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Weekly song # 11 Struggle for Pleasure



C’è qualcosa di magico negli occhi di coloro che hanno la fortuna di intraprendere un viaggio. È la curiosità verso l’ignoto, è la volontà di scoprire cosa c’è dall’”altra parte”, per capire, per mettersi alla prova.
In settimana l’imbarcazione di Giovanni Soldini, skipper italiano apprezzato per i suoi giri del mondo in solitario e per le sue traversate transoceaniche, ha doppiato Capo Horn in tempo da record.
L’impresa consiste nel percorrere nel minor tempo possibile la tratta New York – San Francisco in barca a vela passando per il lembo di terra più a sud del mondo; è la famosa via “dell’oro” citata anche nel film Gangs Of New York, a metà dell’Ottocento la rotta più semplice per raggiungere i giacimenti californiani.

Grazie al viaggio di Soldini ho finalmente trovato una buona scusa per introdurre nella mia rubrica un brano di Wim Mertens, compositore minimalista belga noto anche per aver lavorato con il regista teatrale Jan Fabre.
Erano più o meno vent’anni che inseguivo questa composizione che oggi vi presento. Negli anni ’80 una marca di sigarette la utilizzò come colonna sonora in un suo spot televisivo; nelle immagini che scorrevano una barca a vela e il suo equipaggio in balia del mare tempestoso, come sottofondo la bellissima melodia di Mertens.
La prima volta che l’ascoltai ero un bambino, solo che all’epoca non c’era Shazam. Purtroppo anche negli anni successivi in cui mi capitò di riascoltarla en passant non riuscii mai a rintracciare né autore né titolo.
Qualche giorno fa è bastata una ricerca più approfondita su google e zacchete! Struggle for Pleasure era lì pronta per essere ascoltata di nuovo, dall’inizio alla fine, senza interruzioni.
Solo chi di voi NON è un nativo digitale può comprendere la mia soddisfazione nell’averla ritrovata.

Da qui a 12 mesi, per motivazioni abbastanza diffuse, non sarò nella condizione di poter partire per alcun viaggio. Mentre aspetto che il vento torni a soffiare riascolto per l’ennesima volta Struggle for Pleasure e mi rileggo le parole di un altro grande viaggiatore:

“Ogni posto è una miniera. Basta lasciarcisi andare, darsi tempo, stare seduti in una casa da tè ad osservare la gente che passa, mettersi in un angolo del mercato, andare a farsi i capelli e poi seguire il bandolo di una matassa che può cominciare con una parola, con un incontro, con l’amico di un amico di una persona che si è appena incontrata e il posto più scialbo, più insignificante della terra diventa uno specchio del mondo, una finestra sulla vita, un teatro di umanità dinanzi al quale ci si potrebbe fermare senza più il bisogno di andare altrove. La miniera è esattamente là dove si è: basta scavare”.

Tiziano Terzani