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ARTS

Jean Giraud, aka Moebius, il gran “pontefice” del fumetto



Non importa chi sei. Poi essere stato un consumatore di fumetti durante l’infanzia, e poi averli abbandonati per strada. Poi essere un fanatico delle graphic novel, che conosce a menadito tutti gli autori tutti piu’ stravaganti ed oscuri. Puoi essere un collezionista di nostalgie, con gli scaffali zeppi di vecchi albi di Batman, l’Uomo Ragno, Superman, Tex Willer, Dylan Dog o Diabolik. O puoi essere addirittura qualcuno che il termine “arte sequenziale” non l’ha mai sentito prima di leggerlo qua.

Ripeto: non importa. Che tu ne sia coscente o no, Jean Giraud, in arte Gir, o ancora meglio Moebius, in qualche modo ha toccato la tua vita, alterato la tua immaginazione, influenzato i tuoi sogni. E non solo perche’ ha rivoluzionato l’arte del fumetto come nessun altro disegnatore ha mai fatto prima o dopo, fondando fra l’altro nel 1974 assieme a tre soci la mitica rivista Métal Hurlant, un evento che ha suggellato la liberazione di quella forma d’espressione dal ghetto dell’intrattenimento per adolescenti, dalla morale in bianco e nero dei supereroi, dal sorriso effimero delle “comic strip”, per dargli piena dignita’ come veicolo per indagare l’inconscio, il surreale, l’esistenziale, tutte le grandi domande della vita.

L’impatto e’ immensamente piu’ profondo. Senza la fantasmagorica creativita’ di Moebius, mediata da un’abilita’ quasi soprannaturale nell’uso di matite, pennelli e pennini, oggi cinema e letteratura non sarebbero lo stessa cosa. E’ quasi impossibile immaginare quel mix di post moderno e cyberpunk che oggi pervade le nostre vite, dall’underground culturale piu’ esoterico alle pubblicita’ piu’ commerciali, senza il contributo di certe sue visioni.

E’ quindi abbastanza ovvio che quando il 10 marzo si e’ diffusa la notizia della sua scomparsa i mass media e la rete si siano riempiti di omaggi e necrologi, grondanti di dolore, zeppi di superlativi. In questo oceano di parole e di immagini, che spesso sembravano ripetere all’infinito le stesse cose, un’amica mi ha segnalato pero’ una piccola perla. E’ “In Search of Moebius: Jean Giraud”, uno struggente documentario trasmesso dalla BBC nel 2007, che qualcuno ha ricaricato su DailyMotion.

Se mai ci fosse bisogno di una conferma che il migliore genio creativo nasce spesso dal trauma, dalla sofferenza e dalla solitudine li’ la troverai. Jean Giraud era un uomo decisamente complicato, un enigma forse impossibile da decifrare completamente (come ha spiegato con immenso affetto il suo compagno di scorribande visionarie Alejandro Jodorowsky), un artista che aveva cominciato a disegnare ossessivamente fin dalla piu’ tenera eta’ (per occupare il tempo costretto a passare da solo dopo il divorzio dei genitori), un adulto che in un certo senso non e’ mai cresciuto per far crescere tutti noi.

“In Search of Moebius: Jean Giraud”, che e’ la versione leggermente abbreviata di un documentario diretto dal regista tedesco Hasko Baumann, racconta tutto questo e molto di piu’, in poco meno di un’ora, facendo parlare direttamente l’artista e tutti i suoi piu’ stretti amici e collaboratori. Guardalo (lo trovi qua sotto diviso in tre spezzoni). Subito! Prima che qualche sbirro del copyright se ne accorga e decida che deve sparire dalla rete…