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Se la condizione esistenziale è vista con gl’occhi dell’artista



Fino alla fine di Gennaio la città di Firenze e i suoi innumerevoli ospiti hanno la chance di vedere da vicino un piccolo nucleo di opere di uno degli artisti più incisivi della storia dell’arte: Francis Bacon, insieme ad alcuni dei lavori di altri esponenti della scena contemporanea (come Nathalie Djurberg, Adrian Ghenie, Arcangelo Sassolino, Chiharu Shiota,e Annegret Soltau), riuniti nella mostra che ha come titolo “Francis Bacon e la condizione esistenziale nell’arte contemporanea”, (5 ottobre 2012-27 gennaio 2013)”. Franziska Nori, curatrice insieme a Barbara Dawson (la Strozzina collabora in questa occasione con la Dublin City Gallery The Hugh Lane), crea un dialogo a più voci che si declina in un percorso espositivo variegato e interessante (in mostra viene presentata una gran quantità di materiale fotografico e d’archivio), mentre l’indagine sul rapporto tra individuo e società costituisce il fulcro principale attorno al quale si snodano le varie stanze dei sotterranei di Palazzo Strozzi.

La fama di Bacon è come e noto legata alla sua capacità di ritrarre soggetti a cavallo tra la figurazione e l’astrazione, alla ricerca di elementi di natura spirituale comunicati tramite gli strumenti della sua peculiarissima pratica espressiva (il risultato di magma materico racchiude un messaggio relativo all’anima dell’opera e del personaggio ritratto al contempo). L’ artista spoglia delle vesti mortali i suoi modelli del reale e trasforma persone ed atmosfere in visioni distorte di corpi e panorami sfuocati. La palette cupa commista all’evanescenza delle forme, conduce lo spettatore in una esplorazione tutta personale del rapporto tra individuo e collettività. L’elemento relazionale nella pittura di Bacon segna inoltre tanta parte della sua produzione (basti vedere la presenza del suo amato in numerosi quadri, insieme ad altri elementi di spunto autobiografico), come anche la tensione e l’isolamento in qualità di metafore della vita sono istanze urgenti lungo tutto l’arco dell’esposizione.

Bacon costituisce la chiave di volta per la lettura di un itinerario tematico impegnativo ma di ampia eco, che chiama in causa anche il visitatore a porsi delle domande su se stesso e sulla propria esperienza di vita nella collettività odierna, frammentata, labile e allo stesso tempo estremamente complessa e rigida sotto certi punti di vista. Il corpo e il resto del mondo vengono pensati e rappresentati con uno sguardo lucido e a tratti inquietante, e la stratificazione e la densità pastosa delle figure sono la manifestazione più chiara di un silenzioso tumulto interiore. Degna di nota è la presenza dell’ultima opera rinvenuta sul cavalletto del pittore, un altro groviglio di linee contorte come un flusso di energia disorganico che sguscia fuori dallo sfondo irradiando lo spettatore con la sua prepotente carica emotiva.

L’inaugurazione della mostra è risultato un successo colossale (qualcosa come duemila persone nell’arco di un paio d’ore si sono riversate in fila nel cortile della magnifica location), forse per l’afflato veramente internazionale dell’evento, forse proprio perché, nella città dell’arte per eccellenza, si fatica a trovare occasioni di vera riflessione e contemplazione di opere d’arte autenticamente contemporanee, dunque, quando questo accade, occorre riconoscere l’eccezionalità del caso e parteciparvi. L’opera di Bacon richiede una sensibilità estremamente versatile per essere apprezzata, di certo esiste ancora tra di noi una categoria di “benpensanti” che riterranno questi quadri terribili e toccanti in senso negativo, eppure è proprio la forza di come queste immagini toccano universalmente l’animo di tutti a costituire la cifra di grandezza estetico-visiva dell’artista