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Cinema

Capitano Phillips bocciato dall’equipaggio



Pronti a tornare a bordo della Maersk Alabama? Con Captain Phillips – Attacco in mare aperto è immersione totale nella nave portacontainer da 17.000 tonnellate sequestrata dai pirati nelle acque somale nel 2009, a circa 400 chilometri al largo della capitale Mogadiscio. Segni particolari: l’equipaggio era composto da 20 persone, tutte statunitensi. E si trattava del primo cargo americano dirottato in 200 anni. Prima o poi qualcuno doveva girarci un film: a prendere in mano il timone è toccato a Paul Greengrass (regista di maratone spionistico-civili d’attualità, da Green Zone a United 93, passando per Bloody Sunday e due capitoli di Bourne) e all’attore premio Oscar Tom Hanks.

Dramma e taglio documentaristico fanno di Captain Phillips – nelle sale italiane dal 31 ottobre – una delle pellicole più dure e stranianti presentate al New York Film Festival; il film di Greengrass ha inaugurato la kermesse al Lincoln Center. Ispirato al best-seller A Captain’s Duty: Somali Pirates, Navy SEALS, and Dangerous Days at Seaby, scritto da Richard Phillips con Stephan Talty, Captain Phillips mette petto contro petto, muso contro muso il comandante della Alabama, capitano Richard Phillips, e il predone Muse (Barkhad Abdi) che lo tiene in ostaggio. Al New York Film Festival, Hanks, Greengrass e Abdi hanno presentato il film rivelando alcuni dettagli sulla lavorazione. “Quanto ci si possa accostare ad un evento realmente accaduto e in che modo… sta solo al filmmaker scegliere i parametri. Se rendere più intenso e cinematografico un dettaglio, se farlo scivolare via in maniera ruvida, più realistica. La vera sfida è selezionare un frammento di vita vera e mettere a posto sin da subito i pezzi del puzzle, accordare tutto, avere già in mente che cosa comprimere, che cosa mantenere e cosa scartare, in particolare se la vicenda si sviluppa in un arco temporale di più giorni” commenta Greengrass, mentre guarda fisso Hanks e con la mano sfiora il pulviscolo che filtra dalla luce dei riflettori puntati addosso. “Certo, Paul ha lavorato con ogni elemento realistico, come nel suo stile. Parlava spesso di responsabilità mentre giravamo su una nave identica all’Alabama. Io, ad ogni modo, ho scelto di leggere prima il libro del capitano Richard Phillips, e solo in un secondo momento la sceneggiatura. L’idea del team di lavoro è sempre stata quella di rimanere fedeli alle motivazioni reali alla base di questa vicenda. Quindi, niente sovrastrutture, nessun atteggiamento o sfumatura equivoca: tematicamente ed ambientalmente noi non dovevamo sembrare attori. E’ così che mi sono ritrovato a dire cose che generalmente in un film non si dicono o a comportarmi come se non ci fosse un canovaccio da seguire. E’ veramente difficile trasporre sullo schermo il cosiddetto nonfiction entertainment, dare quindi l’impressione che quel che ci avvince al cinema non sia finzione”.

Il confronto con i pirati somali, nell’arco delle 2 ore e 14 di durata di Captain Phillips, si fa sempre più compatto, fino al momento in cui Richard Phillips è sequestrato e le acque-fantasma dell’Oceano Indiano cominciano a somigliare a quelle minacciose de Lo Squalo. “Senza voler rivelare il finale del film – spiega Hanks – girare gli ultimi cinque minuti di Captain Phillips è stata un’esperienza che non mi era mai capitato di provare prima. La sceneggiatura è stata letteralmente riscritta secondo la prospettiva del protagonista, Richard Phillips, con noi sulla nave durante le riprese. Seguendo le sue indicazioni, Paul ha tolto di mezzo la scaletta e si è limitato a riprendere quello che Phillips ricordava. C’è un’intera sequenza ambientata in infermeria e ragionata proprio sul momento, con le luci, la troupe e lo spazio che avevamo a disposizione: non era nel copione. Pura improvvisazione dettata dalle suggestioni e dalle memorie del capitano Phillips. La volontà di catturare qualcosa di così realistico e inafferrabile, di non scritto su pagina, ha reso questa esperienza diversa dalle altre”.

A questo si aggiungono cattivi più umani e meno “stereotipi”, le difficoltà nel girare in acqua (Barkhad Abdi: “Non so neppure nuotare. Non è stato semplice come appare nel film”) e polemiche in occasione del lancio della pellicola. Come riporta Abc News, secondo 9 membri del vecchio equipaggio, il racconto eroico del capitano Phillips, nemmeno a dirlo, fa acqua da tutte le parti: il comandante della Maersk Alabama avrebbe infatti ignorato il pericolo di “acque infestate dai pirati” mettendo a rischio le vite del suo equipaggio. “Il capitano Phillips ha ignorato gli ordini, non ha fatto rientro alla base, la nave è stata attaccata e lui ne è responsabile” ha dichiarato uno degli ex membri della crew, Jimmy Sabga. Il caso andrà dritto in processo a dicembre.