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Natalia Fabia: Il punk rock che scintilla d’arcobaleno



Natalia Fabia è una di quelle donne che quando la incontri ti resta bene stampata nella mente (e a dirlo è un’altra donna). Non tanto per i suoi capelli fuxia, né per l’enorme sorriso da bambina che si porta dietro stampato sulla faccia, ma per quell’allure tutta particolare che emana la sua persona come i suoi quadri.

Californiana, ma proveniente da una famiglia originaria della Polonia, Natalia recentement ha aperto la sua prima mostra personale a New York, presso la galleria Jonathan Levine Gallery, mettendo in scena il meglio del suo spirito. La personale, dal nome “Punk Rock Rainbow Sparkle”, offre una vasta panoramica di quella che è la poetica dell’artista: personaggi dal look eccentrico e alternativo sono riuniti in ambienti altrettanto fuori di testa e riccamente elaborati dal punto di vista estetico.

“Il Punk è una delle mie vere passioni,” spiega l’artista: “È un modo di vivere, un dito medio alzato, una specie di libertà. Sono attratta dalle persone che hanno questo tipo di qualità. Le modelle – molte delle quali sono mie amiche – sono tutte forti, indipendenti, talentuose e divertenti, ricoperte di tatuaggi o vestiti alla moda.” Il fascino punk di cui parla l’artista, si fonde con un tocco di innocenza sbarazzina dato dai colori, dai coriandoli, dalle luci iridescenti che illuminano ogni scena, che pur essendo per tematica dark e accattivante, si caratterizza per questo arcobaleno lussureggiante di colori e intrecci fantasiosi.

Per realizzare questa serie Natalia ha attinto a tutte le sfumature del glam, riproducendo con maestria gioielli, accessori, particolari tratti dall’ambito del burlesque, caro a certe pinup da magazine patinato americano. Il mix di carica sexy, brillantini, coriandoli e fashion style, rende del tutto uniche le sue opere, che pur restando realiste e fortemente dedite al dettaglio, si elevano con leggerezza incontrando il gusto degli amanti del pop surrealism e della lowbrow art ma non solo.

È impossibile restare indifferenti di fronte al carnevale umano dispiegato in scenari rock e trendy, come quelli ricreati dall’artista, che non disdegna un amore per i graffiti, ricorrenti in molte delle sue tele, e per la tattoo art, che complica ulteriormente la trama fitta ed elaborata della sua geografia pittorica.

Se i pochi cenni sul personaggio in questione e sul suo lavoro vi hanno un minimo incuriosito, vale la pena di conoscere meglio l’universo creativo di questa ragazza dal look sconvolgente e dalla mano felice. Natalia fa parte di una corrente, o una “scena” come la chiamano in America, molto popolare in California, e che sta mettendo rapidamente radici anche nel nostro paese. Tutti quelli che la conoscono sono entrati in contatto con il suo mondo perche fa parte del gruppo degli artisti cosiddetti “Lowbrow” o “Pop surrealisti”, che realizzano appunto lavori a cavallo tra un gusto Pop (nell’accezione che ha sfruttato anche Andy Warhol: partendo da oggetti del mondo che ci circonda, di cui l’artista magnifica l’aspetto, grazie ad alterazioni espressive che rimettono in discussione lo statuto dello stesso), e surrealista (grazie alle derive fantastico-oniriche degli elementi figurative utilizzati).

I soggetti che predilige sono fanciulle dai look trasgressivo, arricchito da particolari “kawaii” (si tratta del concetto giapponese di “carino/cute” che permea tutta l’iconografia manga, basti un nome per tutti: avete presente Hello Kitty? Hello Kitty rappresenta il prototipo per questa categoria visiva!), mentre la tecnica che utilizza prevalentemente e’ l’olio su tela, preferendo in genere il grande formato che le permette di soffermarsi ulteriormente sulle minuzie piu effimere, che diventano in realta una caratteristica fondante del suo immaginario (se qualcuno di voi ha mai visto le creazioni di Tarina Tarantino capirà a cosa mi riferisco: tarinatarantino.com, dateci uno occhio).

Nonostante la giovane età, Natalia possiede una tecnica compositiva molto elaborata, a tratti barocca, ma riattualizzata nella sua ricchezza grazie ad uno sguardo nitido da pittore realista. La carica sexy di ogni ritratto è tra le costanti più evidenti (le protagoniste, quasi sempre donne, si concedono solo pose ammiccanti e audaci), insieme alla componente cromatica improntata alla massimizzazione dell’uso di tutti i colori (come tanti nati negli anni 80, tra i suoi riferimenti culturali ci sono stati i cartoni animati dell’epoca: avete presente Rainbow Brite, alias Iridella? Ecco, la tavolozza è la stessa).

Venendo al sodo: i prezzi delle opere non sono esattamente da comuni mortali, anche se incontrano le possibilità dei collezionisti locali (NYC se la può permettere e la West Coast anche, per intendersi), e i pezzi invece, inutile dirlo, sono tutti unici.