci dismessa, invitano i passanti a giocare, a toccare, ad allungare la mano, come in un vecchio negozio di caramelle, dove ancora si trovano gli stecchi di zucchero strisciati, rossi e bianchi, verdi e blu…

L’installazione è intitolata “Rainbow City” (cittá arcobaleno), ed è stata realizzata da Friends With You, un collettivo di artisti di Miami a cui piace appunto stupire il pubblico con allegre strutture gonfiabili, grazie al supporto finanziario di AOL (America On Line), mega marchio storico del business internet negli USA. “Un luogo di magia, fortuna e amicizia”, recita una grande scritta al suo ingresso, che puoi raggiungere solo dopo essere salito sull’High Line, ovvero su quella ferrovia abbandonata per decenni, che una volta serviva a muovere le merci in partenza e in arrivo dai velieri alla fonda nella rada di New York, e che adesso, dopo una sapiente operazione di riqualificazione urbana, è stata trasformata in un gioiellino verde, un parco lungo e sinuoso sospeso su piloni.

“L’High Line è come un arcobaleno nel mezzo della città,” spiegano Samuel Borkson e Arturo Sandoval, i due giovani trentenni che sono la forza motrice di Friends With You, e che sono stati invitati a celebrare con questa loro bizzarra opera proprio l’inaugurazione del secondo tratto del parco sopraelevato (il primo segmento fu aperto al pubblico due anni fa, un’ulteriore estensione e’ ancora in fase di riabilitazione). “Rainbow City”, dicono ancora i due, “è quello che trovi alla fine dell’arcobaleno”. Un tesoro, quindi, se vogliamo prendere per buono quello che ci insegnano le favole, sia pur temporaneo.

I newyorkesi, per quanto gli stereotipi li possano descrivere come gente frettolosa e blasé, sembrano aver accettato con entusiasmo lo spirito dell’iniziativa. “C’è qualcosa di magico qua”, commenta David, giovane professionista locale, mentre visita Rainbow City con Keeli, la sua ragazza: “Nei palazzi qui intorno non capita di trovare uno spazio dove puoi entrare, e saltare, e guardare le stelle”. Stimolare la partecipazione attiva del pubblico era l’obiettivo numero uno degli organizzatori, come conferma un altro cartello all’entrata, che assomiglia ad un foglio di istruzioni per l’uso: “Rainbow City invita i visitatori ad interagire con un panorama vibrante di sculture pneumatiche con capacità di reazione”.

Friends With You sostiene di aver trovato ispirazione, tra l’altro, nel Festival Hindu di Holi, un evento dove i fedeli si gettano acqua colorata e polveri brillanti l’uno sull’altro, come in una sorta di sfrenato Carnevale. Il collettivo spiega che le sculture gonfiabili di Rainbow City sono state fabbricate con materiali dai colori intensi, e forme che paiono abbracciare il visitatore, e sono accompagnate da elementi sonori ripetitivi che amplificano ulteriormente l’esperienza sensoriale, per incoraggiare il pubblico a far correre la fantasia. “Un desiderio che si avvera,” dice lo slogan dell’allestimento. E l’idea è che “un paesaggio surreale di puro divertimento” possa risvegliare la coscienza del fanciullo dentro ognuno di noi.

In pratica questo puó voler dire entrare in un funghetto e “rimbalzarci” dentro (l’interno è una sorta di enorme tappeto per saltare, la cupola è coperta di stelle, la fila dei ragazzini avidi di provare il brivido del gioco impone una lunga attesa). Oppure infilarsi in un tendone gonfiabile, che sembra un gigantesco aglio, dove c’è un totem intorno a cui si può girare, e girare, e girare… I bambini si divertono, ma gli adulti si stupiscono. E nell’era dell’impazienza, la sorpresa è un grande regalo. “Dovrebbero essercene di più, di posti così a New York”, afferma Sujoy, giovane coreano che vive a Manhatthan per frequentare l’università: “Se ce ne sono altri, vi prego, ditemelo, perché ancora io non li ho incontrati”.

In una metropoli che continua a fare i conti con i postumi di una crisi finanziaria mai vista prima (seguita da licenziamenti di massa a Wall Street, un mercato immobiliare congelato, un’ondata di negozi che hanno chiuso i battenti) questa allegria spensierata pare più che benvenuta. E se Rainbow City è un progetto a scadenza, l’High Line è giá diventata il simbolo di un nuovo modello di sviluppo. A guardarla dall’alto, come non di rado capita di poter fare a New York, si riesce a capire che una volta, nemmeno troppo tempo fa, quel tracciato ondeggiante tra vecchie fabbriche e magazzini era una delle arterie vitali della vocazione industriale della metropoli. Oggi, a starci dentro, a guardarla dal basso, si resta invece come intrappolati in una flora rigogliosa, un giardino che cresce lungo i lati di una passeggiata pedonale, con cura minuziosa nella scelta di fiori, alberi e arbusti.

La riqualificazione di quella sopraelevata, da ferrovia ormai inutile, invasa da erbacce e cumuli di spazzatura, in un rigoglioso giardino con vista romantica del tramonto sul lungofiume, è il risultato dell’ostinata determinazione di un drappello di artisti e residenti locali, che si sono battuti per anni per salvare l’High Line dalla demolizione, insistendo che quella struttura era un piccolo tesoro di archeologia industriale. L’amministrazione della città ha contribuito alla fine 115 milioni di dollari alle opere di restauro. Quel modesto investmento ha stimolato a sua volta l’arrivo nella zona di due miliardi di capitali privati, spesi per costruire nuovi immobili, ristoranti, boutiques, gallerie d’arte. Architetti di grido hanno accettato di progettare edifici futuribili nella zona. Il valore delle proprietà immobiliari e’ raddoppiato. Canali Tv e colossi internet come Google hanno scelto di spostare i loro uffici nell’area. E c’è chi ha calcolato che la presenza del parco e delle sue attivita’ abbia creato 20.000 nuovi posti di lavoro. Insomma, alle favole si puó credere o no. Ma il tesoro alla fine dell’arcobaleno in questo caso non è poi cosí virtuale.

Il sito di Friend With You: http://www.friendswithyou.com/
Rainbow City e’ rimasta aperta dall’8 giugno al 5 luglio 2011