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Vite come l’Oro* Il Fardello dei Sogni



‘La Giungla è una continua sofferenza’ disse Werner Herzog di fronte alla telecamera del suo fidato direttore della fotografia Les Black, regista del documentario ‘Burden of Dreams’ (1982)- ” Gli alberi soffrono e gli uccelli soffrono. Non credo che cantino.  Strillano solo di dolore. E’ un paese mai finito questo. E’ ancora preistorico. L’unica cosa che manca qui sono  i dinosauri. […] E’ una terra che Dio, se esiste, ha creato con furore.”

E con questo prospetto, nelle giungle dell’Amazzonia Peruviana, Brian Fritzgerald, storpiato dagli Indios in Fritzcarraldo, protagonista dell’omonimo film, alza in alto il suo grammofono alle note del grande lirico Caruso. Questa è la storia di un sogno folle fatto di sfortuna ed avversità, un delirio di impresa di un personaggio (fittizzio) che Herzog decide di immortalare realmente in un film: trascinare una intera barca a vapore di 300 tonnellate oltre una collina nel mezzo dell’Amazzonia Peruviana per poter tagliare la strada tra due burrascosi fiumi.

Per fare ciò Herzog ha coinvinto una delicata e remota tribù di ottocento idios a creare una specie di rotaia fatto di tronchi e corde di leve, ha combattutto insieme a loro contro le tribù nemiche con archi e freccie, ha rischiato di annegare per colpa dei monsoni e le raffiche e gli scontri diplomatici dei partiti peruviani locali che credevano Herzog e la sua troupe sfruttassero gli Indios. Ma non basta, il sogno di Herzog, inspiegabile, incomprensibile, il desiderio di vedere quella barca a vapore in scala reale sopra una collina è accompagnata dai licenziamenti continui dei membri della troupe, degli attori protagonisti (primo tra tutti il cantante Mick Jagger nel ruolo di Fritzcarraldo, che dati i lunghissimi tempi di attesi tra una ripresa e l’altra ha dovuto cancellare il contratto metà lavoro) hanno costretto Herzog a rigirar più volte e tutto il film da capo.

Eppure l ‘eccentrico regista tedesco non si da pace- continua le sue riprese richiamando il suo storico collega, ma eterno nemico, Klaus Kinki nel ruolo del protagonista, riscrivere lo sceneggiato, cerca nuovi investitori. Chiama ingenieri da tutto il mondo per farsi costruire un meccanismo (secondo tutti impossibile) fatto di sole corde e leve per trainare le 300 tonnellate.

Senza soldi, senza fiducia, Herzog non si fa rammollire: il film continua, e durante un monsone si lancia sulla nave costringendo Les Blank, suo storico collega e direttore della fotografia a riprendere le scene della sua distruzione, con loro legati a bordo e rischiando con grande euforia la vita.

Realismo che si mischia al sogno, tentativo che si fonde al successo, il mesmerizzante potere della volontà che sempre Les Blank ha raccolto in un documentario intitolato appunto ‘Burden of Dreams’, il Fardello dei Sogni.

 

 

Ed in questo fardello, in questo misto di delirio, si può vedere Fitzcarrando reggeere alto il suo megafono, ritto sopra la nave, quasi sulla cima della montagna, stretto da mille corde tirate da mille uomini, dove la finzione si mischia, si fonde al reale, al perfetto, al visionario. Fitzcarrando, che è il successo del sogno, che è il compemento di un gesto assurdo quanto unico e perfetto, ascolta Caruso, e le sue note vibrano gloriose nell’Amazzonia. Incomprese dalla Natura, e forse da esse, in tutto quell’immenso sforzo, dimenticate.