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L’ignorante 0.3 Fanculo misurarsi col mondo.



“Che non si muore per amore… è una gran bella verità…”

Dici Lucio?

Invece ti ritrovi lì, da solo, a puntare una bottiglia di vodka, liscia.

…e non è morire? …per quale amore?

Per l’altro sesso …per un sogno … per la vita che non hai, è uguale, anche per una moto, se è amore.

Per amore si muore, a volte lentamente, nel corso degli anni, senza che nessuno intorno se ne accorga, senza che nessuno intorno possa farci caso, perché non vogliamo dare avvisaglie, perchè non vorremmo far vedere o sentire, il rumore del nostro crollo dovuto alla mancanza d’amore e a volte, si muore davvero, quando si crolla.

Ma sopratutto si muore quando non riusciamo a controllare la direzione e la forza del crollo e anche se è nella natura delle persone, ed è inevitabile crollare prima o poi perché è uno dei modi se non l’unico che abbiamo per migliorare la nostra esistenza, non l’accettiamo.

L’unica differenza sostanziale forse tra noi e gli animali è la coscienza, ed è proprio lì che si creano le crepe che potrebbero farci crollare…

Perche forse sta lì la chiave e la linea sottile tra l’abisso del niente e l’andare oltre il momento di difficoltà, perché niente è più devastante di una coscienza pesante che preme sulla vita.

Niente è più devastante di una società, di una famiglia o di amici che giudicano per un eventuale tuo crollo.

E niente è più devastante del sentirsi crollati con ancora intorno un mondo che velocemente continua a chiederti di misurarti con lui e con chi ti sta attorno.

“Devo respirare… Respira. Respira. Respira.”

-Ho respirato, poi ho iniziato a camminare, con passo lento, l’andamento era in relazione ai miei pensieri.. che erano lenti… molto lenti… anzi, forse no, forse…erano veloci, si erano decisamente troppo veloci dottore.-

-Lo sa? Questa sensazione che sente ha un nome.-

-Davvero?-

-…Sì, si chiama paranoia, o sofferenza-

-Ah… forse sapere come si chiama è meglio?-

Sì..forse…Forse dargli un nome serve a collocare la sofferenza, a dargli un posto, un luogo dove appoggiarla, perchè “svegliarsi alla vita che volevi ma che non hai..“ è come trovarsi ad un certo punto con una valigia in mano pesantissima e non sapere dove cazzo appoggiarla, mentre quella continua a pesarti addosso sempre di più e tu che ti guardi intorno, chiedendo aiuto, ma nessuno ti sente, nessuno ti dice dove cazzo puoi appoggiarla… e quella pesa sempre di più,  sempre di più, finchè non trovi un cazzo di qualcuno che ti dice:

-Appoggiala qui, ti aiuto io!!-

..e tu stremato, con le ultime forze e un sospiro di sollievo riesci a scaricare quel peso.

-Adesso può fare tre passi indietro… e guardarla da lontano.-

-Era tutto lì?-

-Sì, era tutto lì.-

.. la guardi.. continua ad essere tua, perché nessuno può levarti quel peso, almeno da dentro… ma adesso l’hai appoggiato.

-Si può anche avvicinare piano piano se vuole.. non morde mica sa.-

Ti avvicini, senza avere più le braccia pesanti, informicolate, senza più angoscia, paura, la guardi per bene e adesso puoi anche urlare:

-FANCULO!-

…Sì, fanculo il misurarsi sempre con un mondo che corre, fanculo perché perdiamo per strada i valori veri, fanculo perché mi sono distratto e non ho guardato per bene un amico, un conoscente o uno sconosciuto scivolare, crollare.. .andare via.. e morire.

Fanculo.. il sentirsi non adatto, sentirsi non adatto a fare qualsiasi cosa in questo posto di merda.

Fanculo è liberatorio, fanculo ti salva la vita. A volte. Molto, a volte.

Perché comunque ci vuole sostegno…ci vuole qualcuno che riesca a dividere con te il peso di quella valigia… ci vuole quel sostegno che se non arriva dall’amore per l’amore può essere a volte sostituito dalla chimica e/o dalla solitudine, che invece allontanano sempre di più dall’amore e dagli altri.

La verità è in fondo alla vita.. e quello… è davvero andare oltre il limite..

Perché quella è la vita e potrei morire anch’io d’amore, per la vita.

Amare se stessi aiuta ad andare incontro agli altri e viceversa,

se non ti prendi cura di te, come possono farlo gli altri?

-Fanculo.-