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C’era una volta a Roma



Un’orchestra di cinquanta elementi diretta da Massimo Nunzi, una ventina di solisti (Dino Piana, Fabrizio Bosso, Giuliano Palma, Petra Magoni/Ferruccio Spinetti, Colle der Fomento, Daniele Tittarelli e parecchi altri) per celebrare una quindicina di compositori italiani di soundtrack ’60-’70. Il tutto diretto artisticamente da David Nerattini e Silvia Volpato con l’arduo compito non solo di onorare parte del patrimonio sonoro nostrano, ma tentando anche di combinare in maniera innovativa gli artisti scelti tra i più interessanti esponenti del jazz, del rock e dell’hip hop, e di confezionare la già originale formula con uno stile personale e raccontare uno spaccato del cinema di genere italiano. Sfida difficile ma vinta pienamente.

La potenza dell’orchestra dava voce alle già potenti partiture sulle quali si è fatto un certosino lavoro di ricerca durato mesi: Nerattini ha selezionato 24 brani affidando a Nunzi trascrizioni, adattamenti e carta bianca per riarrangiare tutto.
“Non esisteva traccia dei brani, ho dovuto riascoltarli e trascriverli. Ma il problema ulteriore era che…ogni brano durava un minuto. Quindi”, spiega Nunzi, “ho preso quelle cellule melodiche e ritmiche e stilistiche del periodo ed ho ricostruito dei possibili sviluppi, chiaramente arbitrari, ma molto coerenti col suono originale”.
Alle spalle dell’orchestra, inoltre, sfilavano i video curati da Luca Barcellona e Sean Martin, in pieno stile vintage (ma curatissimo) per immergersi ancor di più nell’atmosfera di un’epoca musicale e cinematografica che ha ancora molto da dire.

Robusto e solido, lo spettacolo si è strutturato con una scaletta divisa in blocchi: il primo dedicato al poliziesco (“Mark il poliziotto”, “L’ultima chance”, “L’uomo dagli occhi di ghiaccio”, “Sangue di sbirro”, “Città Violenta” ), il secondo al western (film “C’era una volta il West”, “I Crudeli”, “Django”, “Preparati la bara”), il terzo alla commedia (“Smog e “I soliti ignoti”) e il quarto alla fantascienza e al thriller (“L’umanoide”, “La terrificante notte del demonio”, “Sette note in nero), con un finale dedicato a un medley da “Profondo rosso”, o meglio, dai brani composti da Gaslini (ed eseguiti dai Goblin). Sopraffina l’esecuzione della hit morriconiana (unico brano celebre della serata) “L’uomo con l’armonica” eseguita dal solista Juan Carlos Zamora.

Evitando quell’atmosfera nostalgica e malinconica che spesso iniziative di questo tipo rischiano di possedere, la serata ha centrato l’obiettivo desiderato: cioè quello di gridare forte che per apprezzare compositori come Bacalov, Umiliani, Reverberi, Cipriani, Piccioni, Nicolai non dobbiamo aspettare l’ennesimo producer o filmmaker oltreoceano che ce li fa ri-scoprire. Basta guardarsi intorno.