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Mitsurin: “sconvolgere” il breaking per riscoprirne l’anima



Dedicated to all those for whom
breaking is the way of life…
cuz life… IT’S LIKE A JUNGLE…

Potremmo semplicemente chiamarli Max & Buzz, ed a pensarci bene sembrerebbe quasi il nome di un duo comico… Invece, Renato Scapecchi e Maksym Babunov sono due tra i più rappresentativi e talentuosi breakers che abbiamo in Italia. Alcuni di voi conosceranno già Renato, aka Buzz, che è stato per anni, ed è tutt’ora, uno dei punti di forza della crew di Gold; mentre Max, già al primo impatto, avendolo conosciuto solo in occasione di questa intervista, risulta subito un ciclone di energia, carisma e simpatia. I due sono contraddistinti da un affiatamento molto forte. Nella danza ognuno è la spalla dell’altro, nessuno dei due è il leader, ma assieme danno vita ad una perfetta simbiosi. Li abbiamo incontrati per parlare del loro nuovo progetto, Mitsurin, e un sacco d’altre cose.

Ciao Renato, ciao Max… Mitsurin e’ un progetto solo fra voi due, eppure voi siete molto legati anche alla vostra crew di breaking. Giusto? 

Renato: Certamente, tantissimo! Io e Max siamo contentissimi di appartenere alla nostra crew, Licence To Chill, una realtà che alla fine non è neanche un vero gruppo, una vera crew, e neanche un team. È semplicemente un insieme di persone che vivono il breaking, la danza, in un certo modo, e si sono unite per questo. I componenti della formazione, oltre a me e a Max, sono Fabio “Takeo” di Bologna, dei Wired Monkeys, e Marco “Cima” di Ortona, dei Rapid Soul Moves.

Max: Tra l’altro, l’avventura di Mitsurin è nata in maniera del tutto spontanea, così come due anni fa, in Francia, quando noi quattro fummo invitati a una battle con crew provenienti da tutta Europa, e nacque Licence To Chill. Da quel viaggio assieme, da quel contest (che tra l’altro abbiamo vinto), dalle risate che ci siamo fatti, e dal modo in cui ci siamo comportati durante la battle, abbiamo capito che, al di là dell’amicizia, assieme riuscivamo a trasmettere molte più cose nella danza.

Tra l’altro, poche settimane fa, proprio come Licence To Chill, vi siete pure aggiudicati il titolo di “best show” al Battle Of The Year Italy.

Renato: Sì, è stato figo! Ci siamo molto gasati. Con noi poi c’era pure Eddy, altro membro – come Cima dei Rapid Soul Moves – che per quanto riguarda il breaking la pensa esattamente come noi. Chi vede il video dello show capisce cosa intendiamo, il perché del nome Licence To Chill... Divano, birre, patatine e via. Farsela prendere bene insomma…

E Mitsurin che cos’è? Perché questo nome invece?

Renato: L’obiettivo di Mitsurin è quello di decontestualizzare un poco il breaking e portarlo in situazioni più varie. Sconvolgerlo… Anzi no, il contrario, non sconvolgerlo… Vogliamo far qualcosa di diverso, qualcosa che arrivi anche a un pubblico differente, senza però perdere l’anima pura del breaking. Lo show è tutto basato sull’improvvisazione, che secondo noi è la grande forza del breaking. Abbiamo dato allo show il nome Mitsurin, che significa “Giungla”, perché con la nostra danza cerchiamo di esplorare nuovi ritmi e nuove forme, come se fossimo degli esploratori che si avventurano appunto in una giungla incontaminata. Lo abbiamo scritto anche in un video dei Licence To Chill: per noi il breaking è uno stile di vita, e a sua volta la vita può essere una giungla. Da qui un nome associato con la lingua giapponese, anche perché le musiche saranno tutte con percussioni giapponesi. Spesso utilizziamo la musica dei Kodo, un gruppo molto conosciuto in Giappone, che esegue interi spettacoli solo con percussioni.

Quindi per ogni data di Mitsurin proporrete qualcosa di diverso?

Renato: Sicuramente! C’è un’impronta che dà lo scheletro dello spettacolo, però tutto il resto è improvvisazione. Una struttura c’è, perché quando si parla di freestyle, la gente potrebbe dire: ”Allora è una cazzata buttata lì!” NO! E’ un’improvvisazione, ma c’è comunque uno studio. Ci siamo ascoltati la musica tremila volte. Ci siamo messi in sala a provare degli scambi per ore ed ore. È quindi ovvio che alla fine ci sia un minimo di costruzione. Però non vogliamo neanche togliere la potenza dell’improvvisazione..

L’idea del progetto come vi è venuta?

Renato: È nata perché tempo fa mi è capitato di eseguire una performance per Harlequin, che è leader mondiale di pavimentazioni per la danza, e mi fu proposto di creare una situazione come questa. La cosa mi piacque molto, fu super divertente, super stimolante. Poi, dopo, con Max, è nato questo rapporto partendo da Licence To Chill, con cui abbiamo fatto diverse competizioni, soprattutto all’estero, ed assieme abbiamo fatto anche una svariata quantità di battle 2 VS 2. Quindi si è creato un certo feeling, percettibile fin dall’inizio, che nel corso di un paio di anni è cresciuto in maniera esponenziale, e ci siamo detti: “Facciamo veramente qualcosa insieme, cazzo!”

Puoi spiegare meglio l’obiettivo di uscire oltre la scena del breaking?

Renato: È un’idea che mi gira in testa da diversi anni. Il breaking ha una potenzialità enorme, che spesso, anzi la maggior parte delle volte, non viene utilizzata. Se la gente va a teatro a vedere uno spettacolo di danza contemporanea, perché non dovrebbero farlo altrettanto volentieri per uno spettacolo di breaking? Il breaking, per me, ha tutte le carte in regola per essere trattato come altre forme di danza contemporanea. Artisticamente non ha niente da invidiare, anzi, ha un potenziale ben maggiore. A livello di spettacolarità è avanti anni luce. E anche a livello di improvvisazione. E siccome la nostra forza è proprio l’improvvisazione, usiamola!!!

Il fatto che il breaking non viene considerato molto rispetto ad altre forme di danza è qualcosa che avete notato anche all’estero?

Renato: All’estero la mentalità è più aperta. Ci sono molte compagnie che fanno spettacoli hip hop nei teatri. A noi stessi è capitato di essere presenti in alcune di queste serate. I teatri erano pieni di gente!

A tal proposito, mi fai tornare in mente un’intervista di Stritti, pubblicata su Mood Magazine proprio a Eddy, dove raccontava di quando è arrivato all’aeroporto in Corea, per partecipare a un contest, e il poliziotto al controllo passaporti, appena l’ha visto, gli ha fatto: “B-boy?”. Una cosa così da noi non succederà mai, immagino…

Renato: Dai, davvero, non esiste! All’estero hanno veramente un’apertura mentale che da noi – purtroppo – ancora ce la sogniamo.

Fra le tante foto che avete fatto per presentare il progetto Mitsurin ho visto che ce ne sono alcune molto divertenti. Intendete puntare anche sull’ironia?

Max: Attraverso alcuni movimenti che eseguiamo, in un certo senso, può anche essere. Al giorno d’oggi, con l’avvento di YouTube, di internet in generale, e la visibilità e il facile condizionamento che questo ha soprattutto sui giovanissimi, vengono lanciate delle mode, così che il breaking sta acquisendo un aspetto un po’ troppo standardizzato. Ecco, noi cerchiamo di scappare da tutto questo. Vogliamo rendere quello che facciamo sempre più originale. E uno spettacolo dove elementi di breaking vengono applicati su percussioni giapponesi, può essere anche divertente.

Quindi, divertendovi voi, divertirete anche il pubblico dello spettacolo.

Renato: E’ il nostro obiettivo.

Ci sarà una scenografia?

Renato: Qualcosa di molto semplice. La nostra intenzione è avere uno spettacolo adatto a qualsiasi tipo di situazione. Quindi niente di particolare. Anzi, stiamo pensando di continuare a ballare a torso nudo, come nelle date precedenti, proprio per dare importanza ai movimenti del corpo ed accentuare le forme che andremo a realizzare.

Durata dello spettacolo? Sarà uno show breve o lungo?

Max: Per le prime date abbiamo eseguito un minutaggio piuttosto corto, per capirci meglio anche a livello di respirazione. Oggi, proponiamo due tipi di show, entrambi non molto lunghi. Il primo di 5 minuti, l’altro intorno agli 8. Proponiamo l’uno o l’altro a seconda di dove ci chiamano: se siamo in un teatro oppure no, se c’è la possibilità di sfruttare anche le luci o no. Stiamo comunque valutando anche una serie di brani, sempre legati alle percussioni giapponesi, per prolungare la performance, con l’idea di portare in futuro tutto dal vivo, con veri e propri percussionisti. Sarebbe il massimo!

Scena italiana del breaking: secondo voi c’è un’evoluzione? O molti continuano a fare solo determinate cose? Qualche anno fa c’era l’esubero di chi faceva solo power moves. Adesso com’è la situazione?

Renato: Quello che dici sui power moves mi fa pensare alla contrapposizione con i footworks e la cura dello stile… In questo momento è di moda il footwork. Però, come ogni moda, è moda e si vede, nel senso che chi fa questo da anni si distingue comunque, no? In 13 anni che ballo ne ho viste tante di mode. Ora c’è questa, prima ce ne erano altre, e son passaggi, forse anche naturali. Per quanto mi riguarda ho sempre cercato di portare avanti la mia idea, anche a costo di subire delle incomprensioni. Un sacco di volte mi è stato detto: “Eh, ma quello che fai te non è breaking, per essere un b-boy dovresti fare questo, dovresti fare quello!” A me non me ne frega un cazzo, faccio quello che mi va di fare, so di farlo con coscienza, quindi è così. Per quanto riguarda la scena italiana penso che il livello si sia comunque alzato. Una volta, quando si andava all’estero, il livello delle altre scene di breaking era molto più alto rispetto al nostro. Adesso non è più così.

Max: Beh, io penso che sul lato tecnico negli ultimi cinque anni sono state fatte delle cose che in passato neanche si potevano immaginare. Quindi, se parliamo del breaking in generale, l’evoluzione c’è stata ed è notevole, tanto a livello mondiale che italiano. Quando andiamo all’estero ci dicono spesso che in Italia abbiamo breakers forti, ma che non girano, ed è vero! Gli italiani, in generale, secondo me, preferiscono restare a casa. Noi, conoscendo la scena, girando in Italia e fuori, visto che conosciamo più o meno bene tutti, possiamo dire che i breakers forti in Italia sono tantissimi, ma che non sempre hanno uno stile, una personalità loro, un’impronta forte che li distingue dagli altri.

E voi quanto vi sentite forti?

Max: Ahahaha… Per quanto mi riguarda, quando sono con Renato, assieme siamo una bomba!!! Poi io ho un atteggiamento particolare per i contest, nel senso, sia che si vinca, o che si perda, per me è uguale. Ci sono giudici ogni volta diversi, ed ogni giudice ha il suo parere, quello che può piacere a me magari può non piacere a un giudice.

Renato: Questa, secondo me, è la filosofia di base del gruppo Licence To Chill, e quindi anche mia e di Max, visto che la maggior parte delle volte il contest non lo vince il più forte. Ovvio che vincere ci fa piacere, però non è l’obiettivo finale. Quello che ci gasa di più, quando ci troviamo a giro, è ballar bene e presentare le cose nostre, come le vogliamo noi. Questo ci dà un ritorno perché comunque la gente le apprezza: è la nostra forza…

E quando vi siete trovati dall’altra parte? Come giudici? È stato difficile? Vi hanno mai criticato?

Max: Ahahaha. Io ho avuto delle discussioni per una battle in Sicilia, non molto tempo fa, quando ho dato la preferenza a qualcosa di originale, piuttosto che a qualcosa che magari era molto più forte tecnicamente ma già visto. Mi è stata contestata la cosa, ma io ho dato la mia spiegazione, e come io accetto il giudizio degli altri giudici, vorrei che anche il mio fosse accettato.

Immaginate di tornare indietro di qualche anno: cambiereste qualcosa nel vostro approccio al breaking? O siete soddisfatti di quello che è stato il vostro percorso?

Renato: Sicuramente io qualche cosa la cambierei. Me la vivrei dall’inizio in maniera più rilassata. Adesso sono in uno stato d’animo che avrei voluto qualche anno fa, ma forse non ero abbastanza maturo per arrivarci. Quindi tornare indietro anche di una decina d’anni, con la consapevolezza di adesso, mi farebbe piacere, specialmente alla mia età, ahahah: me la giocherei al 100%.

Max: Anche per me è la stessa cosa. Perché il breaking come lo vivi adesso, lo vivi così soltanto grazie alle esperienze che hai fatto in passato. È normale. Io ballo da sette/otto anni ed avrei voluto pensare come penso adesso anche sette/otto anni fa. Sarebbe stata un’altra cosa, forse oggi sarei ad un altro livello. Eppure, pensandoci bene, anche le esperienze che ho vissuto e che mi hanno fatto arrivare fino a qua sono state belle. L’unica cosa che magari cambierei è girare di più fin dall’inizio, perché più giri, più cose vedi, più persone incontri, e più ti arricchisci.

Max, immagino che tu il primo approccio al breaking non l’hai avuto in Italia, giusto?

Max: Sì, io sono russo, vengo da una realtà un po’ diversa che è la ginnastica artistica. Anch’io all’inizio ho ricevuto giudizi del tipo: “Sei rigido, fai solo salti mortali, fai roba da palestra”. Però ho continuato a fare il mio, a ragionare con la mia testa, e adesso in Italia mi sono creato un mio stile.

Un altro tuo progetto interessante, Renato, è stato quello del video “Raging Buzz”, ispirato al film” Toro Scatenato”, dove come special guest c’era pure Danno dei Colle der Fomento. Ci vuoi raccontare quella storia?

Renato: Tutto è nato perché era già un tot di anni che ballavo — si parla dell’anno 2007 se non sbaglio — ed era il caso che facessi finalmente un video decente, anche solo per me stesso, per iniziare a propormi, per farmi vedere, perché nella cultura hip hop, nel breaking, alla fine quello che tutti sentono di fare è spingere il proprio nome. A me piace la boxe come sport, e quindi come linea comune ho scelto il film Raging Bull, sul pugile italo americano Jake La Motta, super personaggione che mi ha sempre preso bene e affascinato, e quindi mi gasava e rappresentava di più. Non volevo un video di breaking solo per far vedere i passi, ma ho cercato di metterci dentro qualcosa di artisticamente più elevato. Il tutto è avvenuto in collaborazione con Simone Massoni di SketchThisOut, con Gold, con Brian Buschmann & Studio Kmzero. Poi, parlando con Simo, prendendo ispirazione proprio dal film originale, ci balenò in mente l’idea di coinvolgere anche il Danno, che come sai usa spesso l’aka di “Jake La Motta sul ring”. Così abbiam detto: “Cazzo, sarebbe una figata!!! Sentiamolo subito, no!?” E Danno era d’accordissimo, è stato super disponibile, mi ha fatto mega piacere. Per chi guarda il video è un cameo eccezionale, perché vedi che è ovviamente ispirato al film su Jake La Motta, ed alla fine ci trovi anche il Danno!! Chi ascolta il rap italiano non può fare altro che gasarsi, no!? È figa sta cosa, secondo me spacca…

Tu Max invece fai parte anche della crew 0371, giusto?

Max: Sì, sì, sì! Io, come tutti noi di Licence To Chill, e anche Renato in passato, abbiamo i nostri gruppi, come Cima che rappresenta i Rapid Soul Moves di Ortona e i Bandits di Milano, e Takeo i Wired Monkeys di Bologna. La 0371 è la mia crew di Lodi, quella con cui ho iniziato, dove il numero sta a indicare il prefisso telefonico della città. Quindi ho praticamente il gruppo con cui viaggio, ma la cosa non va in conflitto con LTC, anzi, in 0371 tutti hanno una grossa stima di Renato e degli altri ragazzi, mi capiscono benissimo.

0371 vive solo a livello di contest, o avete fatto anche qualcosa di più particolare?

Max: Abbiamo fatto qualche video promozionale, ma erano video molto mirati al breaking, dove mettevamo in risalto le capacità di ciascuno di noi, in modo che ogni ballerino avesse un prodotto per far vedere quello che sa fare, anche in termini di genere, sia a livello individuale che di gruppo.

Ultima cosa: che deve fare chi vorrà contattarvi, sapere le ultime news su di voi, le date degli spettacoli di Mitsurin o di Licence To Chill?

Max: Possiamo già dirti che come LTC saremo il 22 Ottobre in Austria, all’Europark di Salisburgo, per il Doyobe 2011. Si tratta di un evento di portata internazionale, con crew provenienti da tutta Europa – Russia, Turchia, Germania, Belgio, Slovenia, Lussemburgo… Una bellissima storia sicuramente, quindi! Continueremo ovviamente a sviluppare sempre più Mitsurin, e chi vorrà potrà trovarci sui nostri profili Facebook, Max Babunov e Renato Scapecchi, dove inseriamo le date dei nostri spettacoli, le foto e i video dei nostri show e battle. Per ogni cosa, chi vorrà potrà contattarci direttamente anche al nostro indirizzo email: mitsurin.creation@gmail.com


Il video della presentazione dello show di Mitsurin. A cura di Hardkore79, grafica di SketchThisOut e musica del nostro Shinjin… Che ve lo diciamo a fare?!