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Jerry Only dei Misfits: “Un giorno io sarò il Papa!”



Dopo l’incontro con Marky Ramone, e la parentesi hardcore con Joe Lally dei Fugazi, torniamo a parlare di punk americano, questa volta con il signor Jerry Only, voce, spirito, basso, ciuffo e padre padrone dei Misftis, tribolatissima band di culto.

Tribolatissima perché la band ha avuto, o meglio subito, un incredibile numero di cambi di formazione e di dipartenze, a partire da quella di Glen Danzig, sicuramente la più traumatica, dato che ne fu co-fondatore assieme al buon Mr. Only.

Da sempre il gruppo si caratterizza per un immagine molto forte e altamente codificata, a partire dallo storico logo col teschio (se non avete mai visto una maglietta dei Misfits, ragazzi, c’è qualcosa che non va!), per arrivare al look, il mitico ciuffetto in avanti, che prende il nome di Devil Lock, col quale i membri della band usavano presentarsi sul palco (oggi continua a farlo solo il buon Only).

Il traumatico divorzio da Danzig ha tenuto fermi i Misfits per una decina d’anni buoni, un’eternità nel mondo musicale, a causa di un’interminabile causa processuale tra Danzig e Only per il diritto di utilzzare il nome della band. Dopo un decennio di scartoffie, questo il risultato: Only si tiene il nome e Danzig si tiene le royalties (stabilite voi chi ha vinto).

Gli anni ’90 rappresentano quindi una nuova partenza, la seconda vita per questa storica band pronta a rimettersi in gioco di fronte ad un pubblico completamente diverso, dato che non tutti i vecchi fan hanno sopportato la separazione dei due leader ed i mille cambi di line up. Anche la formula musicale è leggermente cambiata, con una virata in direzione di uno speed metal spruzzato di hardcore.

Incontro Jerry Only nel camerino della Flog dove si è appena concluso, con grandiosa reazione di pubblico (che nonostante tutto ancora li adora) il loro concerto fiorentino. Non sapevo bene cosa aspettarmi da una vera e propria leggenda del rock, e devo dire che sono rimasto abbastanza spiazzato dal buon Jerry Only, come credo si capisca chiaramente leggendo l’intervista.

Infatti, sceso dal palco, il leader dei Misfits si rivela un pacioso padre di famiglia: no drugs, no sex, giusto il rock n roll. Una rockstar, che però si guadagna da vivere lavorando nell’officina del padre, esattamente come faceva all’inizio della propria carriera, nonostante le canzoni dei Misfits siano state coverizzate da band multimilionarie come Metallica, Green Day o Guns n Roses. Un personaggio interessante, con un incredibile amore per i bmovies ed i film horror in generale, ed persino una strana parentesi nel wrestling professionistico…

Ciao Jerry come stai?
Bene, molto bene. Mi manca la mia bambina.

Quanti anni ha?
Cinque.

Come si chiama?
Eva Maria.

Ha un nome italiano.
Beh si, mi sono ispirato ad Eva e Maria della Bibbia.

Com’è andato il tour fino a questo momento?
Come stanotte, molto bene. Stiamo suonando davvero bene.

Mi piacerebbe tornare all’inizio della tua carriera che, se non erro, comincia in un paesino del New Jersey, Lodi, nel 1977.
Come sai io sono di origine italiana, e noi chiamavamo quel paese Land Of Dumb Italians (la terra degli italiani scemi), anche se ormai gli italiani se ne sono andati tutti e sono rimasti solo gli indiani ed i dominicani.

Che tipo di contesto era?
Medio borghese, da colletti blu diciamo. Lavoravo, e lavoro ancora, nel negozio di parti meccaniche di mio padre, con mio fratello. Lui suona ancora con Glen (Danzig) ed io no. Credo che stiamo facendo bene, credo che il nostro ultimo album sia il migliore, c’è anche mia figlia che ci canta sopra.

Com’è stato crescere a Lodi?
Immagino, bene o male, come crescere qui. Vai a scuola, vai a lavorare… Hai domande migliori di questa, vero? (ride)

Cosa ti spinse ad entrare in una band?
David Bowie.

Davvero?
Ho visto David Bowie quando avevo 14 anni. Da allora cominciai a studiare il basso e formai la mia prima band a 17 anni. Dopo 10 mesi che suonavo registrai il mio primo disco. Il secondo lo registrai a 20 anni. Il terzo, “Earth A.D.”, quando avevo 23 anni. Lo registrammo in sei ore, più o meno il tempo che ci mette una persona a cacare.

Credi che abbiate più seguito in Europa o negli Stati Uniti?
Sud America. Suoniamo di fronte a decine di migliaia.

Ti sei dato una spiegazione in proposito?
Amano la nostra musica! Là ci sono un sacco di “metal people” e noi siamo “metal people”!

Che tipo di differenze trovi tra il movimento punk americano e quello inglese?
Il punk americano era un movimento musicale, il punk inglese era un movimento sociale. I Sex Pistols avevano dei problemi, mentre i Ramones erano semplicemente stanchi di ascoltare la musica che andava in quel momento. I Ramones crearono la scena, e gli inglesi ci si buttarono sopra, e dato che avevano dei problemi di carattere politico, sociale, economico, i giornali ci si buttarono a pesce. Quindi gli inglesi vengono accreditati per il punk, ma in realtà questo nasce a New York.

Ho avuto la possibilità di intervistare Marky Ramone un mese fa.
Io e Marky non andiamo più d’accordo.

Ah, mi spiace.
Figurati, io invece sono contentissimo! (risate)

Parlando d’Inghilterra, ho letto da qualche parte che hai conosciuto la mamma di Sid Vicious.
Ho conosciuto Sid e anche sua mamma. Ho partecipato a quella che possiamo chiamare l’ultima cena di Sid.

Che tipo di esperienza è stata?
Negativa.

Negativa?
Molto negativa. E’ morto!

Che tipo di persona era?
Era un tossico dipendente.

Resto un attimo senza parole.
Mi spiace! (ride)

Beh, no, non devi scusarti.
Lui era uscito di prigione. Incontrai sua madre che mi chiese se avevo voglia di andare a casa loro a cucinare. Quindi andai a casa loro e gli cucinai degli spaghetti al ragù, che poi a me non piacciono neanche tanto, preferisco quelli alla marinara. Cucino bene. Infatti vedi come sono grosso? Comunque, alcuni suoi “amici” vennero a trovarlo a casa e posso dirti che queste persone non erano veri “amici”. Lui voleva farsi. Ed è morto. E quindi non drogarti o morirai.

Capisco.
Avrebbe potuto essere una star. E invece adesso è polvere. Io e sua mamma abbiamo sparso le sue ceneri in un cimitero durante una tempesta di neve. E ti posso assicurare che in tutto questo non c’è niente di romantico o da “rockstar”. Era semplicemente triste vedere qualcuno che avrebbero potuto diventare un grande e che invece è morto. Quindi per me la cosa più importante è rimanere in vita. Questa è la storia. O almeno, questo è quello che io ho imparato da questa storia.

Quando hai capito che stavate diventando una band di culto, una band iconica?
Ci stiamo ancora lavorando. Non ci credo ancora in questa cosa che tu dici. Conosci Michael Jordan?

Certo.
E’ un’icona?

Certo!
Beh, sai cosa dice lui? Tu sei bravo soltanto quanto lo sei stato nella tua ultima partita. Quindi io sono bravo soltanto quanto siamo stati bravi stanotte. Siamo stati bravi?

Siete stati bravi.
Allora siamo bravi (risate). Stanotte è andata così. Ma domani dovremo metterci in gioco di nuovo. Ogni volta che vai oltre il senso della realtà ti stai uccidendo e perdi concentrazione sul tuo percorso. Io sono un artista, sono un musicista, sono un meccanico che ci concentra nel migliorare le cose che crede di poter migliorare. Al momento mi piacerebbe cantare con gli Spiders from Mars, la band di Bowie. Quello sarebbe il mio sogno. Se vieni sul mio tour bus ci faccio vedere il mio piano, ho tutti i cd. Forse i miei fan non vorrebbero che io facessi una cosa del genere. Ma questo è il MIO sogno.

Lo rispetto.
E’ per questo che mi alleno. Mi sto allenando la voce e cose così.

L’hai mai incontrato?
Chi?

Bowie.
Gli ho stretto la mano una volta alla fine di un concerto. A me piacciono le cose vecchie di Bowie. Vedi io ero innamorato di una ragazza più grande di me. Lei aveva 18 anni ed io 14. Così comprai i biglietti per il concerto di Bowie sperando di andarci con lei… Beh, quel concerto mi cambiò la vita. Lei finì per diventare la ragazza di Johnny Thunders. E poi morì di Aids perché si faceva. Capisci? Per cui non devi farti di droga. E anche con l’Aids devi stare attento. Io non scopo a giro. Non bevo, non fumo, faccio pesi tutti i giorni, chiamo la mia bambina tutti i giorni. Mia moglie invece vuol disfarsi di me perché sono sempre in tour, ma questo è quello che sono e non posso farci nulla. Quindi mi sto cercando una nuova moglie che sappia cucinare (risate), specialmente macaroni and cheese e pancakes, così io e mia figlia possiamo berci il caffè. Mia moglie non fa che ripetermi: “TUA figlia vuole soltanto bere caffè e mangiare pancakes e macaroni and cheese”…

Quando dici cheese che tipo di formaggio intendi?
Cheddar. Quello che vendono in scatola. E’ merda.

Ah, ecco, non volevo dirlo io. Che tipo di aspettative avevi per questo disco?
Al giorno d’oggi non puoi avere aspettative su nessun disco, c’è internet e tutto è gratis.

Ok.
E’ ok, a me piace. Del resto non sono mai riuscito a campare con la vendita dei miei dischi, Glen (Danzig) riesce a camparci grazie ai dischi che vendono i Metallica (si riferisce all’EP Garage Days, un album di cover nel quale il quartetto di Frisco rifaceva “Last Caress”, un classico dei Misfits di cui Danzig detiene i diritti). Io le mie canzoni posso anche dartele, a me interessa suonare in giro, non voglio trovare un assegno dei Metallica nel mio cestino del pranzo, capisci quello che intendo? Ora, quello che succede è che quando realizzi un disco devi occuparti della copertina, del packging e cose così. Il packging di questo disco è il migliore che abbiamo mai realizzato ed è quello che farà vendere il disco. Non il disco in sé. Quello se vuoi puoi andare a prendertelo adesso su internet. La musica è gratis, questa è la vita. Al giorno d’oggi devi essere un uomo marketing, devi avere il logo col teschio perché tutti vogliono il logo col teschio, devi avere una bella copertina e non semplicemente un merdosissimo foglietto di carta da infilare dentro. Quello che sto dicendo è che se tu spendi 15 dollari vuoi qualcosa che abbia un controvalore di 15 dollari, e che questo controvalore non è più la musica ma è il resto. Questo è il motivo per cui diveremo numeri uno: siamo i migliori a fare queste cose.

Come ti fa sentire tutto ciò?
E’ normale. Il mondo cambia. Tutti in qualsiasi momento, in qualsiasi parte del mondo, possono scaricarsi il mio disco se vogliono. Ed io non voglio lottare contro di loro. So che Lars (Ulrich, batterista dei Metallica) aveva un problema con questo. Ma lui è sempre stato un dito in culo. Vuoi la mia musica? Tieni, te la regalo. Ma se vuoi il logo, la copertina, il poster, i testi, beh quelli dovrai comprarli. Se sei un fan, li comprerai. E se non sei un fan, prego, scaricalo e buona giornata a te.

Facendo qualche ricerca ho scoperto che ti sei cimentato nel wrestling.
Si, l’ho fatto.

Come ti ci sei trovato coinvolto?
E’ una lunga storia ed un business negativo. Mi sento male per i ragazzi che lo fanno. Ho alcuni amici che sono in quel business e la federazione semplicemente non si preoccupa dei suoi uomini. I wrestler non hanno assicurazione sanitaria.

Di nessun tipo? Credevo fossero milionari.
Cinque. I top five. Gli altri? Nulla…

Hai fatto un allenamento specifico prima di saltare sul ring?
No, ero in buona forma fisica. Non sapevo cosa stessi facendo e se vedi i miei incontri…

L’ho fatto! (risate)
Avevo decisamente bisogno di aiuto ma nessuno mi spiegò niente.

Intendi come cadere e cose così?
No, non tanto cadere. Cadere non è un problema, non hai altra scelta che non sia cadere! (risate) Si, chiaramente imparai un po’ le tecniche di caduta, ma io combattevo con un giubbotto con le punte e quindi ogni volta che mi lanciavano fuori dal ring erano dolori. Il discorso è che le persone che stanno nel business del wrestling non vogliono insegnarti nulla, perché pensano che gli stai portando via qualcosa. Quindi in quel mondo non ci sono amicizie, ognuno per sé. Io feci un po’ di richieste di troppo e mi cacciarono. Ma stavo cercando di migliorare le condizioni di tutti.

Credi che la tua band sia stata “capita” tardi?
No. Nessuno capisce quello che stiamo facendo ed è per questo che siamo qui.

Cosa intendi dicendo questo?
Intendo che sono nella miglior band della storia, ma le band che hanno preso da noi sono diventate le numero uno. Ed è per questo che dico che la gente non ci capisce, altrimenti saremmo noi al numero uno.

Cosa pensi quindi di tutto quel movimento punk che si sviluppò in California negli anni ’90 ottenendo ottimi successi? Come i NOFX o i Green Day?
Amo Fat Mike. Amo i Green Day. Amo tutte quelle band ma non seguo quella scena. Come ti chiami?

Davide.
Oh Dave! Ok, Davide, tu domani puoi alzarti e scrivere la più grande canzone che sia mai stata scritta, ok? Nessuno te lo impedisce. Io ci provo tutti i giorni. Ma ci provo per la mia band, non per una scena, o per il governo, o per i problemi del mondo, o per la fame nel mondo. Ci provo per i Misfits. E per mia figlia, per mio nipote che è il mio tecnico delle chitarre, provo a fare il mio meglio, quello che la mia mente dice essere il meglio. Non mi interessa se ci faccio un dollaro o un miliardo. Quello che importa è che io faccia il meglio possibile nella mia vita perché quando muoio, fine! Quindi devo lasciare, dopo di me, la miglior merda possibile. Questo disco è l’unico disco che ho fatto in vita mia nel quale non cambierei una singola cosa. E’ perfetto, almeno ai miei occhi.

E nel tuo passato invece? C’è qualcosa che cambieresti?
Tutto.

Tutto?
C’è qualcosa che cambierei in tutto quello che ho fatto a parte questo disco. L’artwork è perfetto, il packging è perfetto, la registrazione, le canzoni, gli arrangiamenti, i miei compagni. Volevamo dare il meglio e ci siamo riusciti.

Perché credi che ci siano stati così tanti cambi di formazione nei Misfits in passato?
Sono un perfezionista. Ho cercato la perfezione in tutta la mia vita ed alla fine l’ho raggiunta. A volte sbaglio un accordo, a volte una ragazza nella prima fila mi fa ridere, e allora mi mangio le parole e magari resto senza fiato. Ma in questo disco, ripeto, non cambierei assolutamente nulla. Adesso posso morire felice. Tutto quello che verrà sarà in discesa, spero di poter trascorrere più tempo con mia figlia, spero di poter suonare in concerti più grossi. Uno dei miei amici è lo stage manager dei Green Day, mi piacerebbe suonare coi Green Day. Mi piacerebbe salire sul palco di fronte a 80mila persone.

Beh, per come la vedo io, loro dovrebbero aprire il tuo concerto.
Beh, ascolta, loro ce l’hanno fatta. Ok, senti, ti racconto una storia. Questo amico di cui ti parlavo, Brian, è lo stage manager di Green Day, Foo Fighters, Madonna. Il mio vocal teacher è lo stesso di Mick Jagger, Bonjovi, Bono, Lady Gaga, tutti questi personaggi. Quindi ho a che fare con la gente “giusta”, ma la mia musica è ancora underground, resto sempre una specie di mistero. Ma la cosa mi piace. Le persone conoscono la mia maglietta ma non conoscono le mie canzoni. Conoscono il mio marketing ma non la mia testa, che è una cosa positiva.

I Metallica invece conoscono la mia testa. I Guns n Roses conoscono la mia testa. Anche i Pantera conoscono la mia testa e questa, tra i gruppi che ci hanno tributato omaggio, è la band che preferisco in assoluto. Beh, quando mi incontrano sono sempre felici di vedermi. Per me sono come ragazzini – conta che io ho 52 anni. In ogni caso, questo Brian mi dette 20 biglietti per il concerto dei Green Day, di quelli nelle mega arene da 80mila posti. Il fatto è che a casa di mia madre ci hanno dormito i Black Flag, I CircleJerks… I Social Distortion dormirono a casa nostra quando avevano 14 anni! Nessuno sapeva chi fossero e non avevano un posto dove andare. I Black Flag mi chiamarono e mi dissero: ”Hey, c’è una banda di pischelli che deve suonare al CBGB (storico locale newyorchese attorno al quale si sviluppò la scena punk americana), possono dormire da te?”

Insomma, ho portato mia mamma a vedere i Green Day. Alla fine del concerto c’erano i fuochi d’artificio e io le ho detto: ”Sai mamma se non fosse per te e per le tue lasagne – perché devi sapere che mia mamma faceva le lasagne, e a volte faceva anche il bucato, per tutte queste band che si fermavano a casa nostra – beh, se non fosse stato per le tue lasagne questi ragazzi non sarebbero mai arrivati a questo punto.” Capisci che intendo?

Certo. E’ esattamente il motivo per cui prima dicevo che secondo me loro dovrebbero suonare prima di te.
No, mia madre dovrebbe suonare prima di loro! (risate) Loro sanno chi sono, davvero mi piacerebbe riuscire a suonare con loro, e ti assicuro che ci proverò, che farò il mio meglio per arrivarci. Ho molto rispetto per il successo. Le persone di successo, solitamente lo raggiungono perché sanno esattamente cosa vogliono fare ed ottenere. Non capita per errore. Sid (Vicious) era un errore. Non ha saputo gestirlo. Gli animali intelligenti sopravvivvono.

Cosa pensi oggi del processo che hai dovuto affrontare per riavere il nome della band?
Che ho sbagliato il business all’inizio. Se inizialmente fossi stato sveglio non sarebbe accaduto ed io e Glen saremmo ancora assieme.

Vi parlate ogni tanto?
No. A lui piacciono le cose dark. Io sono diverso… Un giorno sarò Papa! (risate)

Beh, saresti sicuramente meglio di quello che c’è oggi.
Non so, dagli almeno una possibilità (lo guardo stranito…). Mettiamola così: c’era una regola che diceva che se tu morivi da bambino, e non eri battezzato, saresti andato all’inferno. Che cazzata sarebbe?

Oh lo so bene… Sai, siamo in un paese cattolico.
Si, ma, come fai ad incolpare qualcuno per qualcosa che NON ha fatto? Non capisco. E lui, il Papa, ci ha messo una pezza. Non dai le colpe ai bambini, non li discrimini per cose che non hanno fatto, e lui ha cambiato questa cosa. Per cui, per questa cosa, mi piace.

Beh, in altri casi discrimina comunque. Pensa ai gay…
Non c’è niente di male.

Si, ma la Chiesa non li accetterà mai.
Finchè non te li impongono, religione e orientamento sessuale dovrebbero essere soltanto una questione che riguarda i singoli individui. Assolutamente. Ma viviamo in una comunità. E di questo dovremmo preoccuparci. All’interno della comunità nessun dovrebbe giudicare e nessuno dovrebbe essere giudicato. Ognuno dovrebbe essere libero di fare quello che vuole, essere quello che si sente. Sono pronto a morire per difendere la libertà di ognuno. Questo è il mio pensiero. Ed è anche il motivo per cui gli americani sono diventati così forti: perché è lo stato, non la religione, a governare il nostro paese. Se lavori sodo otterrai tanto. Se non lavori sei fottuto. Fai qualcosa di stupido e vai in galera oppure perdi quel che hai. Nel mio paese il successo nasce dalla libertà individuale. Nei paesi comunisti tutti sono uguali, tutti hanno un numero, ma è lo stesso numero e questo è un problema. E questo me lo dicono persone che vengono dal comunismo. Tutti hanno lo stesso numero e tutti sono uguali, ma Dio non ha fatto nessuno uguale.

Ahah! Questa è una grande affermazione.
Beh, forse i gemelli, ok. Ti dicono che siamo tutti uguali perché le persone che hanno meno non vogliono avere meno. Tutti vogliono andare in paradiso ma nessuno vuole morire.

Trovo molto interessante questa coesistenza fra la tua fede in Dio e la tua immagine dark.
No, no, le due cose non sono in contrapposizione. La mia immagine è fantascienza, bmovies, cose così. Se tu guardi indietro il primo film mai prodotto è stato “Frankenstein”. Nel 1908 o 1910. Il “Fantasma dell’opera”. Negli anni ’30 “Dracula”, “L’uomo lupo”…

Boris Karloff!
Esatto. Anni 50: tutti i film sulla bomba atomica. E poi nel ’54 arriva “Gozilla”. “King Kong”? E’ la più grande storia mai raccontata. Nel ’33! Film incredibile! Arriviamo così a “Lo squalo”, “Guerre Stellari”, “Alien”, “Jurassic Park”, la lista prosegue… I film di maggior successo sono quelli con i mostri, sono quelli con cose che non puoi controllare, creature che ti mangeranno.

Confesso che “Lo squalo” mi terrorizza ancora.
E di cosa sei terrorizzato? Sei terrorizzato dal fatto che sarai mangiato in mezzo all’oceano. E questo è quello che provano i nostri fan: hanno paura di esser mangiati dai mostri. E questo è quello che noi siamo. E non c’è niente di male. Se non altro creiamo produttività nei nostri fan. I nostri fan ci hanno chiesto: “Fate sempre meglio”. E questo è quel che noi facciamo. Quelli che ignorano non faranno mai meglio.

 
Tutte le foto che illustrano questo articolo sono di Emanuela Nuvoli.