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Piccolo Dizionario dei Termini Incompresi: il Denaro



money ok

Il tempo è denaro. Con questa frase Benjamin Franklin, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti (e perché no, del capitalismo stesso), cambiò le sorti del mondo. Time is money. Ciò che Franklin intendeva è semplice ed il senso quasi ovvio: il tempo non va più inteso come procedere, come dilagare, ma piuttosto come creare, sfruttare, impiegare. L’orologia nacque nei monasteri europei nel tentativo di creare un sistema per rendere più preciso il ciclo delle preghiere. Essere puntuali e devoti al secondo agli occhi di Dio. Poco dopo, l’orologio divenne un oggetto uso (ed obbligo) pubblico: le torri principali del governo (Palazzo Vecchio come il Big Ben) furono muniti di grandi orologi e forti campane, per render noto a tutti i cittadini l’orario, e dunque il tempo, e dunque il tempo di lavorare. Il tempo è denaro.

Ma cosa è il denaro oltre a tempo? Il denaro pare ormai vita. Da cinque anni (nulla, in confronto al tempo), da quando si parla di crisi, recessione, la vita sembra più difficile che mai. Niente lavoro, niente famiglia, niente futuro. Il denaro (nulla, in confronto alla vita) nella sua presenza ha reso tutto parte del quotidiano, nella sua assenza, ne ha divorato pure il bisogno. Viviamo in un era strana. Viviamo in una era in cui l’assenza di denaro pare assenza di possibilità di vita. Viviamo in un’era in cui il denaro pare l’unica chiave per poter partecipare alla vita, vita avventuroso, vita sessuale, vita sociale. Viviamo in un’era in cui crediamo che pagando per un certo oggetto riusciamo ad appagare per un attimo il suo bisogno. Viviamo nella necessità di denaro scavando fosse che sentiamo la necessità di colmare con ulteriore di denaro. Ma tutto questo è sbagliato in così tanti punti che è quasi impossibile parlarle senza scrivere una lunga, lunghissima e pesante lista.

Ma parliamo del consumo più che altro, perché forse è la spesa tra tutte quelle che ci circondano più subdola, più limitativa. La spesa dell’oggetto: la spesa dove prima di noi consumatore esiste il grande venditore, che sa bene quanto un oggetto, una volta nostro, perde la sua aurea. E’ facile associare questo pensiero ad iPhone, iPad, iMac, iAll. Oggetti d’estrema tendenza che riempiono di orgoglio e di utilità, che si uniscono tuttavia ad una macchina ancora più sofistica, ancora più sottile: la macchina del denaro. Il denaro come macchina che cerca di appagare il denaro come spesa.

Nella macchina del denaro il tempo come abbiamo detto è cruciale. Le email, gli smart phone, i social network ci rendono la vita estremamente più semplice: la comunicazione più veloce, rapida, immediata, efficiente. La comunicazione è istantanea, e questo- se teniamo conto nel buon vecchio Franklin- è un bene. Ma le email, gli smartphone, i social network, sono nelle mani di tutti. Le sue utilità, le sue connettive velocità sono al palmo di tutti, fuori orari d’ufficio, all’interno di pause per il caffé. Una macchina dura per sempre, o meglio- negli ingranaggi della macchina del consumo- per quanto tu credi il denaro che hai pagato. Ma la mente, quanto può resistere? Quanto vale la sua batteria, quanto, la sua memoria? Quelle mille email rimaste irrisposte, quelle notifiche senza significato che si accumulano tra amicizia reali ed amicizie forzate, quelle tecnologie sempre più costose, sempre più che si rincorrono senza meta… il tempo che era diventato denaro, non diminuisce insieme al nostro interesse, alla nostro disperazione, alla nostra assenza, netta e indistinguibile, di tempo? La mente, che è nostra e nostra principale forza emotiva, non si allevia nel tempo, non si irrigidisce? Come quantificare sua perdita di carica nel tempo?

Insieme alla macchina del denaro infatti, esiste la macchina del tempo. Oramai il tempo che hai è il tempo che dedichi a te. La vita online avrà ancora breve vita, non si può vivere a lungo nell’illusione di vivere digitali, e morire marcendo nella terra reale. Il tempo tornerà (lentamente certo, passeranno ancora molti natali e molti nuovi iPhone da comprare) ad appartenere all’uomo, ma in quell’attimo, quanto se ne sarà sprecato, per cosa poi, per cosa tutti quegl’attimo, per denaro? No davvero. L’uomo sacrificherà il suo tempo credendo di fare denaro sacrificando soltando ulteriore tempo e perdendo altro denaro. Il tempo non è denaro, il tempo è l’accumulo di denaro che si perde. Le email non ci rendono la vita facile, ci rendono la vita veloce. Internet non ci rende la vita efficente, ci rende la vita solitaria, instantanea, inconcludente. Il denaro (ed internet, ed il tempo) ha creato Google, e Google ha ucciso la magia del dubbio, del mondo, della conversazione.

Grazie a Google il tempo non ha domande, ha solo risposte, indicazioni, precisazioni. E google, che è sopratutto denaro, non offre altro che tempo guadagnato per tempo sprecato. Ed il tempo guadagnato si contrappone a quello sprecato, necessita un update, un nuovo hardware,un nuovo software, altre denaro, altro processore, altra RAM che ci fa guadagnare altro tempo, sprecare altro denaro, sprecare altra vita. E’ così, non si guardagna denaro guadagnando tempo.

Ma sul denaro divagare è anche troppo facile, si può parlare di soldi senza parlare di corruzione, di violenza politica, violenza civile, violenza corporativa? Si può associare i soldi a tutto ciò che distrugge l’umanità, distrugge l’unità, distrugge la soggettività, la creatività?

Morte del dubbio dunque, morte dei sensi, morte del tempo e morte della morale. Nichilismo ed anomia. Nietzsche e Durkheim. Vita come sacrificio e perdita del dono. Il dono come gesto, così importante per Marcell Mauss, si perde nel dono come atto. Atto, recitazione, una smile, un like.

Il tempo non è mandare lettere e tornare ai codici morse, no davvero. Ma il denaro non è di certo valorizzare ogni attimo risparmiato alla ricerca dell’immediato. La vita non è nelle deliranti parabole Comuniste ma nella semplice, antiradicale, antichic, antihipster, antihippie compresione di dover smettere, smettere,

smettere,

SMETTERE

nella più banale semplicità, di consumare.

E così, si torna al tempo. Il tempo di comprendere il concetto, il tempo di capire a cosa corre la macina delluomo. Dopotutto, è stato detto tante volte: se si spende il nostro denaro nel cercare di raddoppiare il tempo, si finisce nell’usare parole banali, ripetute, follemente ripetute, ma non da tutti comprese: la candela che brucia il doppio della luce brucia più velocemente, è vero, ma è il bruciare più velocemente che deve far pensare. La luce dopotutto non è altro che un’altra bolletta da pagare.