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Che cos’è il colore? Le mille sfumature di una parola…



Seduto davanti al mio buon vecchio pc, guardo la schermata bianca di Word. Di che parlo stavolta? O meglio: perchè parlo di una cosa anzichè di un’altra? Scegliere un’opera d’arte e parlarvene è semplice. Ma affinchè non sia noioso devo trovare una chiave per constestualizzare il discorso, altrimenti sono parole al vento. In preda a questi dubbi mi sono guardato intorno, ricordandomi che la mia attuale occupazione è vendere bombolette di vernice spray.

Colore. Io vendo colore. Le opere d’arte sono fatte di colore. Gli artisti scelgono e usano i colori. La mattina quando mi alzo scelgo i miei vestiti in base al colore. I tifosi delle squadre di calcio si identificano in combinazioni di colori. La gente si ammazza per il colore della pelle. In ogni culturai i colori assumono valenze simboliche differenti. Quindi perchè non parlare proprio di questo?

Ho letto recentemente un libro sull’argomento (Colore, una biografia, di Philip Ball) e lo userò come base per questo discorso. E questa potrebbe esse un’introduzione ad un discorso sui colori molto piu ampio, ma vedremo… Prima banalissima domanda: cosa è il colore? Mica facile. Wikipedia recita:

Il colore è la percezione visiva generata dai segnali nervosi che i fotorecettori della retina inviano al cervello quando assorbono le radiazioni elettromagnetiche di determinate lunghezze d’onda e intensità nel cosiddetto spettro visibile o luce.

Avete presente la copertina di “The Dark Side of The Moon” dei Pink Floyd?

Ci aiuterà a spiegare il concetto. E non me ne voglia Newton, se ho preferito i Pink Floyd a lui… Nell’immagine vediamo un raggio di luce che, colpendo un prisma, si scompone in vari colori. Immaginate questo raggio di luce come una corda di chitarra che viene pizzicata. Vibra. Se la pizzichi piano vibra in un modo, se la pizzichi più forte vibrerà in maniera diversa.

Ad ogni colore della copertina dei Pink Floyd corrisponde una diversa intensità della vibrazione della corda. Noi esseri umani vediamo solo un certo tipo di vibrazioni, che sono quelle che chiamiamo spettro visibile. Naturalmente la corda di chitarra/luce vibra anche a frequenze che noi non vediamo, ma che utilizziamo in altri modi (microonde, radiazioni, onde radio, infrarossi, ecc., ecc.). Il colore quindi non è un dato oggettivo, ma una sensazione. I serpenti, le mosche, i topi, i cani non vedono i colori come li vediamo noi, e non è che loro vedono “male”: vedono “diverso”.

I materiali che noi chiamiamo colori (pigmenti) sono delle sostanze naturali o sintetiche che, se colpite dal raggio di luce di “The Dark Side of The Moon”, reagiscono in modi diversi. Sostanzialmente un inchiostro è rosso perchè, se viene colpito dal raggio di luce che contiene i sei colori dello spettro, li riflette tutti tranne il rosso. La regola che dice che la somma di tutti i colori è il bianco, e che l’assenza di colori è il nero, chiaramente vale per la luce. I pigmenti seguono regole diverse. Se mescolate tubetti di tempera di tutti i colori otterrete una cosa simile al nero, non al bianco.

Per chi si intende un po di grafica, questa è la stessa differenza tra il sistema RGB (rosso, verde, blu) degli schermi del pc e quello CMYK (ciano, magenta, giallo, nero) della stampa. Cioè la differenza della somma dei colori fatti di luce o fatti di materia.

La parte chimica e quella fisica sono solo alcuni degli innumerevoli aspetti che l’argomento “colore” ci offre. Se ci mettiamo ad indagare sulla storia di alcuni colori e sul significato che hanno nelle varie culture, rimarremo sorpresi dalla vastità dell’argomento e dalla quantità di cose ancora da scoprire. I nomi stessi dei colori hanno una storia a volte abbastanza recente e a volte poco chiara. Nella Grecia antica si usavano, secondo Plinio, solo nero, bianco, giallo e rosso, e non esiste invece una parola latina per il marrone ed il grigio.

Il latino flavus (giallo) è la radice etimologica del francese bleu, dell’italiano blu e del tedesco blau, mentre per motivi mai chiariti nella lingua ainu del Giappone settentrionale, in quella daza della Nigeria orientale, in alcune lingue slave, e per gli indiani mechopodo della California settentrionale, il giallo e il blu si indicano con lo stesso termine.

La parola gallese glas si riferisce ai laghi di montagna e comprende una gamma di colori che va dal verde scuro al blu. Il termine giapponese awo significa verde, blu o scuro, a seconda del contesto in cui viene utilizzato. Il vietnamita e il coreano non fanno distinzione tra verde e blu. O ancora, c’è la diversa valenza culturale del bianco, che noi usiamo ad esempio per gli abiti da sposa (gioia e purezza), mentre i giapponesi lo usano per il lutto.

Tutti questi esempi servono a capire quanto il colore, e il bisogno di esprimere concetti legati al colore, siano legati al contesto storico e culturale e quanto ancora ci sia da scoprire al riguardo. Alcuni colori hanno addirittura influenzato storicamente economie, guerre e commercio. Il rosso porpora era merce preziosa per i romani, che difendevano gelosamente le colonie che lo producevano, e continuò ad esserlo fino alla scoperta dell’America, quando la cocciniglia del Nuovo Mondo, che lo sostituì, fece la fortuna degli spagnoli ed è in uso ancora oggi (non è altro che il succo colorato estratto da alcuni insetti, ed è alla base del famigerato colorante alimentare E 120, che più volte troviamo tra gli ingredienti di molti alimenti confezionati).

Mi sono dilungato un po su quest’argomento perchè è incredibile come una cosa che per noi è cosi naturale e radicata nella nostra vita, sia in realtà oggetto di innumerevoli studi in ogni campo. Vi consiglio la lettura del libro di Ball, che a volte è un po tecnico, ma vi assicuro che ne vale la pena. Tornerò comunque a parlare dei colori, magari della storia di alcuni colori in particolare, come sono nati, quando, e le loro storie intrecciate a quelle di alcuni artisti. Come al solito spero di non avervi annoiato. scrivetemi quello che pensate.