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Intervista con Suarez



Si presenta con la zip dei jeans tirata giù. Non un buon inizio penso, e invece no: si dimostra subito un ragazzo umile e gentile, e sempre con le idee chiare. Malato di fumetti e film, Valerio Suarez rappresenta il lato “vero e verace” della scena hip hop italiana.

Come sta Rocco?

(Ride) Sta bene, che poi in realtà è una femmina e il nome  gli fu dato quando non conoscevamo ancora il sesso. Prima che io scendessi da casa stava appollaiata sul divano a vedere le partite con me tra l’altro… a quest’ora dovrebbe essere tornata a letto. Attualmente sono 5 anni e mezzo che cell’ho.. comunque sta na favola.

Per chi non ti conoscesse, parliamo un po’ dei tuoi inizi: come hai iniziato e quando hai capito che il rap poteva essere il modo giusto per esprimerti?

Io fondamentalmente da piccolo, grazie a mio fratello e ad uno zio paterno, iniziavo ad ascoltare le prime cose rap della scena italiana. Ricordo mio zio che pompava la cassettina di “Rappresaglia” di Lou X, mio fratello maggiore pure varie audiocassette e vinili, Public Enemy, Run DMC, pure tutte le prime cose di Jovanotti a essere sincero; già da piccolo quindi venivo sommerso da questo genere musicale, ma mai avrei pensato di poterla fare in prima persona. Proprio per questo, rispetto ad adesso, dove si inizia giovanissimi a scrivere, io ho iniziato a produrre qualcosa relativamente tardi, quando avevo 18 anni nei primi anni dopo il 2000. La mia prima uscita ufficiale fu nel 2004 o 2005 in un pezzo del mixtape “Gang Bang” di Carlito (ai tempi membro della Voodoo Smoker di cui per un periodo ho fatto parte anche io), se non ricordo male mixato interamente nello studio di Bassi Maestro. Il primo però a portarmi in studio fu Benassa degli In The Panchine, per un pezzo che uscì successivamente nel 2006 all’interno del mio primo album. Più o meno sono stati questi i miei inizi, e devo ringraziare soprattutto Lino, conosciuto mentre facevo un live in Campania con Tormento e altri artisti: coi Lupi de cinecittà (ai tempi Lino e Dj Demis) cominciò il periodo all’undertrack studio (lo studio di Demis), dove ho registrato i primi 2 album e parte del mixtape.

E quindi la Nacapito Crew è stata una conseguenza…

Esatto. La Nacapito nasce ufficialmente nel 2005 al Teddy Pub, idea mia e di Lino.

E la GDB Famija? Come ne siete entrati a far parte?
(Nota: nel mentre si parla di ciò, Suarez inizia ad imprecare contro il suo telefonino perché, a suo dire, “nun pija”). 

E’ stata una cosa piuttosto naturale, e per me è un onore farne parte, suonarci insieme ai live o collaborare con loro all’interno dei vari album ancora di piu. Gdb a vita.

Cosa ha più influenzato le tue canzoni?

Guarda, sono sempre portato a scrivere in conseguenza ad esperienze personali, ovviamente tra tutto quello che mi passa per la testa ciò che ritengo piu rilevante in un modo o nell’altro va a finire in qualche testo, non necessariamente cose negative.. influenze.. sicuro sono influenzato piu da le mie varie passioni e cose che mi piacciono che da altra musica, che so, l’animazione e i fumetti giapponesi, le varie trashate, telefilm, serie anni 70-80-90 che tutt’oggi finiscono nelle mie canzoni in svariate citazioni. La cosa bella è che qualcuno magari, sentendo una citazione o un riferimento nelle mie canzoni, se la va a cercare e scopre magari un nuovo mondo, una serie, un fumetto o un telefilm che prima non conosceva e lo va magari ad apprezzare.

C’è qualche album o pezzo a cui sei particolarmente legato?

Premessa: secondo me, gli anni 90 dell’hip hop italiano hanno raggiunto un livello che tutt’oggi è rimasto invalicato. Per citare qualcuno, tutta la discografia di Lou X mi ha sempre mandato in fissa, ed ogni volta che riascolto un suo pezzo riesco a godermelo come fosse la prima volta. Per l’hip hop americano invece la questione è diversa: il mio rapper americano preferito cambia in  continuazione, che piu o meno equivale ad un “non ho mai avuto un rapper americano perferito rispetto ad un altro” cambia in base ai periodi di fomento. Anche parlando d’oltreoceano riascolto sempre maggiormente roba vecchia che continuo a preferire alla “maggior parte” delle uscite attuali.

C’è qualche tuo collega che stimi particolarmente con cui vorresti collaborare, magari in un prossimo futuro?

Fortunatamente ho collaborato con quasi tutti quelli che ho sempre ho stimato. Penso che le collaborazioni debbano essere una cosa naturale e finora lo è stato, chiaramente ci sono artisti che stimo e ho sempre stimato che mancano nella mia lista di feat, ma non si può collaborare con tutti.. poi se devo citarne alcuni, ovviamente il Colle, Kaos, Noyz, Chef Ragoo (Nota: parlando di loro, si inchina in segno di devozione e rispetto) altri non li cito poiché hanno smesso. Ad ogni modo, sono già soddisfatto del lavoro svolto fino ad ora e di tutti i colleghi con cui ho avuto il piacere di lavorare, GDB, Barracruda, mezzo Truceklan, Lucci, Mr Phil ma senza escludere nessuno tutti quelli con cui ho collaborato; inoltre ho avuto l’onore di aprire i concerti di artisti stranieri come Psycho Realm, Sean Price e M.O.P, per quanto nella maggior parte di casi le aperture dei live di artisti stranieri le interpreto parallelamente con un “suono prima di una leggenda che comunque non ha la minima idea di chi sia io” ma va bene cosi.

Come ti sei sentito la prima volta che sei salito su un palco? (Nota: la domanda non l’ho fatta io, ma è stata una curiosità della mia ragazza).

La prima volta ero “incazzato fracico”. Ero ad un live al centro, tra il pubblico, e se non ricordo male Kento con cui ero già in ottimi rapporti mi chiama sul palco, non era previsto. L’incazzatura totale era dovuta a motivi personali che preferisco omettere (non certo per l’invito a salire sul palco) comunque feci mandare un beat random, cantai tutta la strofa di “Presi male” e scesi come se niente fosse. Con gli anni la pressione è aumentata, forse anche col crescere del pubblico, sento una certa responsabilità sulle mie performance, però per me è fondamentale la situazione live, è una “doccia” approfitto di ogni data per scaricarmi e sfogarmi di tutto, la vivo malissimo finche non sto coi piedi sul palco, da li in poi mi sento a casa mia. Poi è l’occasione principale per rapportarmi coi supporter di turno oltre che relazionarmi spesso e volentieri con altri artisti, quindi fondamentale per entrambi i motivi.

Parlando dell’ultima esperienza con Mr. Phil in “Poteri Forti”, dicci che esperienza è stata e quali sono state le tue sensazioni.

Ovviamente onorato di essere stato chiamato da Phil. Il progetto della canzone “Uno contro Uno” mi ha subito intrigato, poiché è una sorta di rifacimento del pezzo “Combattimento mortale”. Il video sul web è andato una cifra bene, grazie anche alle capacità di Nicco (Nicco dei Brokenspeakers), secondo me il miglior video maker attualmente in Italia.

Spiegaci quale tipo di messaggio cerchi di trasmettere nelle tue canzoni.

Innanzitutto io ho un modo molto particolare di scrivere: infatti io non scrivo su un beat, che puà risultare insolito rispetto al modo di lavorare della maggior parte degli altri rapper; a parte le collaborazioni, per quanto riguarda le mie uscite nel 90% dei casi faccio io il beat per quello che ho scritto. Parlando di contenuti, se mi viene in mente un tema prendo carta e penna e comincio a scrivere: capita che sto un mese senza scrivere nulla, poi un giorno mi alzo e in qualche ora scrivo tre testi; non ho mai scritto per rispettare scadenze di nessun tipo, scrivo quando ho da scrivere, chi c’ha dietro le spalle etichette e manager è chiaro che nella maggior parte dei casi debba invece rispettare scadenze e seguire dei progetti nei tempi stabiliti. Riguardo al messaggio spesso e volentieri scrivendo come parlo apro mille parentesi pure nel testo di una canzone, mantenendo o cercando come di mantenere legato il tema principale.. a me me rode quasi sempre, se parlassi di bella vita, drink, club e cose simili sarei falso ma manco sarei capace. Per adesso continuo così, perché scrivo sempre di qualcosa di cui voglio o di cui sento il bisogno di parlare, se qualcuno continua a immedesimarcisi bene, vuol dire che a qualcosa servo, perché se l’ho scritto un motivo c’è: non ho mai pensato “adesso mi metto a scrivere cosi in modo che la gente quando lo sente la prende cosi, attiro l’attenzione di questi, poi di questi altri” niente del genere. In tutti questi anni ho sempre fatto da solo, tranne che per la parentesi (felice tra l’altro) con la Tak Production in cui abbiamo fatto uscire l’album “Essi vivono”.

Proprio qui volevo arrivare: parlaci di come è nata la Tak e di come, almeno per te, sia finita.

Guarda, intanto “finita” è una parola brutta, perché nonostante io sia uscito dall’etichetta sono rimasto in ottimi rapporti con tutti loro, siamo amici. Semplicemente la soddisfazione personale di fare tutto completamente da solo e il conseguente potere di essere completamente capo e gestore di qualunque cosa mi riguarda ha vinto su tutto (e il mio è un esempio fondamentalmente da non prendere, se parla de fasse il culo quadruplo ma soprattutto in soldoni, non si mira ne si mirerà mai a chissa quale traguardo di successo) loro mi hanno dato tanto e li ringrazierò a vita. Tra l’altro ho continuato (BC3) e continueremo a lavorare insieme anche in futuro.

Cosa ne pensi dell’attuale scena italiana dell’hip hop?

Se posso essere contento del fatto che il rap vada di piu, è una tragedia la maggior parte del rap che viene diffuso per la maggiore dai vari canali, reti radio, ecc..  Quando era un genere di nicchia, quando ti prendevano per il culo perché alla domanda “che musica t’ascolti” sparavi nomi che nessuno conosceva, all’interno però del nostro circoletto d’appassionati che mano a mano andava in crescendo, era tutto più bello. Attualmente per rispondere piu diretto alla domanda, è pieno di gruppi validi e il livello si è alzato, in ogni regione d’italia. La musica in generale è cambiata, è cambiata la diffusione, la reperibilità e il rap italiano e di conseguenza la scena italiana si è adattata di conseguenza, fino ad arrivare alla situazione attuale. Ci sta tanta roba  di qualità ma pure tanta merda , e viene tutto mischiato. Troppi rapper. Tutti lo fanno, anche gente che non sa niente di questa cultura, ed è questo che stiamo pagando insieme all’idea di commercializzazione e al fenomeno attuale di uno dei generi che va per la maggiore. Una volta anche l’uscita di un video rap italiano era un evento, perché fare un video (serio) costava milioni di lire! Adesso escono 15 video al giorno tra artisti importanti e non. Ci siamo adattati tutti, ’importanza dei social network, e la costanza con la quale si utilizzano, le versioni digitali dei dischi, è cambiato tanto e sinceramente mi piace sempre di meno. Il mio è anche uno sputare nel piatto dove mangio, perché anch’io ho la mia pagina Facebook dove pubblico roba, anchio mi sono adattato in parte, quello che cerco di dire, se posso dirlo, e che preferivo le vecchie regole del gioco. I tempi cambiano per tutti, tra tecnologie e nuove mode, spesso le cose sfuggono di mano.

Progetti futuri?

Lavoro al secondo capitolo Antieroe e al al disco con Grezzo S. Lover. In generale col nuovo anno le novità presto ci saranno.

Valerio, io ti ringrazio davvero molto ed è stato un vero piacere chiacchierare con te. Un saluto agli amici di Gold?

Bella regà, continuate così perché il sito spacca; ottimo lavoro, quindi complimenti a tutti!