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Weekly song #20 Enola Gay



A metà della settimana che sta per concludersi scoppia il caso Corea del Nord.
Il regime del dittatore Kim Jong-un dichiara un imminente e spietato attacco nucleare contro gli Stati Uniti, nei giorni immediatamente successivi rincara la dose; conferma nuovi test missilistici e invita il personale delle ambasciate straniere a lasciare il paese perché non in grado di garantirne l’immunità in caso di conflitto.

La regione Coreana è divisa in due stati: la Corea del Sud, partner militare degli Stati Uniti nonché paese fortemente occidentalizzato, e la la Corea del Nord, nazione sotto il controllo dell’Unione Sovietica fino alla fine della guerra fredda e tutt’ora governata da un potente, almeno in apparenza, regime comunista.

In Corea del Nord è proibito navigare in internet e la fonte primaria di informazione rimane ancora il passaparola, seguono tv e media tradizionali sui quali il regime esercita un rigoroso controllo. Difficile stabilire ancora per quanto.
Così come durante la guerra fredda il paese si trova al centro di un’area geopolitica di forte interesse. La Corea del Sud è uno dei principali importatori di armamenti dagli Stati Uniti ed un accrescimento delle tensioni con la Corea del Nord potrebbe notevolmente giovare all’industria bellica americana messa in crisi dalle accuse sull’inefficacia degli odierni sistemi antimissilistici.

Da una parte quindi le potenti lobby degli armamenti che trarrebbero un notevole giovamento dall’inasprirsi delle tensioni in questa area geografica, dall’altra un regime governato da un dittatore volubile e capriccioso che ha finora trovato nella Cina un prezioso alleato, a sua volta però inviso agli Stati Uniti che vorrebbero contrastarne l’ascesa per limitarne l’espansione economica.

In mezzo a questi perversi giochi di potere, gli allarmismi più o meno giustificabili dei media e le parole del Ministro della Difesa Sudcoreano che lasciano presagire i soliti bluff: “nessun movimento di truppe al confine, niente di nuovo a parte qualche elemento in più nella serie delle provocazioni verbali”.

Collegando l’argomento della settimana alla mia rubrica ecco infine che spunta fuori Enola Gay, canzone e manifesto pacifista degli Orchestral Manoeuvres in the Dark che in seguito alla sua uscita nel 1980 vendette 5 milioni di copie.

Enola Gay era il nome del bombardiere americano che sganciò l’ordigno nucleare sulla città di Hiroshima durante la seconda guerra mondiale.
E…a proposito di perversione: Enola Gay era anche il nome dell’orgogliosa madre del pilota che comandava il velivolo.

#prayforworld #èpienodipazzi