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ZIO È IL SINGOLARE DI RAGA (KADDOUR KOUACHI)
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Albini potenzialmente



Il bianco vergine della collina disorienta celando senza pudore ogni maledetto punto di riferimento. Uno scorcio oltremodo familiare che in una notte diventa spazio inesplorato. Rinnovamento naturale di qualcosa di indubbiamente noioso. Non sono alberi, né palazzi, si tratta di icone del ritorno, di quella ritirata codarda che compiamo ogni sera verso la propria casa.

La neve, una strada pasticciata dai pneumatici, gente imbacuccata nella sicurezza di qualche etto di piume d’oca. Un caffé americano fumante stretto nella mano destra di un asessuato passante, tanto coperto da sembrare un neo nel corpo settecentesco di questa bianca collina. Il camino scoppietta nella stanza, le caldarroste si aprono in un gustoso sorriso. Dolce vagina sulla schiena legnosa. Un libro regala dritte su come cucinare il tacchino, ma nessuno sembra aver voglia di carpirle. L’abete di plastica è carente di decorazioni, spelacchiato spadroneggia sopra un tavolino di plastica. Da entrambi fuoriesce tristezza, entrambi rimpiangono l’enorme fabbrica cinese che gli ha dato la luce. Il caso li ha portati qui. Il caso è cattivo a volte.

A dare le spalle a tutto questo ci sono due addormentati figuri, le bottiglie vuote e la sporcizia sul pavimento lasciano pochi dubbi su come si sia consumata la notte precedente.

– Mi fa male la testa Jack

– Anche a me Jonh, cerca di non pensarci.

– Come pensi che non ci possa pensare?

– Senti, prenditi un caffè e non scocciarmi!

– Cazzo Jack, hai visto fuori?

– Fottuto Natale, sempre la stessa storia.

– A me piace

– Sei solo una checca Jonh! La neve è roba da finocchi!

– La neve non è da finocchi! La neve è divertente, sempre meglio del solito grigio.

– Guarda cos’è divertente! Questa casa è uno schifo.

– Già, dovremmo sistemare tutto prima che tornino Bella e Kelly.

– Dopo ieri sera non credo torneranno, insomma, hai pisciato sul loro albero!

– Ahahah però è stato divertente

– Già…uno spasso. Fai il caffè, forse è meglio.

– Facciamo un pupazzo Jack?

– Mi hai preso per un coglione Jonh? Pensi non abbia niente di meglio da fare?

– Cos’hai di meglio da fare Jack?

– Pulire questa merda!

– Ma se Bella e Kelly non torneranno, beh, possiamo farlo stasera. La neve non dura per sempre.

– No, fortunatamente no Jonh. E poi come diavolo si fa un pupazzo di neve?

– Con la neve Jack, con tanta tanta neve.

– Non sembra difficile. Ma non pensare che la cosa mi piaccia.

– È solo un passatempo Jack. Non fare il guastafeste.

– Guastafeste? Metti su il caffé e preparati per il più grande pupazzo di neve della storia.

La persiana affettava i raggi solari che prepotentemente riempivano il sabato mattina. Novità. L’odore acre di ottimismo scuoteva le narici e invogliava entrambi a gettarsi nel rituale scuro della caffeina. Corazzati neri si frantumano adesso sotto i colpi delle lame. Schegge di crosta marrone sbattono su pareti vetrose dando vita ad una cacofonica sinfonia. Grida di semi falcidiati attizzano le voglie spente nella notte. Il grattugiare impietoso prosegue la sua crociata contro il silenzio, per altri quattro minuti, poi si placa. Polvere. Da seme a polvere. Si riempie la moka…l’attesa è bramosa. Fumo, gargarismo e nera eiaculazione. Il caffè è pronto.

– Questo caffé fa schifo Jack, ricordami di non comprarlo mai più.

– Ok Jonh, lo farò. Ora andiamo però.

Il giardino davanti casa era deserto, la giornata assolata non aveva invogliato nessuno ad uscire per giocare con la neve. Era una città piena di duri.

– Questo è il posto giusto Jonh

– Di solito si inizia col fare una palla Jack.

– Tu rotola Jonh, io vado a tagliare quegli alberi, ci servirà spazio.

– Tagliare?

– Cazzo Jonh, vuoi o non vuoi fare un pupazzo?

– Lo voglio Jack

– Allora vai a rotolare questa cazzo di palla!

– …

– …

– …

– …

– Jaaaack, non riesco a portarla fin lì, è troppo grande.

– Non importa Jonh, lasciala dov’è, quello sarà il cappello.

– Cosa? Quanta neve credi ci servirà per fare questo stupido pupazzo?

– Stupido? Tutta quella che riesci a vedere. E forse dovremo chiedere ai vicini…

La grassa base prendeva la forma stabilita, il sole freddo sembrava sbiancare oltremodo la neve, quasi accecati i passanti iniziarono a curiosare intorno al giardino. In poco più di due ore la strada era colma di gente ed il lavoro appariva già ben definito. David albino di periferia. Jack e Jonh rientrarono stremati a casa, ingoiarono l’ennesimo caffé e aggiunsero qualche pallina ad un’ormai sorridente abete posticcio.

– Buon Natale Jack!

– Fottiti Jonh, tu e questa maledetta festa.