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MUSIC

Mudhoney, l’intervista!



 

Capita, nel mondo della musica, che alcune band facciano da apripista per altre.

La storia ne è piena.

Band che si trovano al posto giusto, ma magari un po’ prima del fatidico momento giusto. Tra queste band mi sento di annoverare i Mudhoney di Mark Arm e Steve Turner che tanto hanno contribuito nel gettare le basi di quella gloriosa scena grunge degli anni ’90 senza però averne indietro il giusto ritorno.

I Mudhoney sono stati protagonisti, questa estate, di una serie di concerti per festeggiare i loro 25 anni di carriera, con “Vanishing Point” il loro ultimo lavoro, nel ruolo di miccia che ha dato il via al tutto. Un disco uscito – e dove sennò? – sulla mitica etichetta Sub Pop, quella dove esordirono i Nirvana di Cobain e dove Arm, oggi, fa il magazziniere.

Troppo cazzoni per fare carriera ma troppo veri per inseguire una moda, i Mudhoney, in 25 anni, non hanno perso lo spirito ribelle unito ad un’anima votata al cazzeggio, che è poi il binomio fondatore di tanto punk rock americano.

Non rispondono volentieri alle domande sul passato (25 anni? mah, ci ricordiamo poco..) ma la voglia di chiacchierare fortunatamente non manca.

Questa è l’intervista, buona lettura.

 

Vorrei cominciare l’intervista partendo dal film di Russ Meyer dal quale avete preso il nome per la band. Vorrei sapere se l’avete finalmente visto e se ne consigliereste la visione.

Steve Turner: non lo avevano visto fino a che Mark non se ne uscì con l’idea per il nome. Avevamo già visto altri film di Meyer come The Immoral Mr Teas o Faster Pussycat o Beneath The Valley Of The Dolls.

Mark Arm: Probabilmente anche Vixens e Ultra Vixens..

Steve Turner: Non so se ne avessimo visto così tanti all’epoca.. in ogni modo ne avevamo visto qualcuno e ci eravamo fatti un’idea del tipo di film. Mudhoney è valido, io lo consiglierei.

Mark Arm: Io anche lo consiglierei! Credo che il mio preferito rimanga Beyond The Valley Of The Dolls, è veramente un film notevole. Ma anche Super Vixens, non puoi sbagliare.

 

Cercando su i vostri video di Youtube, uno dei commenti che appare più spesso è..

Mark Arm: ma perchè questi sono ancora in giro? (risate)

 

No, è proprio l’opposto. Molti vi descrivono come “sottovalutati”. Che effetto vi fa?

Mark Arm: beh, hanno ragione! (risate)

 

Vi considerate, quindi, dei sottovalutati?

Steve Turner: non mi interessa la cosa.

Mark Arm: non faccio la classifica delle band, onestamente non ci penso proprio.

Steve Turner: aspetta, ora che ci penso un attimo.. c’è mio nipote che ha 13 anni e si sta avvicinando alla musica, e ha comprato questo libro che si chiama “Le 500 band più influenti della storia” e ci siamo anche noi!

Mark Arm: Siamo la 499esima?

Steve Turner: No! E’ quella la cosa strana! Siamo tipo la 73esima o giù di lì. E quindi lui si è tutto flippato per questo libro e..

Mark Arm: Chi c’è alla 72!? (risate)

Steve Turner: E’ un libro strano, non ha nessun senso, noi siamo.. tipo davanti agli Mc5 ed agli Stooges!

Mark Arm: Non ha senso.

Steve Turner: E’ un libro davvero fatto a caso.. però siamo davanti ai Foo Fighters!

Mark Arm: Giustamente! Questa è giustizia!

Steve Turner: Quindi, ecco, non so se siamo sottovalutati ma siamo al 73.

Mark Arm: Sono contento che tu ci abbia chiesto questa cosa perchè adesso so dove siamo.

 

 

A cosa vi fa pensare la parola grunge nel 2013?

Steve Turner: beh penso alla parola grunge solo se qualcuno mi chiede di farlo. E’ la stessa cosa che pensavo nel 1995. E’ solo una parola. Direi che le qualità descrittive della parola ci rappresentano bene, sai.. sporchi, trasandati e cose così. Perchè è così che il termine fu utilizzato inizialmente per descrivere la musica, chitarre-dal-culo-sudicio, e penso che la cosa ci descriva in pieno. Quindi per me è ok.

 

Ti confesso che la cosa mi stupisce non poco, solitamente le band cercano in tutti i modi di allontanarsi dalle etichette che gli affibbiamo noi giornalisti.

Steve Turner: Beh siamo unici in questo caso, almeno io. Per me è ok, davvero. Quando abbiamo cominciato, pensavano solo di diventare l’ennesima punk rock band.

Mark Arm: Corretto.

Steve Turner Quindi siamo una grungy punk rock band.

 

 

Il fatto che la scena di Seattle sia diventata di moda negli anni ’90 ha influito in modo positivo o negativo, col senno di poi, sulla vostra carriera?

Mark Arm: Ne abbiamo sicuramente beneficiato.

Steve Turner: Nessun dubbio in proposito.

Mark Arm: Saremmo sicuramente meno conosciuti. Immagina se fossimo dell’Iowa, senza una scena attorno a noi..

 

Potreste essere gli Slipknot!

Mark Arm: No, non potremmo MAI essere gli Slipknot (risate), non potremmo mai essere loro, non potremmo mai essere così ridicoli. Noi siamo ridicoli, ma in un altro modo. Loro sono solo sciocchi.

Steve Turner: Vedi, la scena di Seattle si è in qualche modo alimentata da sola. Quando abbiamo cominciato, nel 1988, tutto era piccolo e sconosciuto. Poi qualcuno ha cominciato a ricevere un po’ di notorietà, notorietà che poi si è riverberata su altre band che dopo sono diventate enormi, immense. Questo ha aiutato anche noi.

Mark Arm: Se fossimo arrivati da un altro luogo avremmo fatto probabilmente un percorso diverso, finendo come tante altre band grandiose, che hanno realizzato tanti dischi ma che non avevano una scena come la nostra alla spalle e adesso nessuno si ricorda più di loro. E’ stato un colpo di fortuna, diciamo.

Steve Turner: Al posto giusto nel momento giusto.

 

La mia impressione è che voi non abbiate mai veramente voluto cavalcare quel treno di notorietà.

Mark Arm: Lo abbiamo fatto, magari non ci siamo sforzati tantissimo di farlo.

Steve Turner: Siamo stati in tour coi Pearl Jam e coi Nirvana.. coi Soundgarden..

Mark Arm: Quelli sono anche nostri vecchi amici e siamo felici di andare ancora in giro.

Steve Turner: Non vedo l’ora che arrivi il prossimo tour dei Nirvana! (risate) Sai, adesso che ci canta Paul Mccartney..

 

Quindi adesso lavori alla Sub Pop? Ho capito bene?

Mark Arm: lavoro nel magazzino, sto dietro agli ordini, cose così.

 

Che tipo di etichetta è, oggi, la Sub Pop?

Mark Arm: In che senso?

 

La Sub Pop è un’etichetta che ha raggiunto uno status leggendario, proprio per quei gruppi e per quella scena di cui parlavamo prima. Come si prosegue, da lì?

Mark Arm: Continuando a cercare l’oro? Non so se sia leggendaria, penso che sia buona, forte ed indipendente. Immagino che per le tasse di qualcuno la Sub Pop sia leggendaria e capisco che per qualcuno possa essere considerata un’etichetta leggendaria. A me piace la diversità di proposte dell’etichetta, al contrario – ad esempio – del finire degli anni ’90 quando erano troppo focalizzati sullo stoner rock. Adesso c’è più scelta, più offerta, con un maggior numero di band: alcune di queste non mi piacciono assolutamente, ma credo sia una mossa azzeccata per tenere in vita l’etichetta. Alcune delle mie band preferite, tre di queste, stanno su Sub Pop, adesso.

 

Puoi farmi i nomi?

Mark Arm: Certo. Pissed Jeans, Obits e METZ. Ma, voglio dire, i miei preferiti sono quelli che vendono un sacco di dischi (risate).

 

Questo tour segna, per voi, i 25 anni di carriera. Quale credete che sia la cosa migliore capitata alla band in questo lungo viaggio?

Mark Arm: Direi la formazione della band stessa, il fatto che siamo ancora in giro. Non c’è un momento in cui “succede qualcosa”, ti senti appagato e smetti, no. Essere ancora qui, da quando abbiamo cominciato.

Steve Turner: Perchè non avremmo mai pensato di essere ancora qua. Adesso siamo più grandi, c’è il lavoro, la famiglia, tenere la band diventa più complicato ma abbiamo tutti capito, bene o male, come riuscire a far funzionare tutto questo insieme di cose. E ci piace. Ci piace essere i Mudhoney.

 

La foto che accompagna l’articolo è di Kee-Ho Casati.