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Trve Vandals, l’intervista!



“Chiacchierata” epistolare con la crew dei Trve Vandals, originari di Padova. La crew, inizialmente composta da writer si allarga in seguito per dare vita ad un ramo musicale. Nell’intervista i ragazzi raccontano la loro genesi come gruppo artistico, la relazione tra scrittura di rime e scrittura di lettere, il difficile rapporto col sindaco della città Ivo Rossi (protagonista di una canzone, che trovate a metà pezzo) e con le sue politiche e dei loro progetti futuri.

Buona lettura.

Chi sono i Trve Vandals? Da dove arrivate, chi fa cosa? Quando avete cominciato e quali sono le vostre prossime mosse?

Karma22 Il fondatore di TrveVandals è Wiser che nei primi anni del 2000 ha riunito sotto lo stesso nome alcuni dei writers locali che condividevano la stessa attitudine al writing. I primi membri della crew sono stati Wiser, Ops, Wesh, Ceps, Slog175 e Zor (membri anche di KD,la crew newyorchese di Cope2) una crew che unisce il mondo del writing a quello della musica. Successivamente Wiser ha voluto integrare anche l’aspetto musicale e ha chiesto a me, Drewligan e Tacash di unirci alla squadra. Conoscevo Wiser e gli altri ragazzi da molti anni, c’era una stima artistica e umana reciproca e profonda. Successivamente Ceps ha lasciato la crew e si sono aggiunti Jas (già membro di 2s1s) per il writing e Mekoslesh per la musica. Per inaugurare l’ingresso mio e di Tacash in crew abbiamo realizzato il video di “Vandals” che per anni è stato l’anthem rappresentativo della crew nonché l’esordio di Wiser (già grafico) nel mondo del videomaking. Poco dopo Tacash ha prodotto tutte le strumentali di “Think Vandals” in cui ospita alcuni dei maggiori esponenti della scena italiana e internazionale (Grand Agent, Ensi, Mistaman, GateKeepaz, Cali, io, Drewligan, Gotaste e altri). Dopo diversi live in giro per l’Italia e video realizzati per alcuni artisti come Ensi, Raige, Lefty, Odiotribale, Wiser ha dovuto lasciare il paese per motivi di lavoro tornando nella sua cità natale (Parigi), Ops ha vissuto per un anno a NewYork e i legami si sono un po scissi. Al suo ritorno, Ops ha spinto per riunire la squadra dandoci nuova carica e stimoli. Abbiamo ripreso la produzione di T-Shirt e merchandising vario firmato TrveVandals, TriplaVee\Jas ha prodotto il demo”Bars’N’Arrows” (di cui ho curato la regia e il montaggio per il video del singolo “Stella Ink.”), io e Mekoslesh abbiamo pubblicato un singolo con video (“TrveVice”) in cui traspare tutta la voglia di far vedere chi siamo e cosa rappresentiamo. Siamo felici del riscontro che ha avuto, siamo stati in rotazione su DeeJay Tv e abbiamo ricevuto consensi positivi anche da artisti che stimiamo molto (tra cui E-green, J Marsiglia, Ensi, Blo\B, Don Diegoh, Noyz Narcos tra gli altri). Recentemente Mekoslesh è uscito con “K.O.D. Nightlife ed.” da cui ha girato il video di “KOD Anthem” con Phatos1 (SambeClick) e Tripla Vee, io sto terminando la lavorazione del mio disco “OneManArmy” da cui ho estrapolato il singolo con video del pezzo “Il mio mondo” con feat. di dj Shocca aka Roc Beats (Unlimited Struggle). Abbiamo quasi terminato il secondo volume del mixtape TrveVandals contenente solo pezzi inediti nostri, a breve inizieremo a girare i video di qualche brano. I writers invece non hanno mai smesso un attimo di bombardare.

 

Che città è Padova per la scena hip hop? E, più in generale, il Veneto?

Karma22: Il Veneto è una delle regioni in cui l’arte fa più fatica a emergere, forse per via del carattere estremamente “pratico” che ha il veneto medio, dedito al lavoro più che alla poesia. Ciò non toglie che sia sempre stata una regione piena di talenti, anche se fuori dai riflettori. Ultimamente le cose si stanno muovendo molto, anche a livello mainstream. Padova pur essendo stata abbastanza chiusa per anni è sempre stata un vivaio di talenti notevoli per quanto riguarda l’hiphop, basta pensare a Zhana, Stand, Mbassado’ e l’Ead. Lo spot per eccellenza, “le banche” è stato frequentato da personaggi come Kaos, Gruff, NextOne, Crashkid, Mistaman, Shocca e molti molti altri. Musicalmente oggi c’è molto fermento e il livello di rap e producing è tale da rendere questa città una delle nuove capitali della scena hip hop. Lo stesso posso affermare delle nuove leve della scena writing.

Mi ha colpito molto il pezzo su Ivo Rossi. Quali sono state le sue politiche verso il fenomeno del writing?

Wesh Il brano lo spiega chiaramente a mio avviso: politiche dettate da una fondamentale ignoranza culturale sul fenomeno del writing, ed un pragmatismo di facciata in cui dato un problema viene trovata la soluzione più veloce ed efficace. Se esistessero ancora i cacciatori di taglie Ivo sarebbe contentissimo.

Mekoslesh L’ex vicesindaco ed attuale sindaco reggente (fino alle prossime elezioni), di cui tutti sapete bene il nome, ha parlato di una vera e propria ”lotta ai graffiti” spingendo una propaganda mediatica atta a demonizzare il fenomeno del writing, ormai riconosciuto in tutto il mondo, cercando di fare leva sui pregiudizi di un elettorato bigotto che però potrebbe assicurargli ufficialmente la poltrona a sindaco di Padova. Personalmente entro in merito solo riguardo la questione dei graffiti, senza dover dilungarmi ulteriormente su altri discutibili provvedimenti attuati nell’ultimo anno, la canzone è chiara ed eloquente, suona quasi come una ”tirata d’orecchie” o una presa in giro dai toni seri, ha suscitato molto scalpore per via della chiarezza del messaggio e molti si sono riconosciuti nel sentimento che anima il tutto, ovvero la voglia di esprimere la propria opinione coi propri mezzi e di poter protestare riguardo le scelte che vengono prese dall’alto. Uno solo si è sentito minacciato e si è sentito legittimato a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine, lo stesso sindaco che ha chiesto accertamenti sulla mia persona e sui miei famigliari, un episodio spiacevole quanto illegittimo a cui ho dedicato qualche barra dell’into di Trve Vandals mixtape vol.2 presto in uscita sui nostri canali ufficiali (facebook, youtube, soundcloud, twitter).

Nella vostra crew ci sono sia rapper che writer, due arti unite dall’elemento della scrittura. Ci sono dei paralleli tra i due tipi di scrittura, secondo voi? Se sì, quali?

Karma22 Io trovo che il writing, come la grafica, il video making e le arti visive in genere abbiano in comune con il rap l’immediatezza del messaggio, della comunicazione. Il writing in qualche modo è connesso al rap dallo studio delle lettere, delle parole, degli incastri. E’ una disciplina che come il rap ha le sue regole, le sue consuetudini. Anzi, nel writing sono rispettate molto di più e se sgarri paghi le conseguenze. Forse per gli altri mc è una disciplina come un’ altra, specie oggi che l’hiphop ha perso un po’ di integrità tra le 4 arti. Sarà che sono cresciuto in crew di writers e il loro mondo di riflesso era il mio quindi ho sempre avuto un piede in questa cosa. Da quando ero piccolo per me sono degli eroi, punto.

Wesh Personalmente preferisco prendere le discipline a sè stanti, per quello che sono, senza per forza tirarle fuori dal calderone dell’HipHop del quale condivido l’etica ed i princìpi “umani”. Writing e Rap hanno già di loro diverse sfaccettature, ed entrambe, di base, senza studio e consapevolezza non stanno in piedi. Il metodo di scrittura per forza di cose non può essere lo stesso, ma tra la narrazione di una strofa e l’architettura di una lettera disegnata credo che il punto d’incontro possa essere, come dice Karma, il gioco degli incastri (uno grammaticale, uno grafo-strutturale).

La forza espressiva di entrambi è determinata da vari fattori ed è direttamente proporzionale a quanto ci si dedica. Cito un writer polacco, Ymage: “Life is not mathematics, but the rules are similar. Passion + Time = Knowledge, Work * Persistence = Skills, √ Talent = Style.

Knowledge, Skills and Styles multiplied by Luck make that reality exceeds your dreams.”.

Il nome della vostra crew, True Vandals, lascia chiaramente intuire quale sia il vostro punto di vista verso la percezione dell’uomo comune su questo fenomeno. Voi cosa fareste per cambiare lo stato delle cose? Come si avvicina un fenomeno come quello del writing alla società?

Slog Nella mia esperienza ventennale di writer mi e’ capitato piu’ volte di essere chiamato vandalo,ma anche in maniere piu’ offensive tipo drogato,criminale, c’e’ chi mi ha augurato la morte,magari appeso ad una corda o messo al muro. Anche se quella piu’ spassosa di tutte e’ stata una signora che sosteneva che facessimo parte di una setta satanica, e dunque che i “graffiti”, celassero, visto la diffusione di scritte incomprensibili in tutto il mondo,elogi subliminali a Satana. Nei primi anni ’90 la diffusione in Italia del fenomeno writing era molto limitata, per cui spesso le persone che ci vedevano dipingere alla luce del sole nelle varie hall of fame erano incuriosite, sia dal significato di quelle forme per loro astratte ed incomprensibili sia dalla tecnica utilizzata. Con il passare degli anni anche in Italia il fenomeno volgarmente chiamato graffiti e’ stato assorbito e metabolizzato dalla societa’. Spesso anche la pubblicità, la grafica, l’abbigliamento hanno usufruito delle forme e delle dinamiche del writing. Attualmente la percezione dell’uomo comune riguardo i graffiti e’ ambivalente, e credo che dipenda molto dalla cultura generale oltre che artistica, del soggetto in questione. Ci sono persone che apprezzano quest’arte, di solito non capendone in pieno il significato,amano il colore o le immagini figurative che fanno da contorno ai pezzi e si rendono conto che in molti casi le aree dipinte vengono riqualificate e sottratte al grigio e al degrado. Altre persone sono contrarie a priori ai graffiti, in quanto per loro e’ un invasione del territorio comune, territorio di cui si ricordano solo quando si tratta di criticare,ma naturalmente non fanno nulla per migliorarlo. Purtroppo queste persone soffrono di una malattia spesso incurabile,l’ignoranza. In conclusione credo che ci siano cose che la gente difficilmente riuscirà mai ad apprezzare cose come le tags o i treni dipinti, credo anche che il writing sia una forma d’arte e dunque anche i writers dovrebbero avere l’accortezza di non disintegrare alcuni posti come successo sui marmi storici di Venezia o sul Ponte di Rialto: il writing avra’ sempre un suo lato illegale e libero ma la vera sfida e’ riuscire a combinare qualità, stile e libertà d’espressione.

Wesh L’istituzionalizzazione del fenomeno non è un dovere sociale, semmai culturale. Più lo rendi appetibile per l’opinione pubblica, più hai possibilità che quest’ultima impari, comprenda, s’informi, valuti da sè. O al contrario, può creare ancora più disinformazione: ad esempio gli handstyles non sono ancora stati teorizzati approfonditamente tanto che vengono ancora visti come semplici scarabocchi e atti di vandalismo, soprattutto se confrontati con degli Hall of Fames leccatissimi. Sono sempre stato convinto che una buona tag sia superiore ad un buon pezzo, e con un po’ di testa non è difficile capire perchè. Ovviamente ci sono casi e casi, e se già tra gli addetti ai lavori è difficile confrontarsi (per vari motivi, tra cui una sostanziale ignoranza dettata da una tanto stupida quanto diffusa regola: “tu fai robe diverse da quelle che piacciono a me quindi sei merda”) immaginatevi per chi non ha mai masticato queste cose. Sarebbe bello ci fossero più Martha Cooper, che prendono e vanno a documentarsi da soli e per davvero. Ad ogni modo, il writing è un ambiente chiuso in sè stesso, pericolosamente nascosto dietro disturbi ossessivo-compulsivi. L’illegalità è necessaria quanto superflua: non biasimo chi scrive solo per il gusto di “sfregiare” qualcosa, l’adrenalina può dare forti botte. D’altro canto un writer quando interviene nello spazio circostante è alienato, un po’ come uno skater che in una scalinata può vederci un ottimo spot per dei tricks, e una persona media non lo concepirebbe mai. L’illegalità quindi è tale se vista dal punto di vista della società che pone i propri divieti e le proprie regole. È vero però che il dire No, e il non rispettare una regola, crea del disordine, e questo contrasto è la forza più grande che rende immortale il writing, concettualmente. Nella remota ipotesi in cui il writing dovesse venire completamente legalizzato, mi auguro non cessino di esistere quelle teste calde là fuori che sapranno come dire No alla morte dell’Individuo, con altri metodi tanto innocui quanto efficaci e soprattutto divertenti come il Writing.