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NON PUÒ PIOVERE PER SEMPRE
MUSIC

Dope D.O.D.: Gli dei della musica abitano a Groningen?



Voi l’avreste mai detto che gli dei della musica potrebbero aver scelto Groningen come sede per la loro dimora? Io no, ma i Dope D.O.D. sono pronti a sostenere il contrario. Personalmente ricordo questa cittadina olandese solo per una nosiosissima partita della Viola, poi terminata ai rigori, e per esser la patria dei Noisia. I Dope D.O.D., originari anch’essi di Groningen, sono un quintetto con tutte le carte in regola per avere successo al giorno d’oggi.

Rime arroganti su impianto dubstep? Presente.
Immagine violenta e senza compromessi? Presente.
Featuring di rilievo? Presente.
Video che spacca? Presente.
E soprattutto (perchè alla fine tutto il mondo è paese) amico giusto al momento giusto? Presente.

Tre le voci al microfono – quelle di Dopey Rotten, Skits Vicious e Jay ReaperPeter Songolo alla fucina dei beat e Dr Diggles ad accompagnarli ai piatti. Il disco, l’unico sulla lunga distanza pubblicato fino ad ora, si intitola “Branded” ed è un bel riassunto di ciò che certo mondo hip hop richiede al giorno d’oggi (per la lista, leggere sopra…).

Nei dischi e, soprattutto, nei video. Già, perchè se tra i solchi del già citato “Branded” è possibile trovare l’ugola di un peso massimo del microfono, Sean Price (Boot Camp Click/Random Axe), nel video di “Gatekeepers” troviamo due facce conosciute, figlie di quella generazione crossover collassata su sé stessa: Jonathan Davis, voce dei Korn, e soprattutto Fred Durst, vero e proprio “maneggione” dell’industria musicale e leader dei rinati Limp Bizkit.

Beh, è stato proprio il signor Durst ad accorgersi del potenziale di questa cinquina olandese, chiamandoli come gruppo spalla per il tour mondiale dei suoi Biscotti Flosci e spingendo attraverso i suoi canali il video di “What happened”. Ci vuol poco a capire che, una mossa del genere, ha trasformato, praticamente dalla sera alla mattina, la carriera dei Dope, da promessa dell’underground a nome caldo del momento.

Bene, l’intervista che state per leggere si è svolta nel backstage del Sottotetto di Bologna, dopo il loro primo live italiano da headliner. L’atmosfera è rilassata, informale, i ragazzi sono presi bene, forse anche troppo. La boccia di scotch di Jay Reaper è in riserva così come lui, che si esclisserà per tutta l’intervista. Skits Vicious, quello che sembra scappato dal video di “Firestarter”, joint perennemente in bocca, si dimostra bello pimpante, salvo poi ammettere a metà intervista, con candore da vero orange, che “gli sta salendo l’mdma” (cosa peraltro testimoniata dal tenore delle sue risposte). Dopey Rotten cerca di tenere in piedi un po’ tutta la baracca, con risultati che lascio giudicare a voi.

Beh, com’è andato lo show?
Dopey: E’ andato benissimo!

Non è la prima volta che venite in Italia, giusto?
Dopey: No, questa è la seconda volta. La prima volta siamo venuti qua per il tour dei Limp Bizkit ai quali facevamo da supporto. Abbiamo suonato ad Udine, altra grande serata, la gente ci ha amato!

Skits: Nonostante fossero lì per i Limp, conoscevano già alcune cose nostre e quindi è stato fico. Anche la location, Villa Manin, era fichissima.

In che tipo di show venite chiamati più spesso? In quelli rock, in quelli hip hop o in quelli dubstep?
Dopey: Beh è una cosa che cambia spesso. A volte ci chiamano in serate dubstep, a volte in altre strettamente hip hop.

Skits: Cerchiamo di combinare le cose, di unire gli elementi. I ragazzi vengono a sentirci perchè facciamo hip hop ma anche perchè abbiamo tutta quella vibra da party del nostro suono elettronico. Per quello che riguarda il rock, sai si trattava di andare in tour coi Limp Bizkit o coi Korn.

Dopey: Se i Korn o i Limp ti chiedono di andare in tour con loro e tu rispondi di no, beh, sei un fottuto idiota.

Skits: Andremo anche al Sxsw (South by Southwest), andremo in un festival in Canada, andremo allo Zsiget ed andremo anche all’Hip Hop Kemp.

L’Hip Hop Kemp è fantastico, ci sono stato due volte. Prima dei Dope D.O.D., musicalmente parlando, cosa facevate? Eravate coinvolti in altri progetti/band?
Dopey: Si facevamo altre cose, abbiamo sempre lavorato, ed i Dope D.O.D. sono il risultato di quanto fatto fino ad ora.

Skits: Io invece ero Lionel Ritchie (risate)

Com’è la scena hip hop in Olanda?
Dopey: E’ più orientata verso il rap in olandese.

Avete mai rappato in olandese voi?
Dopey: No, mai rappato in olandese, solo in inglese.

Come mai?
Dopey: Perchè è la mia seconda lingua ma ormai è diventata la prima. Mi sento più a mio agio. Abbiamo sempre rappato in inglese ed è quello che faremo sempre.

Credi che siate più conosciuti in Olanda o all’estero?
Dopey: Sicuramente fuori.

Skits: L’Olanda però sta recuperando. Adesso cominciamo ad apparire nei media, sui giornali, veniamo invitati nei grandi network radiofonici. Lentamente si stanno rendendo conto che anche noi veniamo da lì. Ma sai, tutti e tre abbiamo radici inglesi e quindi rappiamo in inglese. Siamo stati abbastanza snobbati per questo, nel senso che nessuno in Olanda cerca del rap in inglese per cui… forse… non sanno nemmeno che siamo olandesi!

Davvero?
Skits: Beh sì, ho visto diversa gente dire: “Cooosa? Sono olandesi? Ma sono fantastici!” E questo solo perchè non suoniamo come olandesi, non sembriamo un prodotto di lì.

Voi siete di Groningen giusto? Lì esiste una scena hip hop o siete delle mosche bianche?
Dopey: C’è un nostro amico che è molto famoso nella scena olandese e si chiama Crunch Puppy.

Skits: Non preoccuparti, è normale che tu non lo conosca. Conosci Noisia no? Anche loro sono della nostra città, e sono loro che gli hanno prodotto il disco. Abbiamo una buona scena musicale. Devi capire che Groningen comanda il mondo. Comprendo che ti possa esser difficile da realizzare, tu penseresti ad una grande città come Mexico City o New York o Londra ed invece, segretamente, gli dei comandano tutto da Groningen. A questo punto devo fare un saluto a Simon Roofless della Florida, che pure sta sul disco, che è un Mc come noi, a cui non frega un cazzo di niente. Produciamo merda per la gente e per noi stessi, e rimarremo fedeli a questo. Se capisci cosa sto dicendo.

Ci sto provando. Chi fai i vostri video che, tra l’altro, sono davvero belli? Come avete scelto questa immagine così forte che vi rappresenta?
Dopey: Abbiamo la nostra crew video che ci segue, composta da Walker Pachler, Andres Fouche, Anton Linden e Ruben Linden. Loro fanno i nostri video e sono dei fottuti geni.

Skits: Ci completano. Credo che alcuni artisti hip hop si siano un po’ persi nella loro immagine… A noi non frega un cazzo di dire cose come “vogliamo riportare il vecchio spirito” oppure “noi siamo la salvezza dell’hip hop“ o cazzate del genere. Noi siamo quel che siamo, facciamo quel che esiste da sempre, magari lo facciamo con un sapore nuovo… Credo che l’Mdma stia cominciando a fare effetto. (risate generalizzate)

Con chi collaborerete in futuro?
Skits: Stiamo per collaborare con un paio di nomi fottutamente grossi. Ma non te lo diremo! Torna a cercare altre news su di noi in futuro perchè ne vedrete delle belle.

Come siete entrati in contatto coi Limp Bizkit?
Dopey: Loro sono entrati in contatto con noi!

Skits: Esatto, amicizia.

Fred (Durst, voce e padre/padrone della band) vi ha chiamato?
Skits: Si. E ci ha invitato ad andare in tour con loro.

Collaborerete anche coi Bizkit prima o poi?
Skits: Chi lo sa. Loro fanno il loro e noi facciamo il nostro ma, quando c’è la possibilità, cerchiamo di beccarci, un po’ come è successo in America. Lui ci ha fatto volare fino in Texas, poi è partito da L.A. Dove vive ed è venuto a sentirci. E così è andata.

Mi piace molto la struttura delle vostre canzoni ed il modo in cui utilizzate, ed intersecate, le vostre voci e le vostre rime.
Skits: Risponderò io. Quello che facciamo è sentire un beat che ci piace. Da lì partiamo e cerchiamo di trovare un concept o un tema di qualche tipo. Cerchiamo un’idea che può essere anche semplicemente una parola o un pensiero. Poi scriviamo separatamente e ascoltiamo quello che gli altri hanno fatto. Mettiamo tutti assieme, oguno col suo stile, ed è così che nasce il ritornello ad esempio. E’ così che funziona, perchè siamo individui diversi, distinti, non cerchiamo di copiarci l’un l’altro. E’ la mitica trinità, sai, il tre. Il triangolo.

Dopey: E’ andato.

Saluto i Dope e li lascio al loro tour che, nei prossimi giorni, li porterà da Milano al Canada, dall’Australia agli Usa. Il concerto è stato molto bello, aperto da “Redrum” che nell’incipit campiona Bernard Herrmann (autore di molte colonne sonore per il mago Hitchcock, tra cui Psycho) e chiuso da, in serie, “Brutality” (su beat di Maztek, che poi salirà in console) ed ovviamente “What happened?”
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Prima di loro invece, gli eroi locali Fuoco negli Occhi per la presentazione ufficiale del loro nuovo lavoro “Indelebile”: alfieri dell’extrabeat, i ragazzi non sfigurano, anzi, sfoggiano un gran live in grado di non annoiare nessuno di quelli che erano lì in attesa dei Dope. Bravi… Nel complesso una gran bella serata: un saluto ed un ringraziamento, ai ragazzi di Arena 051 e di B.U.M. che hanno reso questa intervista possibile.

Grazie infine a Marina De Zan e Lorenzo Cavina, autori di tutte le foto presenti in questo servizio.