Scopri l'universo
espanso di Gold
Gold enterprise
Goldworld Logo
MOLTO PIÙ DI CIÒ CHE PENSAVI
MUSIC

Ghemon, Bassi e Marco Polo: l’intervista per la nostra gente



Piccola premessa: l’intervista è stata registrata lo scorso 5 novembre,quindi alcuni riferimenti potranno sembrarvi vecchi.

Colpa mia.

Il momento storico in cui avviene questa chiacchierata fra il sottoscritto e questo trio delle meraviglie è un momento di poca serenità per l’hip hop italiano: la “scena” si è fortemente risentita (per usare un eufemismo) per le parole pronunciate da Paola Zukar in un’intervista realizzata durante la promozione del documentario di Ice T “Art of Rap” e questa, divisa, si interroga sul proprio passato ed il proprio presente.

Nel frattempo, il tour promozionale di “Per la mia gente” l’EP realizzato da due mc italiani, Ghemon e Bassi Maestro, assieme al produttore canadese Marco Polo, sbarca a Firenze.

Buona lettura.

 

Come siete entrati in contatto fra voi?

Marco Polo Io ho lavorato con Ghemon circa sei anni fa. Mi contattò, gli detti un beat e lavorammo ad un traccia. Poi ho incontrato Bassi “on the road” quando era il dj dei Beatnuts. Siamo rimasti in contatto e, in seguito, è venuto a trovarmi in studio a New York per ascoltare un po’ pezzi. Da lì è nata l’idea di fare un EP, io volevo allargare il numero di fan italiani, perché i miei genitori sono nati in Italia. Ho viaggiato molto quando facevo il dj per Masta Ace ma mai in Italia. Quindi mi sembrava utile lavorare con due artisti affermati come Ghemon e Bassi, per poter uscire da New York e fare qualcosa di livello internazionale. Ecco come è cominciata la cosa. Abbiamo registrato un po’ di canzoni, sono uscite e adesso eccoci qui, in tour, a Firenze.

Di dove sono i tuoi genitori?

Marco Polo Mia madre è di Napoli, mio padre è calabrese. Io sono nato a Toronto e non parlo italiano, sto cercando di imparare qualcosa in questo viaggio.

Come ha funzionato il processo di scrittura?

Bassi Abbiamo lavorato ovviamente a distanza. Lui ci mandava dei beat e quando trovavamo quello giusto registravamo la traccia. Lui (Polo) è molto selettivo con i beat, quindi ha selezionato cose che riteneva giuste per questo lavoro. In alcuni casi abbiamo fatto delle richieste specifiche dei tipi di beat su cui volevamo lavorare. Alla fine è stato uno scambio reciproco fino alle ultime due tracce che abbiamo registrato praticamente assieme, una direttamente a New York ed una subito dopo, che però col fatto di esser stati assieme poco prima denota maggiore affinità.

Perché avete scelto questo titolo per l’EP che, tra l’altro, esce in un momento in cui l’hip hop si interroga, in qualche modo, su sé stesso. (il riferimento è alla polemica relativa alle parole pronunciate da Paola Zukar in occasione dell’uscita del film “Art of rap”.)

Ghemon E’ venuto come un caso, così come è casuale che sia uscito in questo momento, così come è casuale la congiuntura astrale che ha portato a quegli eventi lì (la presenza di Ghemon nel video recriminato). Abbiamo provato diversi di nomi, ricercando quello che ci rappresentasse di più. Ricordo un “italo americano” ma lui (Polo) non si sentiva americano sul serio.. la prima traccia che abbiamo registrato era, appunto, il singolo e ci sembrava il pezzo che rappresentasse maggiormente la cosa. E poi ci siamo detti: questa musica qua va all’osso della faccenda, è per quelle persone che sono innamorate di questo, dell’osso diciamo. Quindi per chi è, se non per noi e per la nostra gente? Cosa che noi ribadiamo anche live. Il titolo ci sembrava la diretta conseguenza di quello che ci trovavamo in mano, non ci abbiano neanche dovuto pensare.

Ora che hai avuto modo di stare in giro con questi due grandi Mc, che idea ti sei fatto della scena italiana? Sempre che tu te ne sia fatta una.

Marco Polo Oh, si, ho diverse idee sulla scena italiana. E sono tutte positive. Conoscendoli da anni, col fatto che loro mi mandavano i pezzi ed erano sempre pezzi che spaccavano.. ma vederli dal vivo, e vedere la reazione che ha la gente, con le persone che conoscono le loro canzoni parola per parola.. così ho davvero capito quanto speciale sia stato quello che abbiamo realizzato. Per me è stato un onore. Loro lo fanno nel modo giusto. Lo fanno nello stile loro, ma è uno stile che rispetta l’essenza dello stile di New York ed i loro valori sono simili ai miei valori. Vedere l’amore che ricevono, e che ricevo anch’io per essere con loro.. ho un sacco di nuovi fan italiani che mi seguono su Facebook, Twitter, Instagram solo grazie alla mia associazione con loro e quindi mi sento un fico solo per essere in Italia con loro. In linea di massima è stato fantastico.

Bassi Grazie, grazie.

Ghemon Thanks, man!

Qual è lo stato dell’ hip hop in America oggi, e quale ruolo credi che giochi l’Europa?

Marco Polo Personalmente ritengo  che..

Lasciami aggiungere una cosa: mi riferisco soprattutto al tuo tipo di sound che è sicuramente connesso alla New York degli anni ’90, sei d’accordo?

Marco Polo Direi influenzato, ma finisci la tua domanda.

Beh quel tipo di sound non credo sia molto popolare negli States al giorno d’oggi, soprattutto nei media mainstream. Ho avuto spesso questo tipo di conversazione con gli artisti che incontravo all’Hip Hop Kemp in Repubblica Ceca. Molti mi hanno confermato quando sia più facile, per loro, trovare palchi più grandi ed importanti in Europa che in America. Specialmente tanti nomi che andavano per la maggiore negli anni ’90.

Marco Polo E’ assolutamente vero ed è per questo che ritengo che l’Europa abbia un ruolo così importante per me. Come dicevi tu, il sound che rappresento e che faccio..non sto cercando di riportare indietro nulla, sono influenzato ed ispirato dalla musica che amo ma non sto cercando di resuscitare nulla. Quel che è stato è stato. Sto cercando di fare musica che abbia un feeling da 2012 ma con quelle radici e, sì, quel sound non è sicuramente popolare a New York adesso ma credo che stia tornando. E’ tutto un circolo, e torneremo alla radice. Ma per il momento l’Europa continua a supportare quel sound, molto più di New York, quindi sì, artisti come Masta Ace, che sono nel giro da 20 anni, possono ancora venire qua e fare sold out, a New York non è lo stessa cosa. Facciamo show più grandi qui che a casa nostra. Qualcuno dice che è uno schifo, io penso sia una benedizione. Andiamo dove c’è gente che ci vuole. Se la musica che amo dovesse essere supportata solo in Europa beh allora verrò nella fottuta Europa ogni anno. E’ grandiosa, la amo, quindi devo ringraziare il pubblico europeo, così come quello australiano, quello neozelandese, quello giapponese, chiunque ancora supporti le radici originali dell’hip hop. Certo, fosse così anche a New York sarebbe grandioso, perché è lì che è iniziato tutto, ma sai.. parlando di come le cose stiano cambiando nel rap io alla fine della giornata mi limito a fare quel che mi sento. La cosa non mi ha colpito più di tanto, sono stato in grado di farmi una carriera pur senza conformarmi all’hip hop mainstream perché in buona parte di questo io non riesco a ritrovarmi. Qualcosa è valido ma non lo amo tutto. Sono uno del boom bap io, stile diggin in the crates, cerco i miei campioni, questo è quel che amo, questo è il motivo per cui ho cominciato col rap. Sì, ecco, forse ho parlato un po’ troppo ma questa è la mia risposta.

Che tipo di aspettative avete per questo EP? E’ una collaborazione che eventualmente può tradursi in un album?

Bassi Io non metto mai le mani avanti, credo che nessuno di noi lo voglia fare. E’ bello godersi i risultati passo dopo passo, quindi per noi è già importante essere arrivati alla conclusione di questo progetto che solo un anno fa era una specie di utopia. L’abbiamo chiuso, non abbiamo chiuso un disco vero e proprio ma abbiamo messo in piede una cosa artisticamente solida e l’abbiamo fatta diventare un tour. Sta diventando un’altra cosa, stanno nascendo dei video musicali, c’è Torae che ha voluto collaborare con noi una volta sentita la musica perché gli era piaciuta e questi per noi sono già dei passi importanti. Avendo lavorato bene insieme non si esclude che potremmo farlo ancora in futuro. Ovviamente sia io che Ghemon lo consideriamo un momento di passaggio perché entrambi siamo artisti solisti e non siamo un gruppo musicale. Abbiamo i nostri progetti solisti e quelli continueremo a fare perché quelli sono il nostro lavoro e la nostra passione.

Vogliamo quindi parlare dei vostri progetti solisti?

Bassi Io mi riposerò un po’ al termine del tour e poi.. sicuramente ho già qualche idea per il futuro ma non svelo niente perché porta male.

Tu Ghemon? Ad esempio, quando esce “440”?

Ghemon So di aver messo un po’ le mani avanti con quel disco, e poi dopo è venuta fuori questa occasione. Però avevo appena finito di scrivere “Qualcosa è cambiato” ed un sacco di pezzi per “Scritto nelle stelle” che tu hai anche avuto modo di ascoltare.. e quindi mi sembrava, come ha detto Bassi, un’utopia questo lavoro. Devo ringraziare Bassi da questo punto di vista perché lui è stato veramente “sul pezzo”. Grazie a lui siamo riusciti a farlo. Lui ha dettato i tempi e ha comunicato entusiasmo, ed io poi ho fatto lo stesso. Ci sembrava difficile, dato che la cosa doveva accadere dall’altra parte dell’oceano e Marco (Polo) è impegnato, così come lo siamo noi. Quindi per il futuro non ho niente da svelare se non che sono molto vero nei confronti della musica. Avevo una pila grande di pezzi da parte, però la preparazione di “Qualcosa è cambiato”, la sua promozione, il relativo tour e questo tour mi hanno portato delle esperienze e la voglia di fare determinate cose in un modo diverso da come lo stavo facendo quando stavo preparando i pezzi. Quindi è un disco che non vedo immediatamente prossimo: ora è uscito questo, l’altro è uscito da un anno, non è un disco che adesso mi sembra necessario. Vorrei che uscisse la miglior musica possibile, quindi non do scadenze: se devo avere una speranza dico entro il 2013. Se questo disco con Bassi e Marco non ci fosse stato allora il mio sarebbe uscito nei primi mesi del 2013 ma son talmente tanti gli input che mi son venute dalle persone.. io dico sempre una cosa: se tu non hai vissuto, se sei sempre stato a casa tua, non puoi scrivere di niente. Ho vissuto talmente tante cose in questi mesi che sarà necessaria, non dico dei pezzi nuovi ma della musica nuova. Ecco una cosa la posso dire: tutti si scordino che sia come “Qualcosa è cambiato” o come “Per la mia gente”: non avranno un disco replica da me. In questo momento, anche guardando al mercato,  sarebbe facile andare a fare la replica di quello di prima, per continuare a raschiare il fondo ma non sono quel genere di persona. Avranno il disco che avranno, poi a tutte le domanda la mia risposta è: io mi sveglio la mattina e decido che musica fare. Poi, se piace verranno ai concerti e sennò mi fotto. (risate)

Marco Polo Ci sono un po’ di cose alle quali sto lavorando. Ho appena realizzato la nuova theme song dei Brooklyn Nets, quindi sentirai un beat di Marco Polo ogni volta che giocano loro per i prossimi due anni.

Grande, sei ricco allora!

(risate)

Marco Polo Non lo so, sono ricco spiritualmente (risate). Credo sia buono per la mia carriera perché è un bel segnale per le persone: il beat che ho fatto per i Brooklyn Nets è un beat di Marco Polo ALLA Marco Polo. Non che è ho cambiato il mio stile per avere il lavoro. E’ un beat hip hop che spacca. C’è poi il mio prossimo disco da produttore “Port Authority 2” che uscirà a Marzo e sono parecchio eccitato all’idea. Sopra ci sono Pharoahe Monch, Talib Kweli, Alchemist.. sarà il mio ultimo album da produttore. Ho un disco con Hannibal Stax, che è un mc della Gangstarr Foundation, intitolato “Seize the day” che uscirà presto. Ho l’EP con questi “stalloni italiani”.. (risate) Sto lavorando molto con Pharoahe Monch, ho fatto un po di tracce per il suo nuovo EP..

Ghemon Robe incredibili, fuori di testa!

Marco Polo ..sto lavorando col Boot Camp, sto cercando di tenermi occupato.

Vedi, per tornare al discorso di prima, questi sono tutti i nomi che ho visto al Kemp negli ultimi tre anni, Pharoahe, Talib, Boot Camp, Masta Ace..

Marco Polo Ah, ho anche il nuovo disco con Masta Ace! Sarà la soundtrack per il documentario sulla sua vita. La colonna sonora la faremo io e Dj Premier assieme, quindi ci sarà un bel po’ di follia.

Senti.. ma questa squadra di basket è forte?

Marco Polo I Nets? Ti confesso che non sono un grande amante del basket, e poi a New York sono tutti fan dei Knicks. Ma credo che il team sia buono, e poi io vivo a Brooklyn, quello è il mio quartiere. Sono di Toronto ma ormai vivo a Brooklyn da 12 anni e quindi sono uno di Brooklyn. Con le radici italiane.

Ghemon e Bassi in questi giorni sono ancora in giro per promuovere questo bel lavoro. Cercateli nella vostra città.