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Mistaman & Shocca: “Oltre le faide? C’è la scatola nera!”



E’ questo il segreto meglio custodito del nord est: Mistaman e Shocca, due nomi che davvero non hanno bisogno di troppe presentazioni. Entrambi originari di Treviso, ma con una passione inevitabile per New York, hanno la brutta abitudine di eccellere in quello che fanno, sia che si parli degli incredibili incastri lessicali dell’altissimo Mc Alessandro Gomiero aka Mistaman (o Mista), sia che si parli delle produzioni di Matteo Bernacchi aka RocBeats (o Shocca) che ben poco hanno da invidiare a quelle dei colleghi oltreoceano.

La coppia artistica, a giro dalla metà degli anni ’90 ha sempre seguito il proprio percorso, fregandosene delle mode ed evitando riflettori inutili. Celebri sono anche le partecipazioni di Mista al compianto 2thebeat, indimenticabile contest di freestyle a cavallo fra i due millenni, che ha lanciato la carriera di diversi rimatori. Niente da fare per Spit invece, il programma di Mtv curato da Mastafive: non vedremo Mista in quel contesto, e se volete saperne il motivo vi basterà leggere l’intervista, dato che ci sarà modo di parlarne.

Imprescindibile, per quanto riguarda Shocca, il suo lavoro del 2004 “60hz”, veramente un disco imperdibile per ogni italico bboy degno di questo nome. A sua volta il dinamico duo trevigiano fa parte della grande famiglia di UnlimitedStruggle, contenitore artistico con velleità d’etichetta, che pubblica i loro dischi oltre a quelli di un buon numero di altri personaggi della scena. Altissimo il livello qualitativo di questi nomi: basta pensare a Ghemon, al duo siciliano Stokka & Buddy, al nuovo nome sulla bocca di tutti E.green, o anche Frank Siciliano.

L’occasione per incontrare Mista e Shocca è data dalla pubblicazione del loro ultimo album “La scatola nera”, un piccolo capolavoro di indipendenza ed orgoglio, che senza gettare merda sulle altrui fortune, rivendica prepotentemente le proprie. Attacco il registratore e l’intervista comincia a prendere forma…

Siete soddisfatti del disco? Pare che stia andando bene, ho letto molte cose positive su “La scatola nera”.
Shocca: Si, si. Da Dio. Tante positive e tante negative. La cosa paradossalmente mi esalta perché vuol dire che se n’è parlato, vuol dire che c’è stato interesse.

Mista: Vuol dire che a qualcuno brucia il culo.

Dato che hai tirato fuori tu l’argomento, quali sono le critiche negative che vi hanno fatto?
Shocca: Abbastanza disparate, ma potrei citarti i 3 o 4 filoni principali. Ad esempio che i miei beat, nonostante siano tutti di un certo-livello-boombap-rappresenta-blahblahblah, siano tutti sullo stesso stile. Io, ad esempio, ho una risposta per ogni critica. Anche perché, non è che posso intavolare discussioni con chiunque, neanche mi interessa. La mia risposta, comunque, è: se una roba è di qualità, suona bene e trasmette emozioni, ed un altro beat fa altrettanto, non vuol dire che siano due beat identici. E’ facile fare beat uno diverso dall’altro, è difficile raggiungere e mantenere un alto livello di qualità, secondo me.

Quindi questa è la critica che ti è stata fatta più spesso, almeno per questo disco?
Shocca: In linea di massima, si.

Mista: Beh, un’altra critica, forse la più ovvia, è che son solo dieci pezzi. Sapevamo benissimo a cosa andavano incontro. Non è che ci costa fatica fare un album di 20 pezzi, non è un problema. Il fatto è che per dire quello che volevamo dire nel disco ci bastavano dieci pezzi e ognuno ha la sua funzione all’interno dell’album. Fossero stati undici, magari due sarebbero risultati molto simili. E invece questi dieci, sono dieci gemme, ognuno col suo colore.

Shocca: Un pezzo sulle Mercedes, una sulla droga, uno sulle puttane.. (risate)

Secondo me il disco funziona proprio perché è compatto.
Shocca: Infatti, sono d’accordo.

Addirittura su Wikipedia lo definiscono un EP. Ora, a me sembra un po’ troppo “cicciotto” per esser definito un EP, però ben venga un disco così, senza filler, senza riempitivi.
Shocca: Bravo, è un Lp “alla vecchia”, con la differenza che, i Pink Floyd ad esempio, anche senza voler fare paragoni scomodi, ti facevano un disco di 5 pezzi. Quindi questo è così, 10 pezzi, niente filler, solo straight up hip hop. Magari tanti ragazzi giovani non capiscono il formato del disco. Anche perché, tu puoi fare un disco di 15-20 pezzi e questo poi viene smembrato negli Ipod. Non è giusto.

Ok, però quello sai che succederà comunque.
Shocca: Certo, però io te ne do 10, belli, riconoscibili e cazzuti.

Complimenti comunque per il disco, avete fatto una cosa fresca, rimanendo voi stessi e senza essere hater.
Shocca: Esatto.

Mista: Si, perché spesso ci viene cucito addosso il ruolo di “paladini dell’hip hop”, ma noi in realtà non lo vogliamo. Non vogliamo neanche fare gli integralisti. Semplicemente noi, a differenza degli altri, forse guardiamo un po’ di meno quella che è la moda del momento. Ci sentiamo molto responsabilizzati verso quello che siamo noi e quello che abbiamo fatto fino adesso. E quindi, quando dico “sento il peso di ‘sto suono sulle spalle”, è vero, lo sento. Ma è il peso del NOSTRO suono, non sento l’esigenza di fare la “paraculata” a tutti i costi.

Mi piace il fatto che facciate “il vostro” senza andarvele a cercare. Nel disco c’è questo concetto, piuttosto che un’ideale “noi contro loro”, o non ho capito il messaggio?
Mista: Spesso sono i fan, gli ascoltatori, a mettere contro gli artisti, quando poi in realtà spesso c’è una stima reciproca. Noi facciamo il nostro, altri fanno il loro e la cosa funziona così, ognuno mette il suo mattone.

Parliamo, ad esempio, del video di “Real classicshit”. Sono presenti dei nomi che, immagino, voi sapevate che avrebbero fatto discutere.
Shocca: Si. Sai è una sorta di citazione, diciamo che abbiam voluto rendere omaggio ad un certo tipo di hip hop. Nel senso che c’è una scena composita, in qualche modo adulta, sebbene gli appartenenti siano un po’ di tutte le età. Complessa, variegata, sfaccettata e volevamo che questa scena testimoniasse nel nostro video un ritratto di un certo tipo. Detto questo, i commenti si sono sprecati, ma era naturale.

Scorrendo fra i commenti al video, il più votato è un prop alla rima di Mista sulla clustrofobia che è grandiosa mentre il secondo è una roba del tipo “ma Fedez che cazzo ci incastra nel video”?
Mista: Beh lui forse rappresenta più degli altri questo contrasto rispetto a quello che facciamo noi. Però noi siamo responsabili di quello che diciamo, non quello che la gente capisce. E quello che noi diciamo è “c’era ‘sta rabbia prima di ‘sti soldi”, quindi non stiamo negando il fatto che l’hip hop sia diventato anche un business. Stiamo dicendo “ricordiamoci tutti che c’era ‘sta rabbia prima di ‘sti soldi” e quindi Fedez, che comunque in qualche modo rappresenta un pubblico più vasto, secondo me non va in contrasto con quello che diciamo, ma lo rafforza. E, appunto, come ha detto Shocca, l’esigenza che avevamo era proprio quella di dare un’idea di scena in un momento in cui gli ascoltatori creano le faide. Qualsiasi video di rap italiano che vai a vedere c’è scritto “figo il tipo x, ma è meglio il tipo y”. Abbiamo creato un cortocircuito con questo video, ai ragazzini che l’hanno visto è esplosa la testa! (grasse risate) Non sapevano più in cosa credere!

Shocca: Sai che me la vedo una scena del genere?

Dovreste pensarci per il prossimo video.
Shocca: Lo voglio fare!

Mista: Comunque, capito, l’idea era quella di dare un’idea di scena, di unità, e non di separazione.

Shocca: Anche perché, è tipico di artisti emersi dopo “l’era classica” del rap italiano, l’avere un video per poi crearti una beef (uno scazzo). A noi non serve. Non è che siamo in armonia di default, non siamo la crew dei sorrisi. Semplicemente non abbiam bisogno di “far dei nomi” per far parlare di noi. Che sia la musica a far parlare di noi.

Mista: Questo è l’approccio che abbiamo avuto io e Shocca perché, veramente, con questo persone a livello umano ci sono buoni rapporti. Uno un po’ più giovane, se si sente addosso i beef è giusto che li esprima. Anche noi, come dice Shocca, io stesso, ho un approccio aggressivo e competitivo nel fare rap. Però quello era il primo pezzo del disco, un lavoro atteso da molto, e quindi abbiamo deciso di metterci al di sopra delle parti. C’è anche un po’ di arroganza in questo, non so.

Dato che parlavamo di video, ne usciranno altri?
Shocca: Certo.

Di quali brani?
Mista: Non vorremmo sbilanciarci ma, sicuramente, usciranno i video per “Il mondo al contrario”, “Vero” e “Terza guerra mondiale”. Stiamo lavorando in parallelo, vorremmo creare dei video che non siano solo degli street video del cazzo che facciano da vetrina su Youtube. Il disco è uscito, la gente i brani li conosce già, vogliamo che quando esce il video questo abbia un valore aggiunto, anche da un punto di vista artistico.

Shocca: Anche qui c’è un paradosso. Bisogna fare lo street video perché altrimenti il pezzo da solo non può andare. Ci sono miliardi di street video, allora il tuo scompare. Quindi che fai? A quel punto facciamo dei video seri e mirati che valorizzino il pezzo come merita.

Mista: Almeno per i primi pezzi. Poi non escludiamo di fare anche degli street video perché sono divertenti.

Shocca: Si, ma niente trashate.

“La scatola nera”, dunque. Torniamo sul luogo dell’incidente. Qual è stato il disastro? Di chi è la colpa? Ci sono dei sopravvissuti?
Shocca: I piloti avevan bevuto un po’ troppo, erano un po’ troppo inebriati da tutti questi lustrini, tutti questi riflettori. Erano un po’ imbriachi e si sono schiantati. Allora noi abbiamo recuperato la scatola nera con tutto quello che di positivo restava della faccenda nell’anno 2012 dopo Cristo.

Mista: Io non vorrei dare una connotazione per forza negativa, anzi. Abbiamo vissuto questa cosa dell’hip hop per un sacco di anni e poi l’abbiamo vista esplodere, con il pericolo che nell’esplosione se ne perdesse il significato, almeno per noi. Volevamo racchiudere nel disco qualcosa che rischiava di andare perso.

Il vostro disco, non a caso, comincia con queste parole: “siamo qui per restare”.
Mista: Si, infatti. Anche questo va puntualizzato: non è che questo è un backup che potrà essere consultato in futuro. La scatola nera va aperta subito perché sia un nuovo punto di partenza. Questa non è un’operazione di amarcord.

Secondo voi, parliamo di sensazioni ovviamente, questa ritrovata esposizione mediatica/commerciale dell’hip hop durerà? O le cose andranno come negli anni ’90 con la bolla della doppia h che prima o poi esplode e tutti che rientrano nei “ranghi”?
Shocca: No, durerà. Un po’ perché è cambiata la mentalità degli artisti e sono cambiati anche gli ascoltatori, in termini di mentalità e target. Molti ascoltatori “storici” hanno preferito ascoltare altro. C’è adesso l’humus fertile perché un certo tipo di hip hop prolifichi. La musica leggera italiana “usuale” sta perdendo terreno, ci sono meno soldi per promuoverla. A questo punto tu sai che se spendi 5 su un artista hip hop italiano guadagni 10, se investi 5 su un artista convenzionale italiano guadagni 1.

Mista: Una volta c’erano i fan dei vari gruppi. Adesso il linguaggio hip hop è fruibile da tutti, non c’è più niente da spiegare, non c’è più il tizio che va al Maurizio Costanzo Show a spiegare le 4 discipline, o cose così.

Shocca: Col più clown di tutti che va a farsi portatore. Adesso vedi tanta gente in tv che, pur essendo poco cazzuta, sa di cosa sta parlando se non altro.

Tu, Shocca, prima parlavi anche di un cambio nella mentalità degli artisti. A cosa ti riferisci?
Shocca: Sai, non è più una bestemmia, o un tabù, andare in tv, fare un certo tipo di concerto, prendere dei soldi. Dei soldi veri. Anzi, è visto come il coronamento di un sogno. Mentre una volta c’era la mentalità del duro e puro a tutti i costi che a me ha sempre preso bene. Una sorta di “io faccio il mio e vaffanculo a tutto il resto”. Però è una mentalità che, portata avanti allo stremo, non è costruttiva. Se non ti ricordi male, agli inizi degli anni 2000 era tutto andato in culo. Se stavamo ad ascoltar Neffa stavamo freschi. Poi lui se n’è sbattuto i coglioni ed ha cambiato genere. Oggi l’hip hop si vede, viene metabolizzato ed è alla portata di tutti. Non è una cosa cattiva, secondo me.

Mista: Volevo aggiungere una cosa. Una volta l’hip hop era la gara a chi è più hardcore e questo era sicuramente negativo, perché la cosa ci ghettizzava. C’è questo proverbio che dice: “In un forno aperto, il pane non si cuoce”. Adesso, il lato positivo, è che ci stiamo confrontando con la realtà, l’hip hop non è più chiuso dentro questo forno. Io credo che se l’hip hop fosse stato catapultato nel mainstream da subito non sarebbe maturo ed affilato com’è adesso. Il pericolo per i nuovi artisti è quello di non mettere a fuoco il proprio stile. Non è più una cosa dogmatica con degli stilemi chiari.

Sono celebri i tuoi (Mista) video al 2thebeat. Hai visto Spit? Cosa ne pensi?
Mista: E’ una cosa positiva perché il programma è curato da persone che c’entrano con l’hip hop. Questo rassicura sul fatto che ne vengano rappresentati i presupposti. C’è una spettacolarizzazione del freestyle e come ogni cosa che va in tv questo è positivo e negativo. Positivo perché chiaramente espande il movimento, crea dei modelli per i nuovi mc, ufficializza quello che viene fatto. Forse l’unica mia critica, ma è una cosa generale, è che quando le sfide di frestyle vengono immortalate, viene fatta una fotografia che rimane nel tempo di una cosa che in realtà è nata e viene fatta per essere estemporanea. Quindi questo mi infastidisce, così come mi infastidisce rivedere le sfide del 2thebeat, ti dico la verità. Così come mi infastidisce rivedere i miei live tramite video che non abbiano una regia figa. Ma è un limite intrinseco della cosa.

Tu parteciperai?
Mista: No. C’erano stati dei contatti con Mastafive (il creatore dello show di Mtv, già padre del Tecniche Perfette) in tempi non sospetti. Ho risposto di no perché ritengo che non sia più una cosa sulla quale “spingere”. Mi diverte farlo, anche dal vivo lo farò sempre, ma dopo il 2thebeat ritengo che questa sia una buona occasione destinata ai nuovi talenti per emergere, ma io non me la sento più tanto addosso. Soprattutto per quanto riguarda la sfida. Mi sento invece ancora tanto addosso il fatto di fare freestyle, l’improvvisare ed il divertirmi.

Shocca ci sono nuovi produttori che ti piacciono? Puoi farci qualche nome?
Shocca: Non posso far altro che nominarti i miei soldati come Zonta, Fid Mella, Big Joe, direi che ce ne sono diversi. Anche su internet vedo che veramente c’è una schiera di gente capace under 25. Alcuni di loro addirittura conservano il modus operandi dell’original hip hop e la cosa mi esalta. Siamo nel 2012, son passati tanti anni, ma la cosa fa ancora proseliti. Non è che tutti debban usare campionatori hardware, eh, sia chiaro… Però cercare i vinili, cercare i sample, porterà sempre a qualcosa di buono.

Vogliamo fare due battute sulla vostra grande famiglia che è UnlimitedStruggle?
Shocca: Ci siamo appena strutturati a livello di etichetta per fornire, a chi ha la nostra visione, un supporto che noi avremmo sempre voluto avere nel momento in cui eravamo in crescita, sia artistica che personale. Abbiamo quindi creato un roster di gente che condivide la nostra passione, la nostra visione, il nostro modo di fare musica.

Mista: Sono persone con le quali già collaboravamo e con i quali avevamo già rapporti di amicizia. I nomi li potete vedere sul sito unlimitedstruggle.com. Tra le prossime uscite ci sono E.green, Johnny Marsiglia, NexCassel, Kali, Frank Siciliano, Ghemon, Stokka & Buddy. Quindi posso dirti che, da ora in avanti, UnlimitedStruggle uscirà con circa un disco al mese.

Shocca: Inoltre, gran parte di queste release, uscirà, udite udite, in vinile. Limited edition, go get ‘emkids!

Mi pare di aver capito che anche “La scatola nera” uscirà in vinile no? Dove lo trovo?
Shocca Lo puoi ordinare da www.markershop.com.

Un’ultima cosa: nel video teaser che precede il vostro album si vede l’ologramma di Mista che canta. Immagino abbiate saputo cosa è successo al Coachella con 2Pac… Cosa ne pensate?

Mista: Siamo dei precursori!

Perdonate l’ovvio collegamento mentale, ma la cosa che effetto vi ha fatto?
Mista: Non buono, nel senso che questo segna l’allontanamento tra il pubblico e l’artista. Internet invece, così come la tecnologia, avvicina le persone. Quella cosa mi è sembrata di cattivo gusto, oltre ad esser una mancanza di rispetto nei confronti del pubblico. Perché se tu vuoi strappare un applauso al pubblico, con una rappresentazione fittizia, allora togli valore a quell’applauso.

Shocca: Togli valore anche a quella vera. Guarda, ne parlavo al telefono con Bassi, lui era “infuriatello” ed anch’io non ne sono contento. Nel senso, che cazzo me ne faccio di un ologramma che rappresenta un grandissimo artista che non c’è più? Io voglio cose grandissime ora e adesso, con persone in carne ed ossa. Mi sembra una cosa decadente, cazzo. E’ un peccato perché bisognerebbe investire su nomi attuali, non guardare solo al passato.