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Diamond District: la maturità di “March On Washington”



Diamond District

Una volta ho avuto l’opportunità di parlare faccia a faccia con Oddisee di beatmaking, una cosa che non capita tutti i giorni.

Quello che ne è uscito fuori, è che i suoi beats li fa (o perlomeno li faceva) col mouse, senza l’ausilio di macchinari e nemmeno tastiere. Mi disse che era “l’unico modo per trasformare in suono quello che aveva in testa, senza limitazioni fisiche o dettate dall’impossibilità di saper suonare tutti gli strumenti.”

Se ripenso a queste affermazioni mentre ascolto March On Washington dei Diamond District mi rendo conto della maturità artistica degli artisti in questione.

Ma facciamo un passo indietro…era, credo, il 2009 e facemmo in modo che Oddisee, yU ed XO, in compagnia di Trek Life e Dj Quartermaine, venissero a suonare in italia. Il loro album In The Ruff, appena uscito, già s’infiltrava tra quei dischi che sarebbero stati presto ricordati come “must”.

Suoni classici, eseguiti ed interpretati in maniera magistrale, quasi fosse un post scripta da un’era hip hop che non c’è più.

Oggi, sono passati tipo 5 anni, mi trovo in cuffia questo nuovo disco (unico featuring Asheru nell’intro) che porta la situazione ancora oltre. Più che maturo…marcio. Rullanti sporchi (a ricordo di un’epoca in cui i 16 bit degli oramai sorpassati CD erano quasi un’utopia) e trascinati. Kick real, ma sempre con corpo, e una ritmica sempre diversa, che prende quasi alla sprovvista, cosa per nulla scontata in un album hip hop classico.

March on Washington front

Fondamentale è lo spazio lasciato agli emcee dalle strumentali, spesso ridotte al minimo durante le strofe per permetterci di gustare al meglio i contenuti, la metrica, il flow, l’interpretazione dei rappers, così carica di pathos da sposarsi con le atmosfere talvolta epiche, talvolta soulfull scelte nei sample di Oddisee. Pathos che s’incastra perfettamente all’evoluzione metrica di XO e yU, che si muovono sul beat con grande disinvoltura tra parti cantate (da paura la strofa di XO in “Lost cause”) o rappate coi flow più micidiali e sempre diversi. D’altronde l’esperienza accumulata coi rispettivi progetti solisti (cito solo Monumental di XO e Before Taxes di yU) non può che farsi sentire. Oddisee è forse quello più statico nel rap, poco cambiato negli anni da quel che ricordavo, a testimonianza dell’alto livello già raggiunto anni fa! Il disco riprende quel “classic hip hop” in una chiave talmente fresca che risulta apprezzabile (tornando al discorso dei flow micidiali) anche alle nuove generazioni dal rap in extrabeat. Volendo trovare il pelo nell’uovo, boccio il sample vocale ripetuto all’esaurimento in “Ain’t Over”. Il resto del beat resta comunque validissimo, e chi ha familiarità col lavoro di Oddisee avrà imparato ad apprezzare l’aspetto ripetitivo di certe sue strumentali.

Quando vennero in Italia, XO aveva qualcosa come 23 anni e un flow assassino, mentre YU era sicuramente il più pensieroso e introverso, non sul palco s’intende. Ho invece percepito Oddisee come una persona con un forte magnetismo personale, ben determinata nelle sue azioni.

Oggi, non a caso, trovo nell’evoluzione di questi ragazzi uno dei frutti più saporiti della Mello Music Group, collettivo che ruota intorno proprio alla figura, in forte ascesa, di Amir Mohamed el Khalifa aka Oddisee.

Listen!