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Abbiamo visto The Interview e il cinema non è esploso



Soltanto un fragoroso applauso. Nessun razzo sparato dritto il Lincoln Center di New York, dove abbiamo assistito alla programmazione natalizia di The Interview, dopo il tira e molla della Sony. Il film della discordia è finalmente approdato su 300 schermi americani (selezionatissimi) a pochi giorni dalla distribuzione on demand. Anche se in rete è un proliferare di copie pirata. Il film, bersaglio totalitario del cyberattacco targato Nord Corea, racconta la storia di un giornalista televisivo (James Franco) e del suo producer (Seth Rogen, attore e regista della commedia). I due “scemi” sono invitati dalla CIA a prendere a prestito l’intervista fissata con il leader coreano Kim Jon-un per farlo fuori, letteralmente. Con una stretta di mano che nasconde un veleno mortale.  

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The Interview

Il film, rivela CNN Money, ha incassato oltre il milione di dollari solo il giorno di Natale. Seth Rogen ha anche presenziato alla prima proiezione a Los Angeles il 24 dicembre. The Interview vale tutta questa attesa e, addirittura, l’intervento del presidente degli Stati Uniti Obama, relativamente alle minacce di attentati? Come oggetto di marketing, optiamo per il sì. Ma da un sondaggio condotto da Jeetendr Sehdev e commissionato da Variety, 7 americani su 10 definiscono la satira di Franco e Rogen “culturalmente non sensibile”. 6 su 10 si ritengono d’accordo sul fatto che The Interview non rappresenti il cinema di Hollywood né l’atteggiamento americano in una maniera ottimista e positiva. Al pubblico è stato anche chiesto di fornire un giudizio tra “proud/orgoglioso” e “intriso di vergogna”. Il 33 percento ha optato per “vergogna”. 8 persone su 10 ritengono che se The Interview fosse stata un’opera più politica e complessa (e meno volgare e cialtrona), allora gli spettatori americani sarebbero stati “più fieri”.

The Interview 2

Nei cinema di NY le proiezioni sono mediamente terminate con uno scrosciante applauso, da parte di un pubblico che va dai 14/16 ai 70 anni. I momenti migliori sono la parte iniziale – con Eminem che rivela di essere omosessuale in diretta tv e di non odiare le vecchiette – e qualche scelta musicale azzeccata, con Yuna Song, The Heavy, Ray Barretto, Jay Chou, Isaac Hayes, Lil’ Wayne. E una malsana presa in giro di Firework di Katy Perry. Quello che proprio dà la nausea, invece, è il persistere del duo Franco-Rogen sul loro rapporto omoerotico represso. Da razzetti rettali a baci in stile Signore degli Anelli. Se volevano girare una commedia omosex, potevano fare a meno di scomodare dittatori e Nazioni Unite.