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LOCAL HEROES

Generale e Mark One



Cronache di un’amicizia in levare.

Marc One “Le prime serate si son fatte nell’89. La prima volta che l’ho visto, il Generale, era all’Emerson a suonare dentro ad un televisore.”

Generale “Mi sa che c’ho ancora il video. Forse era il ’90.”

Marc One “Ci siamo conosciuti per caso perché prima non c’era mica internet. Te pensa che noi stavamo a Pistoia che era una specie di isolina.. poi tramite Cillo che suonava in un gruppo di Firenze, i Red Dread, venni a sapere che anche a lì c’era chi faceva raggamuffin. Ora è più facile, con la comunicazione che c’è, uno può già guardare i video, rendersi conto di cosa succede negli altri posti. Che poi era come ora eh.. c’era un po’ meno gente a vedè.. in quegli anni lì tutti eran parecchio allucinati quando ti vedevan fare quella musica lì, la gente ascoltava i Pooh.”

Generale “C’era già stato un pochino di svezzamento perché c’era gente che già lo faceva nell’84-85.. ti parlo di tre gatti. Più che altro lo si faceva nelle feste private, nelle case in campagna. Poi qualche coraggioso ha cominciato a farlo nei locali e piano piano è cresciuta un po’ la scena. C’eran già state anche le posse ma, insomma, parliamo di pionieri che facevan le cose per conto loro, portandosi i dischi e le casse da casa. Il primo sound system penso lo abbian fatto i One Love Hi Power ma credo fosse già il ’94. Prima si usava le casse dello stereo.”

Marc One “Io nell’89 facevo il meccanico, come oggi. Avevamo un amico che faceva il fotografo ed andava spesso in Giamaica. Di ritorno dai suoi viaggi ci portava queste cassettine, che poi eran programmi registrati dalla radio, e la cosa ci piacque. Era un modo per parlare di quel che succede, non solo di esprimere un disagio, anche di esprimere situazioni con le donne, con i vigili urbani, con tutti. Un tam tam di informazioni di quello che accade nel quartiere o nel posto dove vivi. Iniziammo a far le prime canzoni, in italiano, un po’ per scherzo. Le abbiamo sempre fatte su basi nostre, registrando con un quattro piste a cassette che per diversi anni utilizzammo anche per i live. La cosa bella è che questo stile si è sviluppato dentro di noi, non l’abbiamo ripreso da qualcun altro. Cantavamo in Italiano già ai tempi perché avevamo cose da dire, e sarebbe stato abbastanza stupido farlo in inglese dato che già stavamo usando un veicolo musicale nuovo. La gente allora non si rendeva molto conto che ci fossero dei problemi sociali: ognuno faceva la sua vita, il lavoro, la casa, la famiglia, il pallone e stop.”

Generale “Vorrei aggiungere una cosa: anche nel reggae, come nell’hip hop c’è stata una fase in cui lo si faceva in inglese, penso a Briggy Bronson a Savona o a Militant P in Salento. Però poi, ad un certo punto, quasi come se ci si fosse messi d’accordo, io, come loro, come quelli di Onda Rossa, insomma quelli che c’erano all’epoca, tutto ad un tratto si cominciò a farlo in italiano. Fu una cosa che venne da sé. Perché i giamaicani se c’era l’uragano facevano il pezzo sull’uragano, se mancava il lavoro facevano il pezzo sul fatto che mancasse il lavoro e quindi fu chiaro che per fare questo genere era necessario esprimersi nella propria lingua. Altrimenti non aveva senso.”

Marc One “Io mi ricordo che si leggeva direttamente il giornale, dal vivo. Con la base sotto. Era una cosa parecchio strana all’epoca, la gente era allucinata. “Ma che parlan della marijuana questi?” Qualcuno ci dava anche di sovversivi. Fu una bella esperienza. A Pistoia eravamo, allora come oggi, delle mosche bianche, nonostante sian trascorsi oltre 20 anni. La cosa bella, ma anche la cosa brutta, è che le canzoni scritte allora sono ancora buone: quelle sulla guerra, quelle sulla religione, quelle sugli sbirri che legnan la gente in strada senza motivo. Son sempre attuali.”

Il Generale in “Non proibirlo più” 1993. Ai cori i Bomba Bomba. http://www.youtube.com/watch?v=-rpXobrozjQ

Marc One “Il disco nasce perché Dj Afghan, Soul Love Records, nel tempo ci aveva dato questi riddim, queste basi, che aveva fatto lui. Abbiamo iniziato a parlarne è così è nato. Alle basi di Afghan ne ho aggiunte tre realizzate con Matteo dei Dubital ed è venuto fuori il disco. E’ un disco particolare con i testi al centro dell’attenzione: vibrazione, reggae, musica, però le parole sono importanti perché, se comunichi, quello che dici è importante, sennò che comunichi a fare? Il primo pezzo è legato ad una storia vera. Eravamo andati a suonare a Cremona e, mentre cantavamo, la cassa ha preso fuoco. Ma ti parlo di fiamme proprio! E quindi il disco comincia così, “presto, date l’allerta ai pompieri, stasera nella dance col Generale e Marc One”. La seconda traccia, con Nico Royale un giovane di Bologna, si intitola “a stare bene” che è un modo di dire che usa sempre l’Afghan. Lo abbiamo anche campionato. C’è un pezzo col Cerchioni che è una persona vera, una di quelle inossidabili, che resiste alle intemperie.”

Sul disco c’è il marchio Goodfellas.

Marc One “Certo, ci abbiamo creduto in questo disco, perché ci crediamo sui lavori. Il lavoro è selezionato, abbiamo scartato un sacco di pezzi..”

Generale “Vorrei dire una cosa. Facciamo questa cosa da 30 anni, noi ci siamo confrontati con l’industria, siamo gente che sa quel che fa. Lui è meccanico, io faccio mille lavori, però la differenza è fra professionisti, che però c’hanno anche il conto in banca da professionisti (e noi non ce l’abbiamo!), e professionali. Professionali sì, non siamo dilettanti allo sbaraglio. Siamo persone che voglion fare un lavoro fatto bene, con le stretture giuste, le modalità giuste, un missaggio ottimo, una masterizzazione buona e così via. Abbiamo l’orecchio per farlo, le conoscenze per farlo ed un sacco di amici che ci danno una mano. Professionali e passionali.”

Marc One “E’ esatto quello che ha detto il Gene. E come dico sempre io: easy e precisi. Questa è la prima cosa. Per tornare al disco: il mastering è stato fatto al Boomker Studio da Prince Vibe e K9, Papa Massy dei Working Vibes ci ha fatto la copertina..”

Generale “.. e poi ha fatto questo pezzo con me, dove lui fa questa dub poetry un po’ alla Muta Baruka, che è forse il brano più impegnato del disco. Una cosa particolare che in Italia fanno in pochi.”

Marc One “Il lavoro lo promuoveremo alle serate e per le strade, come abbiamo sempre fatto.”

Generale “Per concludere sul disco, altrimenti qualcuno riman fuori: nell’album c’è la Virgin, che è la cantante dei Gardenhouse, c’è Rankin Alpha, c’è Alien Dee in “Farabutti” dove tutti gli strumenti “a fiato” sono in realtà frutto della sua bocca.”

Marc One “A parte una traccia che è di Sly & Robbie, i musicisti sono tutte persone che gravitano nel nostro mondo, soprattutto alla Cucca Racha (l’etichetta di Marc One). I riddim nascono da un momento in cui stare insieme, non è una cosa vista come un lavoro. Magari capita Albedub che è il bassista che suona anche con Mama Marias e coi Michelangelo Buonarroti e ci registra il basso, poi capita uno e ci mette la tastiera.. cose così. Perché si, ci si arrangia, ma noi portiamo avanti un progetto da un monte d’anni. Perché quello che ci lega è l’amicizia, i soldi un ci posson legà: un ci s’hanno. Nessuno.”

Generale “Da cui la morale? A stare bene!”

Oltre a questo disco assieme che ne sarà dei vostri progetti?

Marc One “Io ho questo progetto di produzione, con Matteo, che si chiama Bdub ed è praticamente costituito da una parte dei Bomba e da una parte dei Dubital. Stiamo facendo tante belle produzioni, su una di queste “Forza originaria” ci canta il Jaka assieme ai Sud Sound System. In tanti si stanno interessando, la cosa è in ampio sviluppo. Per quanto riguarda me, io ho lo studio in casa, faccio pezzi ogni settimana. Come band, ho un gruppo nei Paesi Baschi dalle parti di Bilbao, ho una band nel nord Italia che è la More Fire Band, e la Dangerous Band qui che è la nostra ufficiale.”

Generale “Adesso faremo la promozione di questo disco, tante serate dancehall. Poi continuo a fare le cose con la One Drop Band dove c’è Toni che, ve la butto lì, sta lavorando al suo primo disco che si chiamerà “Sabbia dall’Africa”. C’è una compilation che ha fatto ElV assieme all’associazione Italia Cuba dove c’è un pezzo mio, due di Marc One, ci sono anche i Sud Sound System.. forse da lì nasceranno cose live. I ricavati di questa compilation saranno usati per mandare medicine a Cuba, aggirando l’embargo.  Lavoro a riddim con Prince Vibe, con Skara, con Raster (abbiamo fatto un pezzo sull’alta velocità, lo trovate sul mio fb o su youtube). Tante esperienza in parallelo che fan parte del mio modo di vivere in prima persona il reggae italiano. Se qualcuno vuol collaborare, io lo prendo in considerazione. Se volete mandarmi le vostre basi o avete idee per un pezzo fatevi avanti.”

Per ulteriori info sul Generale e Marc One, questi sono i link da seguire: www.luduslab.it,  www.bdub.it oppure su Facebook:  Stefano Bettini (Il Generale) e Mark-one Bombabomba.

 

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