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STYLE

Si è concluso Pitti Uomo 81: Il nostro critico dice la sua…




Foto di Giulia Donnini

“La semplicità è l’ultima sofisticazione”
Leonardo da Vinci

Un concetto semplice nel senso stesso della frase con la quale viene espresso, ma a quanto pare a volte difficile da comprendere e da mettere in atto. Semplicità non significa pochezza, nè tanto meno trascuratezza dei dettagli, non è sinonimo di bassa qualità o di poco impegno, ovviamente se praticata nel giusto mezzo.

Moda significa proprio questo in latino, “giusto mezzo”, con il quale veicolare informazioni attraverso l’uso dell’abbigliamento, qualunque cosa esso rappresenti in un determinato momento. E in questo Pitti Uomo 81 io ho notato che la semplicità e il giusto mezzo si sono un pò perduti, come se ci fosse scordati che prima di tutto questa manifestazione è una fiera, una mostra-mercato.

Al di là della presenza pressochè inesistente, ad eccezione di Touch! e Futuro Maschile, di allestimenti degni di tale nome, c’è stata anche una sempre più lasciva qualità degli stands e dei prodotti proposti. Potremmo usare le ormai rindondanti parole crisi, mercato in calo, concorrenza sleale, eccetera, per poter dire che in fin dei conti anche questa edizione non sia andata poi così male. Ma mi sembrerebbe un po’ troppo semplice.

Personalmente io non vedo il punto per cui a Pitti ci debba essere un sovraffollamento di stands ed espositori, i quali pagano comunque discrete cifre per l’affitto degli spazi, che poi hanno grande difficoltà a concretizzare, trasformandole in ordini confermati e pagamenti ricevuti sui loro prodotti.

Sì, quello che a parer mio si è perso di vista è proprio che Pitti Uomo è prima di tutto un momento e un evento particolare, il cui scopo dovrebbe essere in primis creare connessioni internazionali di mercato per la moda maschile. Se però non viene cercata una via semplice ed efficace, tutto ciò andrà sempre più scemando, e si arriverà pian piano ad avere per lo più un mercatone di inutilità.

Dunque spazio aperto ai nuovi e ai vecchi, ma stando attenti ad avere una visone attenta al pratico, tanto quanto una grande apertura mentale, perchè il business è un conto e le fashion week sono un altro paio di maniche.

Perdonate le ripetizioni e il mio tono forse polemico, ma Pitti Uomo è motivo di grande orgoglio per me e per la mia città natale, che vado fiero di rappresentare in qualche modo in Italia e all’estero. Il mio cuore traboccherebbe di gioia nel vedere la fiera tornare agli splendori degli anni passati, quando i ”mercanti della moda si perdevano in poche ciance”.

Foto di Nuri Rashid

I cinque brand semplici ed efficaci di questa edizione, secondo CeCe, senza ordine di preferenza:

Chevignon
Doc Martens
Bleu de Panam
Carhartt
Unisex shoes