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Al Doum & The Faryds | Il nuovo album “Ipnagogico”



Al Doum & The Faryds: foto di Veronica Brunoni

Al Doum & The Faryds nascono a Milano nel 2010 e da allora portano avanti un percorso in continua evoluzione, fondato su strumenti analogici, improvvisazione psichedelica e una forte dimensione comunitaria. Il loro debutto del 2011 attira l’attenzione di Julian Cope, figura di riferimento della psichedelia internazionale, e inaugura una discografia che passa attraverso Positive Force (2012) e Cosmic Love (2014), fino alla svolta jazz–rock di Spirit Rejoin (2018), pubblicato insieme alla label svizzera Bongo Joe Records.

La band ha sempre scelto modalità indipendenti e autogestite: tutti i loro album vengono registrati al Guscio Recording Studio, lo spazio-laboratorio del chitarrista e fonico Lorenz, mentre le uscite sono stampate e distribuite da Black Sweat Records, etichetta fondata dal bassista e cantante Davide “Dome” Domenichini. Il Guscio è anche la casa comune della band sorella Addict Ameba, con cui condividono spirito, approccio e alcuni membri stabili.

Nel 2021 pubblicano Freaky People per Black Sweat / La Tempesta, ampliando ulteriormente il loro vocabolario sonoro. Con Ipnagogico (2026) aprono oggi un nuovo capitolo: un lavoro che conferma la loro identità come uno dei collettivi più radicali e liberi della scena psichedelica italiana contemporanea.

Il titolo rimanda alla soglia tra veglia e sonno, quello spazio intermedio in cui percezioni e realtà si dilatano. È la stessa zona che la band attraversa quando suona: un confine in cui il suono si espande, si sfuma, si ricompone. Le voci assumono un ruolo ancora più centrale rispetto ai lavori precedenti: non
solo canto, ma texture psichedeliche scolpite attraverso echi, delay analogici e impasti naturali che diventano parte dell’orchestrazione. La sezione fiati, ampliata, attraversa i brani come un treno in corsa, oscillando tra energia post-punk e derive jazz-folk esotiche. Le chitarre disegnano traiettorie lisergiche e sognanti, mentre le percussioni aprono spazi rituali e pulsanti.

Artwork di Ipnagogico a cura di Eleusi

Durante la fase di registrazione dell’album, afferma la band, in studio regnava la solita atmosfera: chi arrivava in ritardo, chi provava una linea, chi rideva, chi non stava seguendo assolutamente nulla di quello che stava succedendo. Forse è proprio lì che si manifesta l’ipnagogico, nel confine sottile tra caos e concentrazione, tra sogno e materia sonora.

“Ipnagogico” è così un viaggio musicale e umano da ascoltare come un unico respiro. Le tracce scorrono come fasi di un sogno collettivo, evocando il rapporto mutevole dell’individuo con se stesso e con il mondo, naturale e umano. Più che offrire risposte, il disco apre spazi: luoghi in cui perdersi insieme, come tappeti volanti che emergono dal cosmo e tornano a dissolversi nel flusso.

Non resta che addentrarsi e immergersi in questo magico viaggio onirico.