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Quando è contemplato e giusto usare l’intelligenza artificiale?



Era da un po’ che non parlavo di intelligenza artificiale (nonostante sia uno dei miei pensieri fissi in questo periodo) e quindi ecco qui un altro pippone sull’argomento dell’anno (ma azzarderei tranquillamente “del millennio”).

Come ho scritto più e più volte qui e sui miei social, penso che l’errore più grande che si possa fare difronte a una rivoluzione epica come quella che stiamo vivendo in questo momento, sia quello di mettersi di traverso (ma anche far finta che non stia succedendo nulla non la trovo una strategia molto lungimirante), ma al contrario credo che sia necessario avvicinarsi a queste nuove tecnologie e sperimentare.

Certo, i risultati che si otterranno ora difficilmente resteranno nella storia come grandi opere (ma chi lo sa?), perché comunque la tecnologia è acerba e tutto il tema è ancora molto fumoso, ma questa cosa c’è già, che ci piaccia o meno, e quindi non c’è niente di meglio che osservare chi la sta usando in modo virtuoso.

Ad ogni modo, Midjourney ha di nuovo fatto parlare di sé, stavolta in uno dei contesti più pop che il pop possa manifestare: una serie Marvel su Disney Plus, nello specifico Secret Invasion.


Secret Invasion, segue Nick Fury mentre scopre un’invasione segreta di Skrull sulla Terra. Il tema della mutaforma si riflette anche nei titoli di testa della serie, creati da Method Studios usando l’intelligenza artificiale, come spiegato dal regista e produttore esecutivo Ali Selim. Nonostante Selim ammetta di non capire completamente come funziona l’AI, è stato affascinato dal modo in cui poteva trasmettere il senso di minaccia che voleva per la serie. Nonostante le preoccupazioni sull’arte AI, Selim vede l’IA come uno strumento che può prosperare tra la vita reale e l’artificio.

Ma quali sono le controversie principali legate al mondo delle AI? Ovviamente il tema dei diritti legato all’addestramento delle intelligenze artificiali è quello principale (giustamente), ma a mio avviso il problema è più legato al capitalismo. Si lo so, può sembrare un modo per mandare tutto il discorso in vacca, ma in realtà penso davvero che il focus sia quello.

Capisco le polemiche intorno al fatto che sia stato un colosso a servirsi delle AI, quindi togliendo di fatto l’opportunità a qualche artista di realizzare un lifegoal come quello di partecipare alla realizzazione di un prodotto così grosso, ma come ho sempre detto penso che in questa fase l’utilizzo di questi nuovi strumenti sia da osservare prevalentemente con interesse, soprattutto perché, piaccia o no, questi sono gli strumenti che useremo nel futuro prossimo.

Lo ripeto perché non vorrei essere frainteso, non sto assolutamente sottovalutando il problema economico e lavorativo che nascerà dall’avvento dell’AI, ma siamo davanti ad una grande rivoluzione tecnologica che porterà ad altre rivoluzioni socio-economiche, un po’ come è sempre successo con tutte le grandi rivoluzioni, ma questa sarà più grossa e più veloce rispetto a quella industriale o la più recente rivoluzione informatica.

Quindi quando è giusto usare l’intelligenza artificiale? Sinceramente non ho ancora una risposta che mi soddisfi, ma uno degli utilizzi che più mi affascina (escludendo quelli più pragmatici, tipo l’utilizzo di GPT4 per la scrittura dei bugiardini) è quello artistico sperimentale.

Ho la fortuna di conoscere tre grandi artisti che si sono approcciati al mondo delle AI non appena hanno potuto e gli output ottenuti, oltre ad essere tra le prime cose realizzate e quindi destinate ad essere ricordate, hanno ottenuto dei risultati davvero sorprendenti.

Tutti e tre non si sono limitati a realizzare qualcosa con l’AI perché fa fico, ma hanno realizzato qualcosa di fico utilizzando l’AI:

Rocco Tanica (Maestro di vita e membro fondatore dei miei amati Elio e le Storie Tese), ha realizzato “in collaborazione” con GPT-3 “Non siamo mai stati sulla Terra“, un’opera unica che mescola realtà e fantasia. Nel libro, Tanica e GPT-3, rappresentata dal robotico Out0mat-B13, esplorano insieme storie surreali e visionarie, dalla rivisitazione di città italiane a insoliti consigli su cucina e gestione di piramidi egizie. Attraverso un dialogo avvincente, uomo e macchina tessono una narrazione che supera i confini della realtà, creando una prospettiva sorprendentemente nuova e coinvolgente.

Daniele Marotta, (amico fumettista e compagno di fede), ha realizzato “L’Ombra“, una graphic novel unica nel suo genere. Ispirata ad Andersen, è stata creata con Midjourney e poi post-prodotta manualmente. Il racconto esplora la complessità delle relazioni umane e il nostro rapporto con la tecnologia, con un’impronta visiva ispirata alla pittura romantica europea. Daniele, insieme ad Inkdrop Studio, azienda che opera nel campo della produzione artistica e letteraria, hanno dimostrato come l’AI possa rivoluzionare l’arte, unendo tradizione e innovazione.


Vanni Santoni (tra l’altro amico di Goldworld perché in passato è stato uno degli autori) ha creato “Un Romanzo per l’A.I.“, il primo fumetto mai generato con un programma di intelligenza artificiale (AI) Text-To-Image (TTI). Utilizzando Midjourney, ha prodotto tavole di fumetti partendo da brevi testi, noti come “prompt”. Inizialmente, Vanni ha sperimentato creando brevi “scherzi” nei vari stili, tra cui manga, pixel art e fantascienza rètro, successivamente ha elaborato questi stili per produrre il fumetto completo. “Un Romanzo per l’A.I.” è stato pubblicato su La Lettura del Corriere della Sera e ha ricevuto una risposta molto entusiasta dal pubblico.

Questi sono solo tre esempi di opere che ho potuto toccare con mano ed approfondire, sicuramente ce ne sono moltissime altre, ma come dicevo questi sono sicuramente dei contenuti che non si sono limitati ad essere accolti nel proprio contenitore, ma appunto lo hanno dominato, nonostante le ostilità suscitate da parte di alcuni loro colleghi.

Per fare un esempio, Daniele Marotta, ha subito una vera e propria shitstorm sul proprio profilo Facebook, solo per aver comunicato che aveva realizzato L’Ombra.

Gli animi sono inutilmente caldi, ma come ha risposto lui in un commento «Qui c’è un meteorite che sta cadendo e ve la prendere col dito che lo indica».

Insomma, tutta la questione AI in ambito creativo è calda e controversa, ma penso che l’unico modo per dominarla anziché risultarne schiacciati, sia proprio quella di sperimentare e capire come possa essere una nostra alleata e non una nemica da combattere.

Aggiungo inoltre che quando si parla di AI, spesso e volentieri, tendiamo a delegarle molta più autonomia di quanta ne abbia e che l’unico modo per sfruttarla appieno è quello di studiare tanto e dedicarci molto tempo, come si è sempre fatto con le varie competenze e come ha detto qualcuno “per sostituire i grafici con l’intelligenza artificiale, i clienti devono descrivere accuratamente ciò che desiderano. Siamo al sicuro”.