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Regina



“Mi è sempre piaciuta l’idea di poter dire quello che penso. Vengo da una famiglia dove mia mamma era una rivoluzionaria. Lei mi diceva: “ricordati sempre chi sei, ricordati da dove vieni e dì sempre  quello che hai in mente”. Il problema è che le persone come noi non saranno mai felici perché si chiedono sempre il perché. E vivere senza perché è più facile.”

Il viaggio di Regina nella doppia h comincia, come per molti, su una panchina di un giardino di provincia. Prato, in questo caso. La colonna sonora ideale è data dai Run DMC. I primi numeri di Aelle sono il contorno imprescindibile. Le jam, le tag, il Panico Totale, l’Hip Hop Village.

“Inizialmente ascoltavo molta East Coast, mi piaceva molto il concetto di poter colpire. A quei tempi ascoltavo molto i Public Enemy dato che anche loro erano cresciuti a pane e pantere nere. I loro contenuti, erano esattamente quelli che avrei voluto poter trasmettere in Italia, penso a pezzi come “911 is a joke”. Adesso meno ma, ai tempi, c’era l’idea che uno dovesse saper fare, o almeno provare, a fare un po’ tutte e quattro le discipline, perché altrimenti non avresti potuto definirti un b-boy o una fly. Poi magari trovavi quella che proprio non era la tua e allora pazienza, però l’idea era quella. Credo che quello sia stato il periodo d’oro per l’hip hop. C’era più umiltà nell’approccio anche perché, a quei tempi , se salivi su un palco ed eri scrauso, la cosa migliore che ti potesse capitare era che ti staccassero il mic. Era proprio un altro mondo. Adesso vedo che tutti si buttano sui forum, gente che a 13 anni si crede il guru del rap e magari non sa neanche chi è Gran Master Flash. Non c’è più rispetto di niente, prima le cose si dicevano nel viso, magari c’era lo scazzo sul momento ma poi ti chiarivi. Quella che per me era la quinta disciplina, il rispetto, è caduta. Quando Nas dice che l’hip hop è morto, beh in parte lo è. E’ morto il concetto.”

Proprio in questi giorni è uscito, per l’etichetta bresciana TRB (la stessa che pochi mesi fa pubblicò “Creep è morto” di Creep)  “Benvenuti nel mio regno” il primo lavoro sulla lunga distanza per Regina.

Un album vero, fisico, materiale.

“Questo è un primo disco, con i limiti da primo disco, che io ovviamente riconosco. C’è dentro un lavoro di tre anni, è il mio punto di partenza per farmi conoscere. Non ho pretese enormi sul primo album anche perché, parliamoci chiaro, nessuno mi conosce. E’ un lavoro che serve a me in prima persona per crescere, nel quale prendo atto dei miei limiti in termini di metrica e flow.”

Il disco è il risultato del lavoro di un insieme di persone, e si vede. E’ ben confezionato, ed ha tutti i crismi del prodotto ufficiale. Tra le dieci tracce che compongono l’album spiccano, in particolare, un brano come “Vaticano SPA”, ed  una collaborazione di assoluto valore, quella con Al Castellana. Una copertina in stile “Tim Burton” invita all’ascolto. Proviamo a seguire il bianconiglio.

“Allo stesso tempo, non volevo fare un prodotto in free download, volevo che avesse un qualcosa di “ufficiale”. Anche perché dentro ci sono guest come Kristal (una vocalist di stampo house) ed Al Castellana, la cui presenza nel disco è per me motivo di estremo orgoglio. Per quanto riguarda “Vaticano SPA”, la Chiesa in Italia si può toccare fino ad un certo punto. Pochissimo. E’ anche vero che, storicamente parlando, quando ti censurano, ti pubblicizzano. Il brano è ispirato al libro omonimo di Gianluigi Nuzzi: è una storia della Chiesa dai tempi di Costantino ad oggi, sul suo sviluppo, sulla violenza fisica e piscologica che ha esercitato sulle persone. Io mi pongo davanti alla Chiesa come davanti ad uno Stato con un Capo di Stato. Lungi da me il voler influenzare la gente, ognuno è libero di pensare quello che vuole. La Chiesa, però, queste cose, le ha fatte.”

Nonostante una relazione intermittente con l’hip hop, Regina non ha dimenticato cosa la fece innamorare di questa cultura. L’attitudine ed il senso di comunità.

“Mi piaceva il fatto di sentirmi rappresentata. C’ero io in mezzo ad una serie di persone che la pensavano come me. Ma in modo puro, non era atteggiamento. Adesso fare il gangsta è una moda quando poi, parliamoci chiaro, questo stile in Italia si è sviluppato nella media borghesia.  Prima c’era più amore per la musica. Alle serate ci andavi per la musica, non per fare il fico. Se oggi entro in un club hip hop vedo molti che fanno i fichi, ma pochissima musica. Oltre ai Public Enemy, per quanto concerne le figure femminili, gli esempi che ho sempre voluto seguire sono Erikah Badu e Lauryn Hill. Delle donne, delle vere donne con la “d” maiuscola. Era questa l’idea che mi piaceva, il poter essere femminile ma con dei contenuti.”

Per ulteriori info su Regina, il consiglio è quello di fare un giro direttamente sul suo sito www.reginamusic.it. Se invece volete farle sapere qualcosa, potete scrivere qua regina01@hotmail.it.

Top 5 di Regina in nessun ordine di preferenza:

1)Common Like water for chocolate

2)Guru Jazzmatazz (vol 1 & 2)

3)Capone-n-Noreaga  Reunion

4)Screwball Y2K

5)Lauryn Hill – Miseducation of Lauryn Hill

 

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