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Band of Outsiders: La dolce rivincita del fashion nerd…



“Outsider” è forse l’aggettivo più improprio per descrivere la posizione attuale di un fashion brand emergente e iper americano come Band of Outsiders. Lo abbiamo visto a Firenze, dove il marchio e’ stato l’ospite d’onore di Pitti Uomo 80, nella splendida cornice di architettura modernista anni ’30 del cortile della Ex Manifattura Tabacchi. E dove alla presenza di tutto il gotha della piu’ importante fiera della moda maschile italiana, incluso il sindaco della citta’ Matteo Renzi, ha presentato una sfilata tutta ispirata al mito di West Side Story, proponendo una collezione primavera/estate 2012 ricca di colori e rivisitazioni anni ’50, sapendo unire nuovamente lo stile americano e italiano in maniera eccezionale.

Eppure, mai si potrebbe dire che “outsider’ sia un aggettivo scelto per caso dal creatore di questa new label, Scott Sternberg, un trentaseienne che nonostante un fisico mingherlino da nerd, e un paio di occhiali da vista retro’ che fanno pensare a due vecchi tubi catodici, nel giro di pochi anni ha ribaltato completamente le sorti della sua vita.

Californiano di Los Angeles, Sternberg ha infatti abbandonato nel 2003 una carriera di “talent agent” a Hollywood per cominciare a fare quello che sta facendo adesso… Si, esatto, una definizione più che generica, dato che lui stesso ha dichiarato più volte di non aver cambiato mestiere perche’ aspirava a sfondare nel fashion business o affermarsi come grande stilista d’avanguardia.

Più semplicemente, ma non per questo con meno valore, lui ha voluto creare un brand partendo dalla decostruzione di capi classici del “look americano”, una ricerca che poi si e’ evoluta in ben quattro linee differenti (una uomo, una di polo e due di abbigliamento donna).

Le sue collezioni sono mascoline, un po’ nerd, ma di grande gusto e qualità. Lo stesso Sternberg ha detto di aver cominciato pensando a prodotti che volesse indossare lui stesso, concentrandosi in particolare all’inizio su camicia e cravatta. “Un uomo, indipendentemente da quello che fa, avrà sempre bisogno di una buona camicia e di una buona cravatta,” ha dichiarato lui, ed effettivamente, al di là di tutta la grande storia della moda maschile e le sue mille sfaccettature, sembra pressoché impossibile non dargli ragione.

Lo stile “preppy” è stato inizialmente il cavallo di battaglia del marchio, che ancora oggi porta segni indelebili di quella policroma classicità americana, unita ai più tradizionali tagli italiani. Un giusto mix che è riuscito ad agganciare diversi target d’età e che ha saputo combinare capi differenti creando un ampio ventaglio di stili e outfits.

L’incoronazione di Sternberg è arrivata nel 2009, quando ha vinto il premio del Council of Fashion Designers of America. Questo però non ha smosso il suo carattere e le sue idee riguardo al brand, continuando a puntare sulla qualità e sulla ricerca stilistica, più che sulla potenziale nuova mondanità della vita che gli si sarebbe potuta proporre.

Persino quando si parla strettamente di sfilate, e quindi di lavoro, il suo punto di vista è molto radicale, “A rat fuck shit show” e’ la sua definizione della New York Fashion Week, il doppio appuntamento annuale che rende mondanità e celebrities linfe vitali per il proprio scorrere.

Non esistono negozi mono-marca Band of Outsiders, e le campagne pubblicitarie del marchio si basano su scatti Polaroid, con dei set apparentemente molto basilari e non costruiti. Tutti questi elementi sembrerebbero dare adito alla continuazione delle proprie origini indie, senza però arenarsi o rifiutando di evolversi. Scott Sternberg ha spiegato in una recente intervista “di cercare qualcosa di più onesto e umano all’interno della moda e nell’immaginario che la circonda”.

Un proposito nobile e virtuoso, che sembrerebbe in contrasto con i 550 dollari richiesti per acquistare un paio di pantaloni chinos di Band of Outsiders. Qui potrebbe partire l’indignazione e lo scandalo di chi sta leggendo, dando spazio a pensieri infamanti verso il signor fondatore e il suo bel marchio. Ma dietro quella che sembrerebbe una discordanza implausibile c’è una spiegazione molto basic.

La qualità dei capi di Band of Outsiders è data dai materiali e dalla cura estrema della lavorazione. Per realizzare di un singolo paio di chinos, oltre a cotone importato e altri materiali di pregio, occorre il lavoro di una ventina di persone, tutte impiegate presso una fabbrica di Brooklyn, a New York. Per un brand che punta a reinterpretare la tradizione di un look “All American”, c’e’ insomma una certa coerenza nella scelta di alzare i costi, e quindi i prezzi al dettaglio, pur di produrre in madre patria una buona parte della propria collezione.