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Vuoi sapere cos’è oggi il punk? A domanda risponde Lagwagon



I Lagwagon sono una vera e propria istituzione per gli amanti del punk californiano. Dopo anni di relativo silenzio, il quintetto di Goleta (piccola cittadina sulla costa dell’Oceano Pacifico, nella celebre contea di Santa Barbara) si è reimbarcato in un tour mondiale per celebrare i 20 anni di carriera, un traguardo invidiabile. La chiacchierata con Chris Flippin e compagni, tenutasi prima del loro concerto livornese, diventa così l’occasione per fare il punto sullo stato della scena punk mondiale. O quasi. Quasi, perché i Lagwagon tutto hanno voglia di fare tranne che prendersi sul serio, cosa che capirete ben presto leggendo l’intervista che segue questa mia introduzione.

In questi anni, diciamo dagli inizi degli anni ’90 ad oggi, le cose sono ovviamente cambiate moltissimo. E non mi riferisco ad internet, all’avvento dei social network o cose del genere. Il punk, dopo il successo planetario ottenuto da alcune band della scena nella seconda metà degli anni ’90 (Offspring? Green Day? C’è nessuno?) è stato ormai completamente sdoganato e trasformato in categoria merceologica alla pari del pop o del rock, tanto che non so più quanto senso abbia continuare a chiamarlo con questo nome. La storia si ripete, come si suol dire… Questa stessa domanda se la facevano dieci anni fa i cultori dell’hip hop (in Italia molti se le fanno adesso, ma — si sa — qui arriviamo sempre dopo). E questa stessa domanda se la fanno adesso i cultori della dubstep, nuovo fenomeno di costume passato in tempi rapidissimi dalle cantine inglesi ai mall americani. Con un altro sound, ovviamente, sa va sans dire.

Che altro? Beh, ci sono stati i Blink 182, ovviamente, che hanno definitivamente spalancato le porte del genere ai mega riflettori di Mtv, che li ha scelti come rappresentanti di un movimento, santificandoli davanti ad un’intera generazione di teenagers. Ovvio che non tutti abbiano gradito la mossa. Ricordo un “Indipendent Days” a Bologna, nel 2000, dove i Blink, freschi di successo televisivo, furono letteralmente presi a sassate dal pubblico e messi in fuga alla sesta canzone. Per dire…

E poi c’era l’emo, genere al quale anche i Lagwagon hanno attinto per dare un sapore agrodolce alla loro formula, e che adesso per molti è giustamente una parola tabù. Se prima questa etichetta veniva, nel bene o nel male, “appiccicata” su gruppi gloriosi, come Get Up Kids, Promise Ring o Saves the Day, adesso il termine emo viene usato per indicare sputtanatissime band distinguibili, per la maggior parte, per un discutibilissimo taglio di capelli.

Terminata la moda del Cali punk, è giunto il momento della conta dei cadaveri. Se prima non passava estate senza che qualche carrozzone americano itinerante facesse tappa anche nello stivale (su tutti il celebre Vans Warped Tour ed il Deconstruction), le apparizioni dei nostri punkster preferiti si sono fatte sempre più rare. Credo che la cosa fosse anche fisiologica. Superato un periodo in cui decine e decine di band cloni, che ripetevamo a mo’ di xerox quel sound (alcune più tendenti ai capostipiti Bad Religion, altre ai NOFX), nascevano ogni giorno, era normale che una volta sgonfiatasi la bolla la maggior parte di queste fosse destinata a tornare a suonare nei propri garage.

Fortunatamente i Lagwagon non fanno parte di questo gruppo. La band si è sempre contraddistinta per un’incredibile abilità nello scrivere melodie e per testi di natura introspettiva, uniti ad un’invidiabile padronanza tenica, che li rende dal vivo una divertente e rodatissima party machine. Il concerto di questa sera non fa differenza: la band è in palla come nei gloriosi anni ’90, suonano per un’ora e quarto di fila, sciorinando tutti i loro pezzi più celebri. E’ un concerto dedicato ai fan questo, un vero e proprio tributo ai kids presenti in sala, che per la maggior parte sono tutti 30something, come me, gente che con i pezzi dei ‘Wagon ci è cresciuta. Quando Joey Cape, voce della band, dopo il secondo pezzo, annuncia “Suoneremo solo brani dai primi cinque dischi”, il pubblico labronico risponde con un boato.

Ah, piccola precisazione: se un’ora e un quarto vi possono sembrare poco, ricredetevi. I Lagwagon hanno la splendida abitudine di suonare i loro pezzi dal vivo praticamente al doppio della velocità incisa su disco. Se poi considerate che ogni pezzo, originariamente, non dura più di due minuti e mezzo… i conti li lascio a voi. Ultimissima parentesi: prima del quintetto di Goleta salgono sul palco gli eroi locali 7 Years (davvero bravi) ed i compagni di etichetta Useless Id, potentissimo quartetto israeliano.

Joey Cape non è disponibile per l’intervista perché ha mal di gola. Scelgo allora di cominciare la chiacchierata con Chris Flippin, storico chitarrista della band ed unico membro fondatore del gruppo rimasto. All’altra chitarra c’è Chris Rest, mentre alla batteria troviamo Dave Raun, da anni con la band ed entrambi provenienti da una precedente esperienza in un altro celebre gruppo della scena Cali punk, gli RKL. Alla quattro corde, dopo l’abbandono dello storico bassista Jesse Buglione, troviamo Joe Raposo, che per uno strano scherzo del destino è anch’esso proveniente dai disciolti RKL. L’intervista comincia con Chris Flippin ma piano piano la conversazione si allarga e, inevitabilmente, degenera.

Quindi con questo tour celebrate i 20 anni di carriera. Che sensazione è?
Flippin: (risate) Siamo vecchi! Comunque, è una bella sensazione.

Quanti anni hai?
Flippin: 44 ma non dirlo ai ragazzi. Hey, vuoi parlare anche con l’altro chitarrista? Pure lui è un tizio divertente!

Dietro di noi passa Chris Rest, il responsabile dell’altra sei corde. Flippin lo apostrofa così: “Hey Chris, vuoi fare un’altra intervista? Questa sarà molto più tranquilla: pensa che questo tizio voleva intervistare ME!” Ed è così che Chris si aggiunge alla chiacchierata. Non faccio in tempo a salutarlo che Flippin esclama: “Oh oh! C’è Dave!” Dave è Dave Raun, il batterista.

Flippin: Dunque, la prima domanda è stata: “Come vi sentite dopo 20 anni di carriera?”

Raun: Alla grande!

L’avresti mai detto, quando iniziaste questa avventura, che sarebbe durata così a lungo?
Flippin: No. Non credevamo nemmeno che saremmo riusciti ad uscire da Santa Barbara. Lì è dove tutto ha avuto inizio: abbiamo cominciato a suonare ai party degli amici e poi la cosa è continuata, e fortunatamente (Fat) Mike ha creato la sua etichetta (Fat Wreck Chords) e ci ha aiutato parecchio. Ci ha portati fin qua.

Come siete entrati in contatto con Fat Mike?
Flippin: Joey (Cape, voce dei Lagwagon) viveva a San Francisco e una sera al pub ha incontrato Mike. Gli ha dato il nostro demo e lui dopo un po’ di tempo ci ha richiamati. Questo succedeva 22 anni fa.

Perché quell’etichetta e non la Epitaph?
Rest: L’Epitaph non ci fece un’offerta.

Flippin: Si, probabilmente perché la Epitaph non era al pub a bere col nostro cantante (risate).

Rest: Noi siamo stati la prima band che ha firmato per Fat Wreck. Conta che stiamo parlando del nulla, allora l’etichetta era semplicemente Fat Mike che lavorava nel suo garage. I NOFX aprivano alla mia vecchia band… (gli RKL appunto)

Come credi che sia cambiata la scena punk in questi 20 anni?
Flippin: Oh, Dio. Beh, tante band, come noi, sono sparite. Adesso c’è tutto un altro tipo di punk. Il punk degli anni ’90 è scomparso.

Rest: I ragazzi adesso sanno suonare i loro strumenti (risate).

Raun: Il punk degli anni ’90 è esploso.

Flippin: E adesso tutti sanno cantare. Al tempo, negli anni ’80, nessuno realmente cantava, più che altro la gente urlava, le armonie…

Raun comincia ad abbaiare come un cane, per dare un senso alla parole di Flippin. A questo punto Rest, per non farsi mancare nulla, attacca a miagolare.

Raun: Tutto è cambiato, la scena è diversa.

Rest: Comunque il punk fa sempre schifo.

Raun: Vero, il punk fa sempre schifo (risate).

Credete che sia cambiato in meglio o in peggio?
Raun: Non saprei, non vorrei rispondere… Certe cose di adesso non mi piacciono, ma sono cose che fanno parte di un’altra generazione, quindi, probabilmente, non sono neanche rivolte a me ma ad una generazione più giovane. Fortunatamente a qualcuno di questa nuova generazione piace quello che abbiamo fatto noi, quindi, sì, siamo fortunati ad esser sopravvissuti mentre altre band degli anni ’90 non ce l’hanno fatta. E’ diverso, non saprei dire se sia peggio o meglio, a me non piace molto ma questo non significa che sia peggiore.

Allo stesso tempo ci sono state alcune band degli anni ’90 che sono letteralmente esplose in termini di popolarità. Che ne pensate?
Raun: Bene per loro, non è una cosa alla quale abbiamo mai puntato.

Flippin: Per noi non è certo un problema. Ce ne frega il giusto.

Raun: Molte di queste sono diventate famose e poi sono scomparse. La mia band è ancora in giro. Quindi non sempre il “voler diventare una grande band” è necessariamente la decisione migliore.

Flippin: Qualcuna di queste band si è sciolta ed è diventata famosa per non essere più una band…

Raun: …e poi si sono rimessi assieme…

Flippin: …e ora sono famosissimi! Non farò nomi (risate).

A parte “Island of Shame” non credo abbiate fatto altri video. O sbaglio?
Raun: No abbiamo fatto anche “Falling Apart” e “Razorburn”.

Flippin: “Razorburn” ha un video!?

Raun: Non te lo ricordi? Abbiamo preso un tot di video e li abbiamo messi assieme.

Flippin: Ah, si si.

Raun: C’è anche il video di “Heart Breaking Music”. L’avranno passato tipo 3 volte a notte fonda.

Diciamo che non ci avete mai investito molto.
Raun: No, zero. Le cose da spingere per Mtv non ci interessavano.

Beh, non è necessariamente di Mtv stiamo parlando.
Raun: La cosa non ci interessava. Anche questi li abbiamo fatti così, vedi mai che finiamo su uno degli altri canali musicali… Credo ce ne siano anche altri realizzati con un po’ di filmati fatti da noi a giro per il mondo, ma non ne abbiamo mai fatto uno di qualità “professionale”.

Non volevate vendere la vostra immagine o semplicemente non eravate interessati a fare video?
Raun: Non credo che abbia molto senso spendere soldi in questa maniera.

Flippin: Non siamo quel tipo di band.

Raun: Ci abbiam provato, non ha funzionato, abbiamo smesso. E’ una cosa che costa parecchio ed è difficile poi rifarli i soldi da questo tipo di operazioni. Non è una cosa realmente in grado di allargare il tuo pubblico. Non vogliamo spendere soldi che non abbiamo.

Ok. Il vostro ultimo EP si intitola “I Think My Older Brother Used to Listen to Lagwagon” (ovvero: “Credo che mio fratello maggiore ascoltasse i Lagwagon”). Quindi, chi è il vostro pubblico oggi? Credete che al concerto di stasera verranno trentenni come me o vi rivolgete ad una nuova generazione di ragazzi?
Raun: Quelli che sono cresciuti con la nostra musica e che hanno figli.

Rest: Ragazzi giovani con fratelli maggiori.

Raun: Con un po’ di fortuna ci saranno anche dei giovani. Altrimenti non sopravviveremmo. L’importante è fare dei grandi live. E sperare che i nostri fan facciano figli. E che i loro figli facciano altri figli.

Flippin: Così possiamo portarli al nostro show.

Registrerete un nuovo disco prima o poi?
Raun: Vedremo quel che succede. Dobbiamo fare tanti tour adesso, se troviamo tempo per fermare i live ed entrare in studio, magari… Diciamo che è una grossa sorpresa. Noi non lo sappiamo e non lo saprete neanche voi! (risate) Non posso dirtelo se non lo so. Ma forse lo so! O forse no.

Rest: E’ come una patata.

Raun: E’ come una patata! Hai mai sentito la metafora della patata nel microonde?

No, ma non vedo l’ora di sentirla.
Raun: E’ una metafora che funziona per così tante cose diverse. La società, l’industria musicale, il percorso di questa band… Vedi, oggi le persone vogliono tutto velocemente. Una volta le patate andavano messe nel forno e dovevi aspettare, un’ora, un’ora e mezzo, non so, dipende da come ti piacciono le patate. Ma ci sono persone che vogliono tutto e quindi mettono le patate nel microonde, perché c’è questa nuova tecnologia. Non è la stessa cosa, ma ce l’hai in due minuti, quando prima ti serviva un’ora o un’ora e mezzo.

Ma, alla fine, la patata nel microonde che sapore ha? Buono? Così così? Fa schifo?
Flippin: Devi annusarla…

Raun: (in tono epico) Credi che si provi tanto onore nel mangiare una patata fatta col microonde? Quanto ci hai messo a farla? Due minuti? E’ buona come quella cotta in forno? Forse! Ma probabilmente no! Credo che gli italiani possano ritrovarsi in questa metafora perché vi piace cucinare. E vi piace cucinare nel modo giusto, con gli ingredienti freschi… col tempo necessario… poi vi fate un sonnellino, un espresso, e ricominciate a mangiare. Una cena in Italia è un’impresa, può durare 4 ore! Minimo!

Rest: Quindi, perché mettere il disco nel microonde?

Raun: Capito cosa intendo?

Chiaro. E vi giuro che non ho un microonde a casa.
Flippin: Ovvio. Sei italiano.

Emina: Io ho il microonde…

Raun: Si, ma il microonde può avere altri scopi…

Flippin: Tipo quando ti vuoi riscaldare i leftover, gli avanzi del giorno prima, e non hai il tempo o la voglia di farlo.

Dovreste fare un “Let’s Talk About Leftovers Part 2” e metterci un microonde in copertina. Se lo fate, occhio, l’idea è mia.
Raun: Ci hai dato l’idea ma io me ne prenderò il merito (risate).

Vi siete mai sentiti sottovalutati come band?
Attimo di silenzio.

Rest: Il contrario.

Flippin: Naaah.

Raun: Siamo sopravvalutati!

Davvero?
Raun: Non ci ho mai pensato. Io penso di essere fichissimo! Credo che siamo fortunati che possiamo tornare a suonare e le persone vengono ancora a sentirci. E’ evidente che piacciamo a qualcuno. Quindi perché menarsela sul sentirsi sottovalutati o sopravvalutati o mediovalutati?

Flippin: Ce ne frega davvero il giusto.

Si, me ne sto rendendo conto. Nonostante la vostra immagine cali-punk, c’è questo elemento agrodolce nella vostra musica che credo vi differenzi realmente dal resto delle band di quel periodo. Siete d’accordo?
Raun: Sicuro.

Flippin: Il nostro cantante è sicuramente agrodolce.

Chris (Flippin) cosa puoi dirmi della tua nuova band, i Versus the world?
Flippin: Il nuovo disco uscirà il prossimo 31 luglio…

Raun: Con o senza di te!

Flippin: Con o senza di me. Ce ne andremo in tour in America a luglio, ma non succederà niente. Praticamente ci stiamo sciogliendo adesso. Almeno per un po’, così il disco venderà di più.

Ok, per concludere, ci sono altri segreti culinari che volete condividere?
Raun: Segreti? Sei italiano non potrei insegnarti nulla.

Rest: L’aglio non è mai abbastanza.

Raun: Esatto, non è mai abbastanza.

Flippin: Il sale è l’ingrediente segreto.

Raun: Io cucino per davvero!

Flippin: La sua cucina vale più della mia macchina!

Che macchina hai!? (risate)
Flippin: Ne ho cinque!

Raun: E tutte assieme valgono meno della mia cucina!

C’è un disco che amate di più, tra quelli della vostra discografia?
Raun: “Hoss” è decisamente hossome (fico, crasi tra “hoss” ed “awesome”). Gran disco.

Flippin: Concordo. Anche “Let’s Talk About Leftovers”.

Rest: Anche “Brown Eyed Girl”, lo split che facemmo coi Jughead’s Revenge.

Ah, un’ultimissima cosa: Fat Mike è sempre grasso?
Raun: No!

 
Tutte le foto che illustrano questo articolo sono di Emanuela Nuvoli