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Weekly Song #29 Ven pra rua





Se siete miei lettori abituali sapete già che sono un appassionato di calcio
. E vi posso assicurare che nella “banda di Gold” ce ne sono alcuni molto più patiti di me.
Ho sempre associato il gioco del pallone a una forma d’arte, la passione per una squadra a un sano momento di aggregazione e lo sport in generale a un’occasione di confronto con il proprio avversario.
Dopo queste belle parole è altresì inutile nascondere che il calcio sia ormai diventato un mero business di cui i suoi amanti, consapevolmente o meno, sono complici.
Ma attenzione. Additarlo soltanto come un grande circo che genera fatturati stratosferici, bilanci in rosso e fenomeni da baraccone inconsapevoli del peso delle loro parole (non ultimo Fabrizio Miccoli, reo di presunte frequentazioni mafiose e di frasi offensive nei confronti del compianto Giovanni Falcone), potrebbe essere un grosso limite.
Lo hanno capito molto bene i brasiliani, che in questi giorni stanno sfruttando l’enorme vetrina mediatica della Confederations Cup, per protestare contro gli sprechi e gli aumenti derivanti dalle spese per l’organizzazione dei mondiali di calcio nel 2014 e delle Olimpiadi nel 2016.
Negli ultimi anni l’economia brasiliana ha registrato grandi margini di crescita, dovuti principalmente all’ampia abbondanza di materie prime molto richieste dal mercato (riserve di minerali di ferro, potenziale idroelettrico, petrolio, alluminio e così via). A questo apparente sviluppo del gigante sudamericano non è però corrisposto un ammodernamento delle sue infrastrutture e la tanto pubblicizzata lotta all’evasione e alla corruzione del governo in carica non ha prodotto i risultati sperati (nel caso in cui vogliate approfondire l’argomento vi consiglio questo interessante articolo uscito qualche giorno fa su Il Post).
Se a questo poi aggiungete un crescente aumento del costo della vita e l’enorme sperpero di denaro pubblico, che inizialmente doveva servire per i trasporti e la sistemazione degli spazi urbani e che invece è stato e sarà utilizzato per costruire gli stadi, eccovi bel bella una buona ragione per arrabbiarsi e scendere in strada a manifestare.
Succede poi che un’innocente canzone di uno spot pubblicitario intitolata “ven pra rua”, che tradotto significa “vieni in strada”, un brano sostanzialmente registrato per far vendere più macchine (in particolare quelle della Fiat), diventi persino l’inno degli indignados brasiliani, “perché la strada è la più grande gradinata del Brasile”.

Contraddizioni della contemporaneità? Non proprio. Negli anni ’80 una canzone decisamente più brutta di quella che spero ascolterete fra poco, associata ad uno spot che sembrava un commercial della coca-cola, mise all’angolo il regime di Pinochet.
“Infiltrazioni commerciali” intollerabili? Io non sono di questo avviso, ciò che conta dopotutto è il risultato.
Nel frattempo la storia, seppur in contesti difformi, continua a ripetersi, la comunicazione e i nuovi media, con i quali dovremmo essere a nostro agio, acquistano sempre più potere e a Firenze vengono posti i sigilli ad una Libreria Café per disturbo della quiete pubblica.

Ma noi quando scendiamo in strada?