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Yoani e la sua Generazione Y



I media italiani stanno battendo ora la notizia: Yoani Sanchez è stata arrestata insieme al marito giornalista a Bayamo (est di Cuba), durante una manifestazione a cui i due avevano preso parte.
Su di loro l’accusa di essersi recati lì per creare disordini durante il processo contro il giovane politico spagnolo Angel Corromero, accusato della morte di Oswaldo Paya e Harold Cepero, due dissidenti al regime castrista.

La storia pubblica di Yoani Sánchez risale al 2007 quando, rientrata nella sua Cuba dopo un periodo in Svizzera, decide di aprire un blog per dare voce alla quotidianità del suo paese diviso tra regime castrista, piccole grandi illegalità e il sogno di libertà che la bandiera Stelle e Strisce sembra rappresentare per tanti. Laureata in filologia, lunghi capelli e sorriso luminoso, Yoani Sánchez riesce a farci vivere la Cuba vera, quella che vive dolorosamente dietro le cortine del regime di Fidel e Raul Castro, scontrandosi tutti i giorni con la fatica di accettare una situazione politica e sociale che diventa sempre più stridente nell’era della “libertà virale”. Quella libertà che a Cuba manca, tanto che il governo ha censurato il suo blog e Yoani stessa è spesso stata oggetto di persecuzioni dalla polizia di regime.

La voglia di far conoscere la verità e di mostrare il suo paese all’opinione pubblica straniera sono i motivi per cui la blogger non si è mai fermata. Questa sua caparbietà l’ha portata ad ottenere numerosi riconoscimenti internazionali tra cui il premio Ortega y Gasset, istituito dal quotidiano spagnolo El Pays.
Il suo Generación Y in pochi anni è diventato uno dei blog più visitati e discussi del pianeta; in Italia abbiamo avuto la fortuna di leggere i suoi post tradotti da Gordiano Lupi sul sito del quotidiano La Stampa.

Generación Y come la generazione di Yoani, di tutti quelli nati a Cuba negli anni ’70 e ’80 con un nome che iniziava per Y. Di quelli cresciuti nelle campagne a suon di cartoni russi, degli anni delle uscite illegali dalla propria isola, di quelli diventati adulti con la coscienza di un mondo oltre oceano che gira molto più veloce della loro Cuba.
Quel paese splendido e crudele che li ha partoriti è proprio quello da cui la Sanchez è emigrata e che poi dopo due anni l’ha riportata a sé, per farsi raccontare con caparbietà e intelligenza utilizzando la forza della parola.
La sua storia ci dimostra che non c’è spazio per la paura e il compromesso, ci insegna che chi ha il coraggio di guardare e raccontare le cose per come sono spesso è costretto a pagare con le minacce e la prigione.
Ne è un esempio lei, così come lo è nel nostro paese Roberto Saviano, costretto da anni a vivere sotto scorta perché minacciato di morte dalla camorra.

Per ovvi motivi è comparsa rarissime volte davanti ad una telecamera. Personalmente ho avuto la fortuna di conoscere uno dei realizzatori del documentario “Wishes on a falling star”, opera di due giornalisti e un videomaker toscani (Jacopo Cecconi, Giammarco Sicuro, Paolo Cellammare). Il film, girato per la maggior parte con una videocamera nascosta, racconta Cuba attraverso le persone che la abitano, con le loro storie e i desideri espressi su quella stella cadente che è il loro paese. E’ nel primo minuto che vediamo comparire la Sánchez, nascosta tra le rocce, che racconta: “Io penso che abbiano molta paura loro che oggi sono al potere, che un bel giorno i cittadini si alzino e dicano – Oggi mi comporterò da uomo libero -“.

La libertà passa attraverso la parola, fa tremare le mura dei palazzi del regime e questo Yoani lo sa. Questo Yoani l’ha sempre saputo.