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Vivi o morti guardatevi Robocop



robo

Il problema di questo film è che è un’ottima pellicola ma un pessimo remake.  Il nuovo ROBOCOP infatti è qualcosa di diverso dall’originale di Paul Verhoeven diretto nel 1987, qualcosa che è avanzato così bene,ad un livello così attuale e ideale con i tempi odierni che in fin dei conti si poteva chiamare semplicemente in qualche altro modo.

ROBOCOP (2014) è una creatura aggiornata, che interpreta il minaccioso mostro della legge del film originale in una chiave più umana, leggermente melodrammatica ma pur sempre ben riuscita: se Venhoeven si concentrava sull’ironia estremizzata di un futuro dove le macchine, assenti di coscienza e identità possano girare per le strade facendo giustizia, il braziliano José Padilha, già regista dell’ottimo Tropa de Elite- ‘Gli Squadroni della Morte’ (2007), è cosciente che il concetto non è più uno scherzo, ma è una vicina realtà. Droni già circolano minacciosi nei cieli dei territori nemici, ed il passo tra trovarseli per strada è ancora parte della fantascienza ma meno assurdo di quanto potesse sembrare ventisette anni fa. La domanda del nuovo ROBOCOP non è quale a forma di violenza le società future ricorrano per fermare il crimine, ma piuttosto quale sarà il limite pattuito tra politici, cittadini e multinazionali tra efficienza e umanità.

Il nuovo ROBOCOP  ha perso il proprio corpo (compreso il cuore) ma ha mantenuto la mente: è un essere umano, strettamente scientificamente parlando, libero di intendere e di volere e sopratutto, almeno all’apparenza, capace di libertà di scelta. Il fattore umano è innegabile per poter giungere alla giustizia.

Fare parallelismi tra RoboCop di Venhover ed il ROBOCOP di Padilha non è il vero punto del film, anzi, è l’unica vera debolezza del remake: la sua ostinazione di cercare di mantenere i canoni dell’originale e riutilizzarne, male, la grafica e parte della trama. Il nuovo ROBOCOP anzi è più da intendersi come un Batman (la grafica del ‘costume’ e l’uso della moto ne sono prova) voluto dalle forze dell’ordine stesse che cerca disperatamente di trovare un punto d’incontro tra legge, politica e morale. Batman di queste cose, in linea generale, se ne frega, così il RoboCop originale… questo, è più realista, è più cosciente: è più umano.

E’ dunque un pessimo remake perché devia dai concetti originali della pellicola di Venhoeven, alleggerisce la violenza e ne diluisce la scabrosità, proponendo al suo posto invece un filone molto più metafisico, citando Asimov senza mai ammetterlo. Non poteva fare l’opposto, iniziando da Asimov e citando, senza ammetterlo, il filone di RoboCop?

Concludo ammettendo che sia un film che vale decisamente un’occhiata, sia per i fan dell’originale che non, non tanto per quello che poteva essere, ovvero un vero e proprio cinico e sanguinoso remake, ma per il suo essere una pellicola attuale, politica, anti-consumistica (in certi versi) e sopratutto, umana. Qualità che non sempre riusciamo a cogliere nei parti Hollywoodiani.