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UNA VOLTA ABBIAMO UCCISO KENNY
ARTS

Banksy: prosegue la caccia al tesoro a NYC



Siamo ormai a metà mese e questo vuol dire anche a metà della residenza newyorkese di Banksy. In questi 16 giorni lo street artist ha disseminato giorno dopo giorno un po’ ovunque le sue tracce, ogni volta all’insaputa di tutti in principio, per poi riscuotere puntualmente un enorme successo di folla e di media una volta in cui le opere venivano ritrovate negli angoli più impensabili della città.

L’ultima performance più sconvolgente è stata per tutti quella di Sabato scorso, in cui il nostro moderno supereroe ha preso in “affitto” per un giorno un banco da un venditore ambulante in Central Park, e ha affidato la vendita ad un vecchino che si è preso cura di interagire con i pochissimi clienti che sono pervenuti quel giorno, ignari che si trattasse di una vera e propria svendita.
Infatti il prezzo assegnato a questi originali è stato solo di 60 dollari, nemmeno 50 euro (per lavori che sono ormai stimati una follia), e tre praticamente sono stati gli acquirenti (nel video sopra, postato da Banksy stesso potete vedere un estratto di quella giornata), convinti semplicemente di acquistare delle copie per arredare le proprie pareti di casa.

Dunque, l’artista ha speso 500 dollari per usufruire del banco e ne ha guadagnati 420. La Repubblica.it ha parlato in Italia di “Flop”, quando invece si è trattata di una delle operazioni più argute e lucide di questo artista che ormai possiamo definire concettuale.
Con questa mossa ha voluto infatti dimostrare come il mondo dell’arte rappresenti sempre di piû uno specchietto per le allodole, con i suoi meccanismi perversi che ci rende schiavi di una visione delle cose distorta.
Altrettanto esemplare è l’altro video che ha diffuso, quando, sempre la scorsa settimana, ha fatto circolare un camion pieno di animali di peluches animati che piangevano affacciati dal veicolo, spaventando passanti e incuriosendo tutti.

Il sedicesimo pezzo invece è una scultura di Ronald Mc Donald, l’icona della catena raffigurante un pagliaccio, che si fa pulire le enormi scarpe da uno Sciuscià vero, reale, umano, che stazionerà ogni giorno di fronte ad una diversa sede dei fast food di Gotham. Ancora una volta la lente di ingrandimento è posta su una schiavitú sociale (il marcio “sistema della carne” viene criticato appunto per la seconda volta dallo streetartist), e a trasmettere il messaggio è un’icona della disuguaglianza sociale storica: lo “Shoe shine”, o come disse De Sica appunto, lo Sciuscià.