Io e Marco Tajani stiamo lavorando ad un film.
Con Marco ci siamo conosciuti su Facebook quando interpretava gli status di Facebook in un modo fantastico che catturò la mia attenzione.
Il primo video che mi conquistò fu “Restituire”, tratto da una delle splendide cazzate che scriveva Chef Ragoo e piano piano abbiamo iniziato a commentarci a vicenda, scambiare opinioni e tutte quelle attività che si facevano al tempo su Facebook (che shock scoprire che è un gobbaccio).
Ad un certo punto la sua vita lo portò ad Abu Dhabi e il caso vuole che la mia mi portò per un lavoro a Dubai, così ci incontrammo di persona negli Emirati Arabi, dove gli mostrai “No Borders” (era il periodo in cui non riuscivo a parlare con una persona per più di cinque minuti senza metterle un visore in testa).
Questa cosa gli accese un collegamento virtuoso e qualche mese dopo venne a trovarmi a Firenze per propormi un progetto da sviluppare insieme in VR, cosa che provammo a fare (realizzando anche un test con Natalino Balasso), ma che poi si arenò perché troppo ambizioso e in anticipo con i tempi.
Ma mentre cercavamo di realizzare questo progetto, en passant, mi accennò ad un’altra opera ambiziosa che aveva in mente e che si era arenata anche quella sul nascere proprio per la sua natura troppo audace: la trasposizione cinematografica di “Se una notte d’inverno un viaggiatore” di Italo Calvino.

Per chi non conosce il romanzo, si tratta di un racconto con una cornice narrativa che parla di un lettore alle prese con la lettura di un libro e dieci incipit di romanzi totalmente slegati dalla cornice, uno più bello dell’altro, che infine portano all’essenza dell’opera: leggere per il gusto di leggere.
L’idea troppo ambiziosa di Marco era di far dirigere ogni singolo incipit ad un regista affermato diverso.
Premetto che al tempo non avevo ancora letto il libro, ma l’idea dell’iper romanzo mi conquistò subito e negli anni successivi non mi ha mai mollato, anzi, avevo iniziato a pensare ad un qualcosa che mantenesse l’idea della struttura, ma che si spostasse sul medium cinema.
La mia idea era di trovare una cornice (avevo pensato alla videoteca, proprio ispirandomi al Videodrome di Federico Frusciante) e avevo anche cominciato a parlare con piccole realtà produttive del cinema per capire se poteva essere una strada per portare a casa il progetto, ma nonostante paginate di appunti, non riuscivo a trovare una quadra che mi convincesse. Periodicamente ci riprovavo, ma ero arrivato alla conclusione che probabilmente la soluzione migliore fosse quella di fare un adattamento pressoché filologico in cui si parlasse comunque di letteratura ergo un’opera decisamente troppo ambiziosa.
Flash forward.
Nel 2024 Marco mi scrive dicendomi che da lì a poco la moglie diventerà direttrice di un albergo a Firenze (questo era il motivo che lo aveva portato a giro per il mondo per dodici anni) e che quindi stavano cercando casa per trasferirsi.
Quando lo fecero lo invitai subito a venire in studio per pensare a qualche progetto da fare insieme (inizialmente pensavamo al VR), visto che nel frattempo mi ero fatto le ossa e la tecnologia aveva fatto balzi in avanti rispetto alla prima volta che ne avevamo parlato.

Pensammo di una serie di cose da tirare su, ma la prima occasione di collaborazione fu su un progetto audiovisivo più tradizionale: una serie di video comici (non VR) per una psicologa del lavoro che affrontava i problemi attraverso l’intelligenza emotiva, PerLab. Lo coinvolsi sia sulla sceneggiatura che come interprete e, in modo totalmente inaspettato, per esigenze del committente, abbiamo realizzato quattordici cortometraggi (stesso ambiente, stessi interpreti) in cinque giorni.
Questa cosa ci ha motivato entrambi a voler lavorare insieme e, chiacchierando di altro, gli ricordai di quella chiacchierata famosa fatta circa dieci anni prima sul romanzo di Calvino.

In questo anno ci siamo messi a ragionarne a fondo e, dopo una miriade di tentativi , siamo arrivati alla dodicesima riscrittura di una sceneggiatura che ci convince, che ovviamente non ha più quasi nessun contatto con l’opera di Italo Calvino (qualche riferimento c’è, ma lo abbiamo tenuto più come omaggio che altro) e, con la solita nostra modalità punk, ci stiamo adoperando per trasformare questo sogno in realtà.
Si tratta ovviamente di un progetto più che indipendente, da realizzare più con l’impegno che con i soldi, che come tutti i progetti cinematografici (personalmente penso che realizzare un film sia una delle cose più difficili e dispendiose da fare) può riuscire a vedere la luce come no, ma ovviamente faremo di tutto per portare a casa il risultato.

La scorsa settimana abbiamo fatto una prima riunione con le persone più vicine che possono aiutarci a realizzare questa impresa (Cosimo, Sasan, Lorenzo, Giacomo, Giuditta e Joseph, per ora) e già solo quella mattinata è stata un mattoncino che ha reso questo film più vicino alla realtà.
Per il momento non c’è molto altro da raccontare, ma vi terremo aggiornati.
A prestissimo!