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Politica come horror. Con un gattino che ci rimette la pelle



Ci sono i grandi rituali della democrazia americana. Il presidente Obama che parla al paese, di fronte alle camere riunite del parlamento, per fare il punto sullo Stato dell’unione. Gli sfidanti repubblicani, in competizione nelle primarie, che sfoggiano la loro retorica in diretta di fronte alle telecamere delle Tv. I cartelli a sostegno dei candidati che punteggiono i pratini delle villette nella suburbia. E poi ci sono risvolti molto più cupi, le storie di odio e di intolleranza, che i grandi media si guardano bene dal raccontare…

Smonta dall’auto, percorre il prato di casa e scopre il gatto del figlioletto morto stecchito sulla veranda, con la parola LIBERALE tatuata sul corpo esanime. E’ accaduto al manager della campagna del candidato democratico dell’Arkansas Ken Aden, che, prima di ieri sera, pensava di vivere in una cittadina tranquilla nell’Arkansas centrale (Russellville). Dopo il brutto incontro, Jake Burris cambierà percezione oltre che misure di sicurezza.

I suoi quattro figli, di ritorno a casa assieme al padre, sono ancora sotto shock. La testa del gatto è stata fracassata di netto ma il messaggio si è fatto ancora più esplicito quando un pennarello nero indelebile ha scarabocchiato il resto. Quel Liberale che fa pensare ad una corporazione di vendicatori politici. La contea di Pope, dove Burris vive, è una zona altamente conservatrice. Aden sta correndo per il posto del terzo distretto congressuale, che dall’agosto 2011 è occupato dal repubblicano Steve Womack.

La dichiarazione ufficiale non si è fatta attendere: “Ammazzare l’animale domestico di un bambino significa essere privi di coscienza. Da ex soldato che ha combattuto in guerra, posso dire di aver visto il meglio dell’umanità e il peggio. Chiunque abbia commesso questo gesto fa sicuramente parte del peggio dell’umanità”.