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L’ignorante1.6 Bisogna sempre ricordare



Moreno farà 81 anni quest’anno, è nato nel 1933.

Non era ancora stata inventata la Tv, non c’era la lavatrice, non c’erano il forno, la lavastoviglie e nemmeno il telefono in casa.

In quegli anni si faceva il bagno in Arno e ci si lavava pure i panni, si mangiava carne solo la domenica “perché non ci si poteva permettere”,  e si sentiva urlare dalle strade il famoso “Ce l’ho con l’olio” tipica frase di chi, con il proprio barroccio, passava la mattina all’alba per le strade di Firenze a vendere la schiacciata, unta appunto con l’olio.

E’ famoso anche il modo in cui gli veniva risposto dalle finestre. I fiorentini lo sanno bene agli altri gli lascio il dubbio.

Erano anche gli anni dei Bucaioli, cioè dei renaioli, quelli che raccoglievano la rena dal fondo dell’Arno bucandolo appunto con un remo di legno, la storia racconta che al momento del pranzo, preparato dalle mogli, venissero chiamati a mangiare con il famoso: “Buhaioli c’è le paste!”

Mussolini era già al governo da dieci anni.

La guerra era ancora lontana sei anni. Ma venti brutti sospiravano già.

Alla radio Beniamino Gigli cantava e Radio Londra parlava.

In quegli anni Firenze era ancora fatta di piccole strade, di mercati, di gente semplice ma anche di tanta povertà, San Frediano, il mio quartiere, era uno di quelli.

Un quartiere popolare, che si divideva tra San frediano e Santo spirito.

Da una parte all’altra la vita cambiava e a dividere era solo una strada, Via de Serragli.

Pensa te, solo una strada.

Un po come i muri che poi la storia ci ha fatto conoscere nel corso degli anni.

Da quello di Berlino, a quello in Palestina fino a quello di Padova.

In quegli anni una strada divideva i due rioni e i ragazzi delle due fazione spesso si fronteggiavano o comunque non si frequentavano.

Poi i confini si sono allargati e allora il nemico si spostò prima verso di là dal ponte, poi verso l’isolotto, poi verso le città vicine.

E il nemico adesso? mh. Ce lo dobbiamo inventare.

Abbiamo sempre bisogno di un nemico per poter manifestare la propria forza, anche se spesso nel manifestare odio si nasconde debolezza profonda e un insicurezza imbarazzante.

 

Moreno con i suo 80 anni e mezzo ogni volta mi insegna qualcosa in più.

Spesso è solo solidarietà nei confronti dei più deboli ed ogni volta che mi parla capisco quanto siamo indietro e di quanto avremmo bisogno di raschiare il fondo del barile per dare importanza a quello che c’è dentro al barile.

Mi racconta di sua madre che lo mandava a raccogliere le ghiande in Boboli per fare il caffè, certo… il caffè di ghiande, le macinavano e poi lo mettevano a bollire.

Oppure mi racconta di quando tritavano le bucce dei piselli, ripeto, le bucce e ci facevano la minestra per qualche giorno. Di polli naturalmente neanche l’ombra. Per la carne era una guerra.

Il riscaldamento e la luce in casa non c’erano naturalmente. Sembra di parlare di trecento anni fa. Invece lui è qui, accanto a me che mi racconta.

E mi racconta di quando un cecchino tedesco in Via Santa Monaca sparava verso Via de’ Serragli agli Italiani in coda per il pane, sparava alle persone in coda per il pane. Ripeto, sparava alle persone… in coda per il pane. Raccapricciante.

Mi racconta di quando il solito cecchino sparava a loro che si divertivano, nell’incoscienza di bambini, ad attraversargli davanti alla traiettoria di tiro.

Mi racconta di quando un fascista lo portò dai tedeschi perché voleva farlo punire per avergli risposto male e di come i tedeschi si misero a ridere e lo riportarono a casa.  Non tutti erano stronzi.

Io credo a queste parole. Come non metto in dubbio che non c’era la Tv, la lavastoviglie, il forno e il telefono.

Allora quando sento parlare di Hitler o di Mussolini e quando sento dire “Se tornasse il nonno stareste più fermi” mi viene un brivido e mi dico “si è vero, si starebbe più fermi”… ma si starebbe più fermi tutti.

Chi non paga le tasse, chi sporca, chi inveisce contro i marocchini ma poi compra il fumo da loro, chi si droga, chi beve, chi guida veloce, chi guida piano, chi non vuole gli extracomunitari però li sfrutta.

Si, si starebbe più fermi in tutti i sensi, perché dovremmo capire da che parte tira il vento a questo giro, se a questo giro gli piacerebbero i biondi o i mori.

Starebbero più fermi anche tutti quelli che la sera gli piace uscire e andare a bere per locali, quelli a cui piace la moda, anche quelli non me frega un cazzo degli altri, quelli che credono agli ufo e quelli che credono di poter stare con un piede qua e un piede là. Forse loro, sarebbero proprio i primi a morire.

Poi dipende, potrebbe deportare quelli a cui piace l’aceto perché lo odio anch’io e quelli a cui piace Maria de Filippi e Amici e quelli che tifano Juve.

Ma non può essere così.

 

Il vento del cambiamento deve soffiare dal basso, portando sempre con più forza un messaggio di solidarietà e trasparenza, verità ed onestà, rispetto e coerenza, pace e giustizia. Questi sono simboli supremi, non discutibili. Questa è la base da cui partire. Il resto sono chiacchiere da Bar.

Solidarietà e trasparenza, verità ed onestà, rispetto e coerenza, pace e giustizia.

Senza verità non può esserci giustizia, senza giustizia non può esserci pace, senza coerenza non può esserci trasparenza senza onestà non può esserci ne giustizia ne verità.. gira tutto intorno a questi valori.

Ne parlo spesso ultimamente, forse troppo, ma sempre più spesso mi trovo a confrontarmi con persone che credono che il giusto sia solo il loro. Sbattendo poi la testa e spesso rompendosela. Non siamo più bambini. Siamo adulti o no?

Franco era un signore che ho conosciuto anni fa, aveva 90 anni, quando i fascisti andarono a prendere suo fratello a casa e lo portarono via lui era un ragazzino, si ricordava di come lo trattarono e di quanto pianse, il padre era già in guerra, il fratello portato via a forza, non lo rivide mai più.

A distanza di 60 anni quando mi raccontava, piangeva come fosse successo il giorno prima… piangeva come un bambino, perché i dolori, in fondo, non passano mai per chi li vive, un figlio sarà sempre un figlio, un padre sarà sempre un padre e una vita è sempre una vita.

Seppur tremendo, amo il passato, amo non dimenticare, perché gli errori più grandi si fanno scordando gli errori già fatti e ripetendoli.

Su queste cose non si scherza, se ci scherzi non sei simpatico, sei soltanto stronzo.

Augh e buona fortuna a tutti.