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Kiave per Cambiare il Mondo



Il 26 novembre 2012 è uscito il nuovo disco di Kiave “Solo per Cambiare il Mondo”.

L’ho ascoltato molto accuratamente e ho riflettuto sulle tematiche affrontate.

E’ una realizzazione profonda, che offre un’immagine chiara e sincera dell’artista, che propone uno spunto di pensiero riguardo alla situazione attuale del nostro paese, ma che contemporaneamente mostra gli aspetti più personali di una persona che non ha paura di esprimere le proprie perplessità e descrivere le proprie esperienze.

Fondamentalmente l’uscita del disco è stato uno spunto per approfondire le mie curiosità non tanto riguardo gli argomenti trattati, ma piuttosto riguardo all’artista che li ha riportati in modo così esaustivo e strettamente personale.

Riporto una conversazione che ho tenuto ad avere per approfondire gli aspetti e le opinioni di questo rapper così “vero” in una società invasa dall’ipocrisia:

Kiave, che non si preoccupa delle critiche negative nei suoi confronti, ma solo di essere se stesso per rendere questo posto un posto migliore.

Da poco è uscito il tuo nuovo album ” Solo per cambiare il mondo”. Innanzitutto vorrei portare l’attenzione sulla dualità del titolo: la prima è “tu da solo che cerchi di cambiare il mondo”, la seconda potrebbe essere il proseguimento di una frase “Solamente per cambiare il mondo”, come se tu specificassi il fatto che le tue parole sono divulgate per una precisa missione.
La tua spiegazione qual’è?

Dualità. La risposta è proprio la dualità. Volevo dare un doppio significato a questo titolo. Io penso che arrivato ad un certo punto, inizi a chiederti perché fai musica. Passati i 30, dopo tante delusioni, non essendo facile fare questo tipo di musica in Italia, in un certo modo. Allora inizi a chiederti “Perché fai musica?”. In quel momento, puoi scegliere di farti influenzare dal mondo, quindi è il mondo che cambia te e dunque fai un tipo di musica che può andare nel mainstream. In questo caso si può anche definire “commerciale”, perché studi ciò che ti circonda e ciò che ti circonda ti aiuta a fare musica; oppure puoi cambiare tu il mondo e cioè cercare di influenzare il mondo con la tua musica. Cercando di dare qualcosa in cui rispecchiarsi a qualcuno.
Nel momento in cui la tua musica viene usata da qualcuno per rispecchiarsi in quel qualcosa, che però è qualcosa di costruttivo, allora si può cambiare il mondo, ecco il significato spiegato da una parte; dall’altra, è molto semplice: qualcuno pensa sia un titolo ambizioso, ma non è cosi. La cosa più facile del mondo è cambiare il mondo, basta cambiare se stessi, che è la cosa più difficile. Il difficile non è cambiare il mondo è cambiare se stessi. Se avessi dovuto intitolare il disco “Solo per cambiare se stessi”, allora sarebbe stata molto più ambiziosa come cosa.

I tuoi brani spaziano da argomentazioni attuali a profonde esperienze personali, del tutto sperimentali e innovative (dato che descrivi situazioni che permeano anche nella sfera sentimentale, cosa abbastanza inusuale).
Capisco l’alternanza di pesantezza intellettiva, ma non credi che si perda il concetto a cui vuoi mirare spaziando in due sfere così differenti?

Non le trovo due sfere così diverse. I pezzi che tu definisci sentimentali, comunque, fanno luce su un aspetto di quello che sono io, del mio carattere, del mio essere relazionandomi alla società in base a quello che sono. Se io fossi una persona che non sa amare o che non accetta l’amore nella propria vita, che sia l’amore verso una donna o verso un amico o verso la famiglia o la musica, allora tante cose della società mi starebbero bene. Dato che in questa società non c’è spazio per l’amore, allora è un modo di affrontare la faccenda di riflesso. Non le vedo tanto distanti le due cose. Poi comunque, se tu fai un disco rap, il disco deve essere una fotografia di quello che sei tu. Io penso di essere comunque me stesso in entrambi i casi, questo è l’importante. A me i rapper che parlano solo di una cosa, dopo un po’, mi annoiano.

Ma non voglio fare una presentazione del tuo album, bensì soffermarmi sulla concezione di quello di cui parli. Ho notato un fervore nel parlare della politica, dei media e in particolare delle donne. Chiaramente anche il titolo fa intuire le argomentazioni dei brani. Pensi che descrivere la situazione attuale e lo scontento generale e le nozioni errate divulgate alla popolazione attraverso la musica sia il metodo migliore per dare consapevolezza alle persone?

Io non penso di portare alla luce il malessere o le lamentele, cerco solo di defibrillare l’ascoltatore, di dirgli “svegliati!”. Ci fanno credere che vada tutto bene, ma in realtà non è così. E poi tu hai citato il discorso sulle donne. A me scoccia che il rap sia considerato a priori un genere misogino. Questa cosa mi annoia tantissimo. Perché io non sono misogino ed esserlo vuol dire non solo non amare la donna ma parlando della donna in un determinato modo, identificandola esclusivamente con una parte del corpo (in questo caso “la figa”) mi dimostri che in realtà non ami la donna. Se io considero la donna solo per una sua piccola parte, per quanto importante e bella, allora vuol dire che della donna non ho capito quasi niente. Me la “godo” solo al 2%. A me disturba il fatto che quando mi relaziono con persone che non sanno cos’è l’Hip Hop o che ancora non mi conoscono presentandomi come rapper, mi venga detto “ah, allora sei misogino, allora sei omofobo”. Sta cosa non la sopporto più, perché non sono nè omofono nè misogino. E comunque, tornando alla tua domanda, penso che nel disco io non stia sbattendo in faccia il malcontento generale, ma evidenzi un mio malcontento, perché comunque il rap vuol dire colpire. Cerco di defibrillare. Cerco di dare una scossa, di dire “svegliati, cazzo!”.

E comunque pensi che attraverso la musica, il messaggio passi?

La musica è un mezzo fortissimo, ma l’ Hip Hop è un mezzo ancora più forte. L’ Hip Hop non è un fine, è un mezzo per arrivare. Nasce per dare voce alle minoranze, quindi se se la prende con gli omosessuali è ridicolo. Nasce per dare voce alla strada. Quindi, l’ Hip Hop che parla solo di piscine, macchine, puttane è ridicolo.

Descrivimi nel dettaglio cosa pensi dell’istituzione italiana? E cosa ne pensi della “fuga dei cervelli”? Spiegami se lo trovi giusto e perché ti senti così legato alla tua terra da non poter combattere dall’estero.

La mia terra mi ha legato a lei dandomi il super potere/responsabilità di fare il rapper, quindi io devo stare per forza qua. Non posso andare in un’altra nazione, sperare di imparare la lingua ed essere competitivo con chi in quella terra ci è nato e ha masticato per tutta la vita quella lingua. Io ho già lasciato la mia terra. Ho lasciato la Calabria, perché purtroppo c’era una situazione particolare in cui non potevo esprimere la mia voglia di dire determinate cose, quindi andare via dall’Italia sarebbe una sconfitta ancora più grossa, secondo me. Non che andare via dalla Calabria sia una sconfitta, perché io sono destinato a tornare giù arricchito dai miei mille spostamenti e dalle città in cui ho vissuto. Però, nello stesso tempo penso che la fuga dei cervelli sia giustificata, perché comunque tanta gente non ce la fa più. Anche se dall’altra parte, se ce ne andiamo tutti, qua non rimane nessuno e se non rimane nessuno, rimane solo il male e il male ci mette pochissimo a sbranare quel poco di bene rimasto. Quindi sì, la fuga dei cervelli è un fenomeno da una parte giustificabile e giusto, però dall’altra tocca combattere qui. E’ che la gente è stanca di lottare. Ormai tutti dai media, ai politici, alla tv ci fanno credere che non ci sia più niente da fare. Se smettiamo di combattere allora hanno vinto loro e a quel punto dobbiamo stare zitti e smettere di lamentarci. Non è lamentandosi che le cose cambieranno.

Pensi che le tue parole abbiano raggiunto i canali necessari per aver avuto una divulgazione tale da dare fastidio al “sistema”?

Be’ sì, mi sa che un po’ di fastidio lo sto dando, se mi segnalano così tanto i video su youtube da togliermeli o se mi bucano il sito… A qualcuno sto dando fastidio. Però non mi sento ancora di essere arrivato a tutti quelli a cui voglio arrivare. Assolutamente no. C’è tanto da lavorare, tanto da fare.

Sempre per rimanere in tema, qualche tempo fa è successo un fatto inusuale, ovvero i tuoi video ufficiali sono stati cancellati da Youtube, senza possibilità di ripristino e poco dopo il tuo sito ha subito la stessa sorte.
Come riesci a spiegare questo “inconveniente”?

Per quanto riguarda i video, c’è una percentuale di errore tecnico da parte di youtube a leggere le comunicazioni dal distributore digitale. Però sicuramente il mio video sarà stato segnalato, sarà stato boicottato e vuol dire che sto dando fastidio a qualcuno. Questa cosa mi onora da una parte, dall’altra mi fa rabbia. Mi fa piacere perché vuol dire che se arriva il primo coglione a mandare in crisi qualcosa, vuol dire che quel qualcosa è già in crisi di suo. Cioè un apparato che proprio si regge su un castello di carta. Dall’altra però sto facendo la mia musica senza occupare lo spazio di nessuno, da indipendente. Perciò mi togli il video per due commenti e le visualizzazioni. In ogni caso faccio un genere che a priori non si basa sui numeri ma sul contenuto. Quindi comunque il contenuto non me lo puoi levare. Stai togliendo dei video che sono anche in rotazione sui dei canali televisivi, perciò che vuoi fare? Mi vuoi solo fare uno spregio. Mi vuoi fare incazzare? Ci sei riuscito. Mi hai fatto arrabbiare però ora sei sicuro che sia una cosa buona farmi arrabbiare? Io lo dico nella prima traccia del disco, che è una cosa che mi ha insegnato un grande dell’hiphop italiano: “occhio all’ira dei mansueti”.
E’ andata così. Ci rimbocchiamo le maniche. La gente li ha ripresi, qualcuno userà questa cosa per cercare di buttare merda su di me sicuramente. La stessa cosa il sito. L’abbiamo recuperato, abbiamo riparato tutto quello che c’era da riparare, l’abbiamo ritirato su e continuiamo. Finchè non mi sparano un colpo in testa non credo che riescano ad annientarmi.

Pensi che la partecipazione ad Mtv ti abbia dato la visibilità necessaria per trasmettere un messaggio e soprattutto, pensi che la tua musica debba avere un pubblico scelto o possa e debba essere divulgato ad un più vasto scenario?

“Spit”, io lo dico sempre, è stata una cosa bella perché a trent’anni sono potuto andare lì, ho potuto dire quello che volevo e pensavo senza la minima censura. In un’era di forte censura mediatica, è la cosa più bella che ti possa capitare. Sono convinto che le mie parole debbano arrivare a chiunque, poi quelle persone scelgono se ascoltarmi oppure no. Se tu sei convinto di portare un messaggio, quel messaggio deve arrivare a più persone possibili. Nel momento in cui arriva a tante persone, su dieci riesci a prenderne una e quell’uno può divulgare il tuo messaggio, da una parte. Dall’altra, comunque si sta parlando sempre di musica e la musica è giusto che arrivi a chiunque e ognuno poi decida. Io infatti questo non capisco della scena italiana: l’hating, l’invidia… Tu stai facendo musica: piaci e la gente ti ascolta; non piaci, la gente non ti ascolta. Semplicemente. Io faccio musica, ma sono consapevole che non posso piacere a tutti, Bill Cosby diceva “Non so qual’è la chiave del successo, di sicuro so che non è piacere a tutti”. Quindi se non ti piaccio, non ascoltarmi.
A me se un rapper non piace, non lo ascolto, se un rapper mi piace, ad esempio Mezzosangue o Johnny Marsiglia, li ascolto. E’ arte.

Ma comunque “Spit” ti ha aiutato?

A me è piaciuto un sacco fare “Spit”. Sono arrivato lì molto consapevole e sono stato me stesso. Non mi pento di nessuna rima, mi sono divertito, ho potuto dire quello che pensavo, mi sono confrontato.
Io sono stato benissimo, lo rifarei anche domani, però so che non è più tempo di fare le battle. Non penso di tornare quest’anno a “Spit”.

Cosa ne pensi di un canale come Mtv? Non credi sia collegato alla corruzione della libertà d’informazione per la quale tu per primo combatti?

E’ un canale che sta cambiando. Già il fatto stesso che non ci sia stata censura su “Spit”, che i video come i miei o quelli di Mecna o Ghemon vanno in classifica… Molto spesso l’italiano si ferma, ti inquadra e lì sei per sempre in quel modo, è un difetto del nostro essere Italiani. Però un artista si evolve. Ieri parlavo con Brunori di questa cosa e lui mi ha detto “Ti inquadrano col tuo primo disco,ok dopo tu puoi scegliere se evolverti e fottertene -perchè comunque perderai un sacco di gente che vuole proprio la roba come nella prima uscita- oppure rimanere lì, schiavo del primo disco” quelli sono gli artisti che perdono la fame, la voglia di evolversi, di cambiare la propria musica. Ma nel momento in cui succede questo sei un artista fottuto e questa è l’Italia. Molto spesso vedo che Mtv è in quel modo e basta, invece Mtv è un canale che sta mutando. Poi magari avrà avuto un anno di cambiamento e tornerà ad essere quello che era, però non dobbiamo essere ciechi all’evoluzione, perché io ho conosciuto persone che lavorano all’interno di Mtv e sono persone fantastiche. Ce n’è una in particolare di cui non faccio il nome, che comunque è una persona che lavora per l’underground, che lavora per l’arte, che cerca di dare spazio all’underground e, ti ripeto, la dimostrazione è il fatto che i nostri video sono in classifica. Un video come “Welcome” o come “Keep It Real” che vanno in classifica su Mtv, qualcosa vorrà dire. Quella è una vittoria. La scena invece di essere contenta (anche se in tanti lo sono stati), ti dice “Ti sei venduto perché sei andato su Mtv”. Ma l’hai sentito “Keep It Real”?. Sono chitarre distorte, break e rime da battaglia, senza ritornello! Cioè non c’è una nota! Sono scratchati i ritornelli! Che venduto è uno che fa così?

Perché ce l’hai particolarmente con la D’Urso, dato che la citi sia in un tuo brano sia in un articolo su “Il Fatto Quotidiano”?

La odio. Lei rappresenta quel tipo di televisione che va cambiato radicalmente. Lei è tutto ciò che va cambiato in Italia. Ovvero, la commercializzazione e la divulgazione del dramma e quindi vedere il dramma come un artefatto, quando invece il dramma è vero. Poi, io non la guardo tanto, ma spesso la studio, perché il nemico va studiato. Lei è proprio l’emblema dell’Italia che vuole essere presa per il culo. Ma lei è la prima ad essere presa per il culo: dalle redazioni, da chi le scrive i testi… Il fatto che ogni volta fa finta di essere sorpresa fuori onda o cose simili, mi fanno riflettere sul motivo per il quale ti devi porre ad un gradino così superiore da essere convinta di riuscire a prendere per il culo gli italiani così? E perché propinarmi in continuazione il nulla? La storia del calciatore con la velina, la modella… Ma a me che cazzo me ne frega? E poi mette sullo stesso piano la storia della modella al dramma di uno che accetta la sua famiglia (accetta nel senso di scannare). Sono due cose diverse. E poi la odio. Non per autocitarmi ma “è un’opera di distrazione di massa”.

Com’è successo che tu, un rapper, sia stato invitato a tenere una rubrica sul “Fatto Quotidiano”?

E’ tutto grazie ad un contatto di Lorella Zanardo, che è una persona che stimo tantissimo e che mi ha invitato alla presentazione di un suo libro intitolato “Senza chiedere il Permesso”. Io sono andato lì, ho fatto freestyle, ho parlato, mi sono espresso, dopodiché sono venuti i ragazzi del “Fatto Quotidiano” e mi hanno chiesto se mi andava di tenere il blog. La mia prima risposta è stata “no”, perché non pensavo di essere pronto, poi loro mi hanno detto che dovevo fare quello che facevo di solito, ma invece delle rime dovevo scrivere. A me piace scrivere, ed è comunque un altro spazio in cui posso dire quello che voglio.
Per me il “Fatto” è una delle poche testate davvero interessanti, se non l’unica.

Credi che il tuo lavoro per “cambiare il mondo” o almeno per cambiare la rassegnazione al luogo comune riuscirà? Hai ancora speranza in questo paese?

Io penso che ci resti solo la speranza. Nel momento in cui non ci sarà più speranza, colpo in testa e si resetta. Però fino a quando non sentirò che il suicidio è l’unica scelta, io continuerò a lottare e a sperare che le cose possano andare bene. Magari, non ne godrò io, ma ne potranno godere le persone che verranno in futuro. Devi scegliere da che parte stare. C’è gente che preferisce stare a criticare gli altri su internet e gente che sceglie di cambiare le cose. Sicuramente sto peggio io, che passo dei momenti di profonda depressione, di forte solitudine, di male interiore, però allo stesso tempo quei momenti mi fanno scrivere. Non nego che anche io perdo la speranza spesso e volentieri, però cerco di continuare a crederci. Ho anche la fortuna di avere intorno persone e amici che mi stimolano in questo senso: tutti noi di Blue Nox, io, Macro, Ghemon, Mecna, Dongo, cerchiamo di lottare ogni giorno. Ho un esempio forte che è Hyst, con cui abito, lui è proprio così: continuare a lottare fino alla fine. Io cercherò di farlo, anche quando farlo è troppo difficile. E’ una scelta la nostra. Alla fine, fare un pezzo con un ritornello o una strumentale in un certo modo e dire quattro cazzate in cui ti vanti di saper miscelare gli alcolici, non ci vuole tanto. Una delle critiche che hanno fatto al mio disco è che è troppo pieno di contenuti. Se arrivate a fare una critica del genere, vuol dire che non avete proprio capito.