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SOTTO LA CURVA FA LA MITRAGLIA
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Tre mesi vissuti nell’esiliato cuore spirituale tibetano



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Brian James Kingston (1990) è laureato  in filosofia e sociologia all’università di Cork, Irlanda. Dopo aver consegnato la sua tesi per il masters in Global Ethics, è partito per il Nepal, immergendosi nel cuore più vivo ed intenso del buddhismo tibetano.

L’intervista è stata tradotta dall’inglese dall’autore.

JM Sz: Cosa ti ha fatto decidere di partire per il Nepal?

Brian Kingston: Mi sono coinvolto con una organizzazione di carità irlandese che lavora con i bambini laggiù. Mio padre ci lavora da anni e sono andato a trovarlo al suo progetto. Alla fine sono rimasto per un mese insegnando inglese e poi sono tornato per tre mesi per aiutare a formare un programma di volontariato.

JM Sz: Come ti trovavi da europeo in mezzo ai nepalesi?

BK: Sono stato veramente benvenuto: la maggior parte della gente era entusiasta che stessi apprezzando il loro paese ed erano felici che non fossi lì solo per fare trekking o il turista. Difficile è stato abituarsi alle città per quanto sono sporche e caotiche in confronto agli standard europei. Il sistema stradale è delirante e hanno degli standard igienici completamente diversi in Nepal. Ma mi sono sempre sentito sicuro e protetto, i nepalesi sono generalmente molto ospitali, gentili e beneducati. E’ una sensazione meravigliosa di essere in un città così caotica, triplicata nelle dimensioni in pochi anni, e ricevere comunque gli stessi sorrisi gentili per strada. Ci sono molti turisti in certe aree della città e quelle zone sono diventate sinonimo di turisti ubriaconi, drogati ed ignoranti, quindi ho evitato la zona del tutto. Ero nella zona della città chiamata Boudhanath che è il centro del buddismo tibetano in Nepal. Era zeppa di monaci e occidentali che studiavano il Dharma, un ambiente veramente interessante.

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Qual’è la caratteristica della loro cultura che maggiormente ti ha colpito?

Il loro senso di comunità è molto più profondo di come lo proviamo noi, specialmente nei piccoli villaggi. Ma ci sono molti problemi con la crescita rapida della città. Ci sono continuamente tagli della corrente e poca concertazione sulla pulizia. Ci sono festival religiosi regolarmente che creano un’atmosfera meravigliosa di celebrazione ed unità nella popolazione. Gli Induisti e Buddisti celebrano l’uno i festival dell’altro e quindi c’è pochissima animosità. La situazione politica in Nepal è molto poco stabile ed io ero lì durante le prime elezioni in tanto tempo e c’erano costantemente manifestazioni dei partiti Maoisti in lobby per il supporto.

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Dicci una storia che rappresenta la gentilezza dei nepalesi.

Un’altra volta presi un taxi e mi misi a chiacchierare con l’autista che sapeva un pochino di inglese. Alla fine della corsa mi invitò a casa sua per cena. Così il giorno dopo sono andato da lui e ho cenato con la sua famiglia in una piccola casetta con una sola stanza. Mi offrirono una quantità di cibo e da bere impressionante e dovetti sedermi sul letto mentre loro stavano per terra perché non c’era abbastanza spazio per tutti. E’ stata un’esperienza meravigliosa.

Ti tocca dirci adesso un evento triste.

Ci sono costantemente sulle strade bambini che sniffano colla e quello è sempre triste da vedere. Molti bambini lasciano le proprie famiglie ad una tenerissima età in cerca di lavoro a Kathmandu o vengono direttamente scacciati. Altri sono dispersi, abbandonati e resi orfani dalla guerra civile ed è molto difficile passargli accanto tutti i giorni senza poterli aiutare. C’è molto poco che uno possa fare apparte dargli del cibo che normalmente rivendono per comprarsi altra colla. E’ una questione complessa ed è un constante sottofondo di miseria nella città.

Che ci puoi dire della presenza cinese?

E’ interessante che molto raramente ho incontrato qualche ufficiale cinese. Il principale indicatore dell’effetto della situazione tibetana è la grandissima presenza di tibetani che vivono in Kathmandu. In Boudhanath, nella parte est della città, c’è una grande concentrazione di monasteri tibetani, monaci e cittadini. Lì senti parlare Tibetano più che il Nepalese e riesci a sentire il dolore di spostamento e di incertezza sotto la resilienza tibetana.

 Che cosa mangiavi di solito?

Principalmente riso al curry che i locali e turisti chiamano Dhal Bat. E’ stato fantastico assaporare tutte le diverse varianti di riso e verdura che hanno là. Mangiavo anche i Momo che sono quasi la loro pietanza nazionale non ufficiale. Sono delle sottili paste riempite di verdura o carne cotta normalmente al vapore o fritte. La gente le mangia costantemente come spuntino ed io divenni un cliente regolare di un venditore di strada. Potevi comprarti un piatto intero per l’equivalente di 50 centesimi ed erano sempre deliziosi.

Hai mai pensato di non tornare?

Ho avuto l’occasione di ascoltare Choky Nima Rimpoche (un insegnate di Buddismo di alto rango) che ha tenuto per dieci giorni un corso di filosofia e meditazione buddista. E’ stato talmente inspiratorio stare in mezzo a persone che studiavano il buddismo e pensare e imparare la filosofia e pratica buddista che ho pensato di fare applicazione all’università lì, ma alla fine avevo appena finito il master e volevo prendermi un po’ di tempo prima di riniziare a studiare. Ero anche coinvolto nella scena artistica locale, dato che c’è una vibrante ed emergente cultura di poesia vocale, rap, art e creatività che riflettono i tempi incerti della città. Ero talmente inspirato da questo movimento della gioventù di Kathmandu e volevo farne parte. Ma alla fine ho deciso di tornare in Irlanda ed immergermi nell’arte irlandese emergente e l’attivismo, come Dublino che sta ritornando alla sua originale e creativa comunità artistica.

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Cosa pensi del Nepal ora che sei tornato?

E’ stato davvero difficile ristabilirmi in Irlanda dopo esser tornato. Ho un amore profondo per il Nepal, e le Himalaya sono veramente bellissime. Sono andato a fare trekking per una settimana vicino a Langtang e mi sono innamorato di quelle altissime punte bianche. Ho imparato un po’ di nepalese mentre ero lì e vorrei migliorarlo magari con alcuni membri della comunità nepalese qui a Dublino. Ero felice di lasciarmi il cibo dietro una volta che sono tornato, ma ora mi trovo a bramare momo e bhat fhal alle volte.

 Piani per il prossimo viaggio?

 In un paio di anni spero di poter tornare in Nepal e fare qualche lavoro con indreni.org e studiare più filosofia e pratica buddista. Vorrei anche esplorare di più le Hymalaya e sfruttare i magnifici paesaggi e tutte le attività che ci sono lì.