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Genesi del 2014 virale



Flappy-Bird-

Il duemilaquattordici è iniziato da poco più di un mese, tuttavia ha già fatto parlare di sè talmente tanto da creare, almeno in me, un’anafilassi da notizia virale. Si è semplicemente parlato in arco di troppo breve di tempo di argomenti troppo futili, e non solo futili, ma contraddicenti, ingiustificati, infondati, senza referenze, senza fonti.

Questo è il mese che abbiamo vissuto: i Red Hot Chili Peppers suonano al SuperBowl senza preoccuparsi di collegare i propri strumenti, il tizio che ha sbagliato ad accendere i cerchi olimpici al Sochi non è stato davvero ucciso, il ‘Dumb Starbucks’ aperto a Los Angels non era che una trovata pubblicitaria. Abbiamo visto la nascita e la morte del giochino Flappy Bird, che ha esaltato il mondo e spezzatone il cuore dopo che senza precise motivazioni il programmatore l’ha rimosso dall’App Store. Abbiamo visto sorgere in Italia il cavalleresco #coglioneNo, ruggito online per due giorni per poi… dimenticarci, annoiarci, appassirci, come l’amore tra Holland e Julie Gayet, e la bufalissima notizia di Obama che ha una relazione con Beyonce.

Il virale si sa c’è da quando c’è il sociale, niente di nuovo in questo: video di gattini e tette che ballonzolano girano tra amici dall’alba dei tempi e grazie al passaparola e a furia di condivisioni facevano il giro del mondo, compresi modi di dire, Fail, Epic Fail, Troll e via, tanto da garantirsi un appellativo: meme, e questo è quanto. Il virale tuttavia ha cambiato frontiere, è diventato notizia: gli scherzi, gli errori, le ‘selfie’, i ‘tweet’, le provocazioni sono diventate di dominio pubblico, non passate tra amici dagli stessi interessi, ma testate da giornalistiche, da media. Il troll, la bufala, è diventata notizia. Poco importa se vera o falsa, l’importante è che se ne parla.

Un tempo chi aveva tempo da perdere andava dal parrucchiere e lì leggeva Chi o Novella 2000. Oggi non ce n’è bisogno, non perché i giornali mondiali siano diventati spazzatura che parlano soltanto di spazzatura, ma perché il mondo virtuale è riuscito ad integrarsi nel mondo sociale, notizie come Flappy Bird sono sulla home sociale di tutti, sulla bocca di tutti, sulle dita di tutti. E’ impossibile fuggirne per il semplice motivo che ci circondano. La prima volta che ho sentito di Flappy Bird è stato grazie ad un meme, appunto, una foto divertente in un contesto ironico con sotto una vignetta umoristica scritta in font impact che mi è stata mandata qualche settimana fa via Whatsapp. Pensavo fosse un’immagine di un giochino anni ’90. Poi la rivedi nella home: stessa grafica, stesso aggeggio, in un altro contesto, un’altro post, poi scorri ed ecco link. Poi vedi in biblioteca qualcuno che ci gioca, poi un tuo amico ti consiglia assolutamente di scaricarlo. E poi, finalmente, notizia delle notizie, tutti i giornali decantano la vicenda del programmatore che oppresso dallo ‘stress’ decide di togliere il gioco dallo store, benché gli facesse guadagnare 50.000$ al giorno. Fonti? Chissà… sono notizie lasciate, riciclate, rimodellate.

Il virale è diventato il comune, non importa se vero o falso: è l’idea che conta, il concetto. Obama che se la fa con Beyonce, sarebbe  una notizia se solo fosse vero. Ma è vero? No, è nata come scherzo eppure tutti ne parlano. E’ dunque notizia?

Il virale diventa non più promozione del ‘divertente’, del ‘notevole’, ma la propulsione dell’assurdo, dell’incerto, dell’irrilevante. I Red Hot suonano senza cablare gli strumenti perché non gli importa o sanno che farebbero notizia comunque. La realtà viene velata dietro la rilevanza, il click, il riscontro. Nascono articoli disegnati e intitolati apposta per esser ‘cliccati’, da cogliere l’occhio del navigatore, creare stupore ed emozione. E se una notizia ti sfugge? Sembra assurdo, crea un imbarazzo di deficienza sociale o l’impressione di ‘vivere in un’altro mondo’.

Se una cosa viene ripetuta mille volte diviene reale, diventa significativa, rilevante. Non rimane niente al futuro: l’informazione rimane immediata, instantanea, superficiale e rapida, come un click, perso in una cronologia, in una lista di novita’ senza riscontro. Dopotutto, se ti ordino, qualsiasi cosa accada, di NON, NON, NON, NON pensare ad un Elefante in tutù, a cosa hai appena pensato?