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Takis Proietti Rocchi: Il paladino degli otaku che viene da Roma




La prima “otaku hit song” realizzata in romanaccio con vocaloid sintetico Yamaha. Ascoltare per credere!!!

Takis Proietti Rocchi, giovane art-director italiano trapiantato ormai da alcuni anni in Giappone, ha al suo attivo non pochi traguardi. Ha esposto presso il Museo di Arte Contemporanea di Roma, ha vinto diversi premi per cortometraggi, ha creato una famiglia di personaggio animato ed un gruppo di “idol”, ha lanciato nel cuore di Tokio un “char-food” (fast-food con “characters”, cameriere in costume), e recentemente ha prodotto la prima canzone in lingua italiana, o più precisamente in romanaccio, realizzzata con un “vocaloid”, una voce generata in maniera puramente sintetica.

Il percorso di Takis ha avuto come motore propulsore, oltre alla curiosità e alla passione innata in ogni creativo, l’obiettivo di comunicare che la cultura otaku nipponica (quella legata a mondo delle anime, dei manga e dei videogiochi) è un linguaggio espressivo come tutti gli altri, qualcosa di ben più ricco di quei contenuti meramente pornografici con cui “il mondo degli adulti”, per interessi commerciali o per ristrettezza mentale, tende ad associarla.

Temo, il primo character/brand/eroina della serie animata che lui ha creato, è stata definita il Colombo del ventunesimo secolo, con la missione di abbattere i pregiudizi ancora prevalenti sul mondo otaku, nonostante nell’ultimo decennio quella cultura sia stata almeno in parte legittimata, grazie anche al successo di massa riscosso da romanzi centrati su figure di otaku incalliti, a cominciare dall’ormai mitico “Densha Otoko” (Il tipo del treno).

Nel nome stesso di Temo c’è un gioco di copywriting, che include il concetto chiave attorno a cui si articola l’attività di Takis: “Se il mondo Otaku non è pornografia, ma un’espressione della cultura giovanile, perchè lo dovremmo temere?” Ed è con questa premessa in testa che ha preso il via la nostra conversazione…

Ciao Takis. Facciamo un passo indietro: tu ha studiato all’Istituto Europeo di Design di Roma. Quali sono stati i tuoi primi progetti dopo il diploma?
Una volta diplomato iniziai subito a lavorare come art-director, mentre nel frattempo producevo cortometraggi e video-installazioni. All’epoca lavoravo principalmente con la R&C Produzioni e con il regista Vincenzo Marra. Ebbi molta fortuna con alcune mie produzioni. “Waterlab” fu esposto al Museo di Arte Contemporanea di Roma (MACRO) e successivamente utilizzato come video-scenografia in un film di Salvatores, “Quo Vadis Baby”. Un mio corto, “La Scuola del Grande Maestro”, vinse alcuni premi e girò in diverse rassegne cinematografiche.

Qual’è stata la molla che ti ha spinto a lasciare l’Italia e venire a vivere in Giappone?
Arrivai in Giappone nel 2005, ma mi stabilii definitivamente solo un anno dopo. Da una parte c’era il forte desiderio di confrontarmi con una cultura che mi aveva in qualche modo cresciuto, essendo stato fin da piccolo un avido consumatore di manga, anime e videogiochi. Forse piu’ che confrontarmi, direi quasi di andare a vedere di prima persona alcune dinamiche sociali del Sol Levante che mi avevano sempre incuriosito e formato a livello espressivo. Poi, ovviamente c’era l’aspetto professionale… In Italia non c’è ancora un mercato adatto per il settore dove voglio operare, ovvero produrre “idol” e serie animate.

Raccontaci le origini del personaggio che ha fatto da trampolino di lancio per la tua carriera artistica in Giappone. Come nasce Temo?
Temo nasce in una mostra presso una galleria d’arte di Tokio, gestita dalla JAGDA, l’Associazione dei Graphic Designers giappponesi. Da lì si è poi diffusa in maniera virale, attraverso diversi social network, tra cui sopratutto DeviantArt. Sono cominciati ad arrivarci disegni e foto dai fan, ai quali a nostra volta abbiamo risposto aumentando i contenuti della serie. Insomma, niente di speciale. E` ancora una serie recente con una piccola base di fan.

Temo ha fan non solo in Giappone e in Italia, ma anche in America. Come spieghi le ragioni di questo interesse globale?
Oramai c’e’ molto interesse per la cultura otaku in tutto il mondo. Le convention di cosplay, anime, giochi e quant’altro rappresentano una sottocultura anche in Occidente. Non credo che i nostri fan americani siano tanto diversi da quelli giapponesi o italiani.

Kurarin, la medusa innamorata segretamente di Temo, e considerata da Temo il suo cuccioletto, che a mio parere è il personaggio più kawaii della serie, ci offre riferimenti che vanno oltre il sentimentalismo puro. Mi spiego meglio: meduse e polpi ricorrono in molti disegni erotici giapponesi tradizionali, basti pensare al famoso shunga di Hokusai che ritrae una donna al cui corpo nudo sono avvinghiati due polpi che le procurano piacere. E` una coincidenza o un’interpretazione in chiave moderna del simbolismo erotico giapponese?
Essendo Temo legata alla difesa della cultura otaku, non potevano mancare dei riferimenti erotici, tra cui quello che viene comunemente definito come il “Tentacle Rape”. Ovviamente Kurarin non è porno, anzi abbraccia Temo sempre in maniera tenera… Ma il riferimento è indubbiamente a tutta quella cultura “erotico-tentacolare” di cui parli.

Come nasce Solo&Fritto, il locale che hai disegnato?
Solo&Fritto nacque come risposta all’esigenza di un nostro licenziatario. Da tempo avevamo in mente di creare un “char-food”, ovvero un fast-food gestito da character. Volevamo farlo con gli onigiri (polpette di riso) e credo che un giorno ne apriremo uno… Incontrammo invece questo licenziatario che voleva aprire un locale di cucina italiana. Riadattammo quindi il concetto del “char-food” in chiave italiana, ed ecco Solo&Fritto. Il negozio, in sè e per sè, è stato un esperimento a tempo determinato, di quattro mesi, appena conclusi. La serie, tuttavia, continua con video-episodi, vignette, ecc. A breve riprenderemo di nuovo la vendita di cibo tramite eventi e food court. Stiamo anche cercando di aprire un nuovo negozio, ma questa volta lo faremo da soli, invece che con un licenziatario.

Cosa intendi per idol?
Le idol sono ragazze carine, giovanissime, che sanno ballare e cantare, alcune disegnare. Molto esibizioniste, sono spesso utilizzate in programmi televisivi o radiofonici, o come testimonial per pubblicità o eventi. Alcune di loro si danno anche al doppiaggio di cartoni animati. Quelle meno famose sono paragonabili a quelle band musicali che spesso vediamo suonare nei pub in Italia. Con un numero ristretto di fan, fanno una carriera molto limitata e rimangono per lo più sconosciute… Le 1Nen25gumi, nate originariamente come net-idol sul sito di video sharing NicoNico Douga, si autodefiniscono un gruppo di idol “fatto a mano”, perchè autoproducono tutte le loro performance e i loro video. Si potrebbe dire che in un certo senso rappresentano la versione “in carne ed ossa” di Temo e degli altri character di quella serie, pur essendo dotate di una versione animata.

Una caratteristica del tuo lavoro è il cross-media, ovvero lo sviluppo dello stesso personaggio utilizzando contemporaneamente mezzi espressivi diversi. Temo, così` come Solo&Fritto e la maggior parte dei tuoi character, non è solo la protagonista di un manga blog, è anche una modella, la protagonista di video e installazioni. Il cross-media è un iter usuale o una strategia ancora poco diffusa?
No, assolutamente, non è un percorso usuale. Anzi, direi che si tratta di una strada molto difficile. Proprio per questa scelta abbiamo vinto lo scorso ottobre il Supporter Prize al Creative Market Tokyo 2011, con il video “How to Make Onigiri”. Essendo un iter ancora nuovo inutile negarti che spesso anch’io non so bene in che modo svilupparlo! In qualche senso siamo i pionieri di una nuova forma di cross media…

La “Festa del patata” è il primo brano cantato in italiano usando un software di sintetizzazione locale. Parlaci di questa tua nuova avventura.
Era da tempo che sognavamo di avere un vocaloid per la nostra serie. Abbiamo fatto una serie di richieste alla Yamaha per poter avere un contratto di licenza per produrre un vocaloid nostro. Nel frattempo ci siamo resi conto che le voice bank giapponesi erano in grado di cantare in italiano. Da li, insomma, è stato come fare 1+1. A cosa serviva farsene fare uno su misura, quando potevamo far cantare in italiano un sintetizzatore già esistente, seppure programmato per la lingua giapponese? E’ un peccato che la cultura del vocaloid non sia diffusa in italia. Lo trovo uno strumento molto pratico e sopratutto in grado di far risparmiare molti soldi a produttori con budget limitati. Avere una cantante virtuale, che non ha bisogno di sala prove e sala incisioni, e’ un bel risparmio!

I tuoi collaboratori sono giapponesi o italiani? Nell’elaborazione dei progetti hai mai riscontrato ostacoli culturali?
Sono giapponesi, italiani e americani. Problemi culturali, no. Ma problemi di fuso orario decisamente sì!

Hai un maestro spirituale, un maestro creativo, che prendi come esempio?
Più che maestro spirituale, direi un maestro vero e proprio! L’incontro con Bonifacio Pontonio, un mio insegnate allo IED, è stato uno di quegli eventi che mi hanno cambiato la vita. L’etica all’interno della cultura del progetto, conoscere le regole per poterle spezzare, sapersi reinventare di fronte a ogni nuovo progetto, sono tutte cose che ho appreso tramite Boni, che piu’ di un maestro reputo un amico. Spero un giorno di poter insegnare io a mia volta, e di poter cambiare la vita a qualcuno, così come lui lo ha fatto con me. Tutte le volte che torno in Italia faccio sempre tappa fissa da Bonifacio.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Stiamo per rilasciare un`applicazione per l’iPhone, chiamata “Panties and Tentacles”, che vede come protagonista il nostro tentacolino Kurarin mentre cerca di rubare le mutandine a Temo. In pieno stile giapponese, direi! Per gli amanti del genere, assolumente da non perdere! Ecco, adesso che ho fatto un po’ di promozione alla nostra nuova app, mi sento molto meglio…

Un italiano amante del Giappone, e in particolare dell’immaginario otaku, che ha deciso di entrare a far parte di quella cultura, usando gli stessi mezzi espressivi della Mecca del disegno animato… E’ un progetto ambizioso, no?
Ambizioso? Non lo so… Spesso mi dicono che è come se uno straniero venisse a vendere la pizza da noi, in Italia. Poi però penso a quanti immigrati oggi sanno fare un’ottima pizza e hanno le pizzerie a Roma. Penso che l’importante non sia tanto il successo, ma semplicemente fare quello che ti piace. Se vuoi vendere la pizza agli italiani, perchè ti piace fare la pizza, non ci trovo niente di male. E’ lo stesso per me. Io faccio semplicemente quello che mi piace fare.

Per saperne di più:
Il portfolio di Takis Proietti Rocchi: http://www.takislab.com/blog
Il sito della serie Mitsume Temo and The Round Earth Committee: http://www.019.tv
Il sito del “char-food” Solo&Fritto: http://www.solofritto.tv